Domenica 09 Maggio 2010 21:28

Il Codacons replica a quanto pubblicato sul nostro sito e il Movimento d'Opinione puntualizza

Scritto da Administrator
di Giorgio Prinzi Se l'obiettivo, condivisibile e da noi condiviso, era quello di chiedere regole di acquisizione oggettive, in base alle quali scegliere la filiera, o le filiere, della ripartenza del nucleare in Italia, esso non viene perseguito con citazioni ed esempi non pertinenti. Il Codacons non propone l'Fbnr (il “reattore a letto stabilizzato” di cui abbiamo parlato sul sito martedì 17 novembre; N.d.R.) come una "miracolistica alternativa" al progetto nucleare del Governo. Il Codacons – ci scrive il suo Ufficio stampa nella nota che pubblichiamo ed alla quale replichiamo – vuole solo segnalare che esistono molte alternative alla scelta proposta dal Governo, che appare rispondere ineluttabilmente a una spartizione della "domanda" nucleare tra società controllate dallo Stato, che appaiono destinate a veicolare una la tecnologia nucleare americana della Westinghouse, l'altra la tecnologia francese dell'Epr. Nella prima intervista a Striscia la Notizia (vedere precedenti sul sito; N.d.R.) il Presidente del Codacons ha ricordato che il Giornale aveva dato a suo tempo la notizia di un contratto ottenuto dalla Russia da una industria italiana di Genova per lo sviluppo di un reattore di IV generazione. Si tratta di un progetto che costituisce magna pars del progetto Elsy scelto dall'Euratom nel 2006 per la realizzazione del reattore europeo di IV generazione. L'Fbnr è un progetto che potrebbe collocarsi tra la generazione III+ e la IV poiché differisce dai reattori di III generazione per la compattezza, rispondendo al programma Small Reactors Without on Site Refuelling (Srwosr) della Iaea (piccoli reattori che vengono riforniti solo in fabbrica con riserva di combustile in pratica per tutta la vita della macchina; N.d.R.) che condivide con il programma 4th generation del Gif gli obiettivi di sicurezza intrinseca e di limitata produzione di scorie, proprio perché Without on Site Refuelling e per la limitatezza della potenza, cioè perché small. I vantaggi di tale linea di reattori sono molteplici ed essi appaiono come possibile alternativa ai grandi reattori di III generazione e a quelli di III+, come quelli "giganteschi" scelti dal Governo, la cui potenza è maggiore di quella dei reattori di terza generazione, perché altrimenti la loro costruzione risulterebbe antieconomica. Così come una alternativa è offerta dai reattori di IV generazione, la cui progettazione in taluni casi si può considerare completata, come appunto nel caso dell'Elsy, e che offrono pure il vantaggio di una dimensione ridotta, che può risultare competitiva in un ottica di architettura di energia distribuita che i reattori Aps1000 e Epr non possono consentire. I tempi di realizzazione dei reattori scelti dal Governo sono poi tutti da verificare, come la realizzazione del reattore in costruzione in Finlandia dimostra. Ad essi vanno aggiunti i tempi connessi all'acquisizione delle autorizzazioni e al "nuclear reactor siting", che potrebbero risultare molto più lunghi di quelli degli small reactors così come dei fast reactors di IV generazione. Non è chiaro perché eminenti scienziati nucleari, che hanno un passato ultraventennale nella progettazione e che hanno preso la parola dopo gli interventi del presidente del Codacons, ritengano che reattori già validati e in regola con i permessi della Iaea, che possono essere realizzati come prototipi, come quelli indicati come meri esempi dal Codacons, debbano essere ritardati per un tempo così lungo da farli ritenere una opzione futura o comunque meno attuale di quella dei reattori di III generazione plus scelti dal Governo. Basterà ricordare che dalla fissione nucleare di Hahn e Strassman, nel 1938, alla pila atomica di Fermi nel 1942 passarono solo quattro anni e solo sette dalla fissione all'impiego della bomba atomica. Eppure allora non si conosceva quasi nulla delle reazioni nucleari, anzi nel 1938 la fisica nucleare ortodossa escludeva addirittura la possibilità della fissione (scrivono Hahn e Strassman nel gennaio 1939:"Come chimici garantiamo la presenza del bario. Come chimici nucleari, e quindi coinvolti nei problemi della fisica, non siamo in grado di decidere se fare o no questa affemazione, che contraddice tutti gli esperimenti precedenti della fisica nucleare"). Oggi si ha una progettazione completa e verificata di diversi reattori di diversi tipi di quarta generazione (se tali vogliamo considerare quelle del programma Srwosr della Iaea e quelli del Gif). Ma si sostiene che non è possibile passare alla realizzazione dei prototipi e poi dei reattori industriali prima che sia realizzato il programma governativo di realizzare otto grande centrali nucleari, la cui realizzazione in altri Paesi subisce inaspettati e non previsti ritardi. Ma se anche occorresse qualche anno in più per la realizzazione di reattori intrinsecamente sicuri e con produzione di scorie limitata, non sarebbe questa una buona ragione per realizzare reattori come quelli programmati in Italia, che producono scorie radioattive per oltre il 90% dell'uranio naturale impiegato e il cui tempo di raffreddamento risulta di 350.000 anni. Il Codacons non vuole contrastare il Governo ma non rinuncia a chiedere al Governo di tener ben presente l'interesse dei consumatori e dei cittadini a fronte delle sperticate panzane propinate dai membri della lobby nucleare che arrivano ad affermare, come avvenuto Striscia la Notizia, che le scorie radioattive delle nuove centrali staranno al sicuro per un milione di anni! Ufficio Stampa del Codacons Lo sprovveduto cittadino e consumatore che leggesse la replica del Codacons senza leggere anche le nostre “controdeduzioni” sarebbe del tutto esposto nei confronti di chi dice di volere difendere i suoi interessi, e ne è in buona fede convinto per l’entusiasmo suscitato in lui per avere letto alcune frasi ad effetto dei documenti “promozionali”, evidentemente non sviscerati in ogni loro parte. Da dove cominciamo? Andiamo in ordine cronologico. Il Codacons ci spiega - ma il suo Presidente era stato alquanto laconico nella citata prima intervista a Striscia la Notizia - che il progetto futuribile a cui si faceva in essa riferimento era un reattore “acquistato” dalla Russia da un consorzio di cui fa parte un’azienda italiana leader di settore, che dovrebbe venire sviluppato nell’ambito del progetto Elsy (European Lead-Cooled System), che consiste «in the development of the Lead-Bismuth Eutectic (Lbe) technology for use in the sub-critical reactors, starting from the Russian technology for the submarine propulsion programme». Lo sforzo di ricerca e sviluppo è quello di realizzare un reattore di piccole dimensione refrigerato al piombo, partendo quello refrigerato da una soluzione eutettica di piombo-bismuto che .equipaggiava i sommergibili sovietici ex classe alfa. La citazione diretta ed inequivocabile del progetto Elsy ci consente, pertanto, di chiarire in maniera altrettanto diretta ed inequivocabile che i cosiddetti reattori di IV generazione non sono affatto macchine futuribili e miracolistiche, ma rappresentano degli obiettivi da conseguire, definiti nel 2002 in un documento citato nel mio precedente intervento dal titolo «Nucleare “pulito” sulla sfondo della bomba salsa e merengue» messo in rete lo scorso 17 novembre, partendo da concetti (nel senso di concezione, tipologie di reattori) ritenuti più promettenti, suddivisi in sei categorie. La concezione base del progetto Elsy è appunto un reattore il cui progetto iniziale venne elaborato nel maggio del 1957 dal centro di Progettazione Malakhit nell’odierna San Pietroburgo. I problemi di sviluppo si evidenziarono assai presto e richiesero una sostanziale ridefinizione del progetto nel 1963. Il prototipo di battello (K-222) dotato da questo innovativo reattore, in codice Nato denominato classe Papa, fu ultimato nel 1972 nei cantieri Severodvinsk. La produzione di serie, sette battelli classe Alfa (K-123, K-316, K-373, K-377, K-432, K-463, K-493) venne iniziata nel 1974 presso i cantieri di Leningrado e di Severodvinsk. I motivi che spinsero all’adozione di quella tipologia di reattore furono esclusivamente di carattere militare, legati alla supremazia, peraltro momentanea e fugace, nelle profondità marine. Lo sviluppo di nuove armi antisommergibili da parte della Nato rese presto obsoleti quei battelli che imperniavano la loro “invulnerabilità” sull’elevata velocità di punta significativamente superiore in immersione ai 40 nodi (si accreditano 44,7 nodi toccati ad una profondità di 800 metri) e alla forte accelerazione impressa dai propulsori che consentivano il raggiungimento della massima velocità in meno di un minuto e il suo ripristino dopo una conversione a “U” in quaranta secondi. Quel tipo di reattore consentiva inoltre di assumere l’assetto di basso livello di rumore al rilevamento sonar in tempi estremamente ristretti. Tralasciamo altre delizia di requisiti bellici, quali l’inertizzazione del reattore in caso di “incidente” che grazie al rapido solidificare del refrigerante avrebbe protetto il ridotto equipaggio (solo 27 ufficiali e 4 sottufficiali), che poteva disporre di una capsula di salvataggio con cui riemergere in superficie, da eventuali pericolose fughe radioattive. I problemi pratici rimasero e, nonostante le ripetute ridefinizioni del progetto iniziale, si verificò una tale serie di inconvenienti, compresa l’inertizzazione indesiderata del reattore in mare, che portarono alla sua radiazione dal servizio negli anni Ottanta. La classe di tutti i sette battelli venne radiata prima della fine degli anni Novanta. Questi problemi permangono ancora e il progetto Elsy è finalizzato a superarli, anche se per molti versi ne appesantisce l’onere. In primo luogo il passaggio dal refrigerante eutettico al piombo puro innalza la temperatura di solidificazione dai 125 °C ai 327,46 °C teorici da cui bisogna mantenersi congruamente più elevati. Uno dei componenti critici è la pompa che deve mantenere in circolo il “refrigerante” (piombo fuso) ad una temperatura di esercizio intorno ai 500 °C e con una velocità di efflusso intorno i 10 m/s (36 chilometri l’ora). Un circuito sperimentale di raffreddamento è stato realizzato presso il Centro Enea di Brasimone in collaborazione con la Del Fungo Giera Energia Spa (http://www.delfungogieraenergia.com/en/)e il Cirten, Consorzio Interuniversitario per la Ricerca Tecnologia Nucleare, costituito dal Politecnico di Milano, dal Politecnico di Torino dall’Università di Pisa. Promettenti risultati ha dato l’adozione del silicocarburo di titanio, una lega ceramica, che sembra resistere a quelle condizioni di esercizio. Ma l’aspetto critico sarà quella del controllo dell’ossigeno disciolto nel “refrigerante” che, qualora dovesse ossidarsi, avrebbe come conseguenza la solidificazione irreversibile dell’intero sistema. Questo genere di inconvenienti ha, come dicevamo, causato l’inertizzazione di reattori di bordo anche in mare. Ironia della sorte (absit iniuria verbis) un’altro dei passaggi fondamentali nell’ambito del progetto Elsy avverrà impiegando il reattore “Tapiro” (TAratura PIla Rapida di potenza 0) della Casaccia. Qui non si tratta, come nel progetto Manhattan, di realizzare un qualcosa che più danni faceva meglio era, l’importante era solo che facesse il botto; con i reattori di IV generazione, ma in taluni casi i progenitori sono “reattori di Neanderthal”, si cerca, come nel caso del progetto Elsy, di utilizzare le tecnologie più avanzate o di svilupparne di finalizzate per realizzare macchine commerciali sicure ed affidabili su concetti che magari qualche “problemuccio” l’hanno dato. Anche per questo i protocolli sono severi e richiedono passaggi affatto rapidi. Tra coloro che hanno richiamato a meglio valutare la problematica mi sembra ci sia anche qualche ricercatore impegnato nel progetto in questione. Questo vale comunque per tutte le tipologie della cosiddetta IV generazione in senso stretto, cioè in quelle sei elencate nella Technology Roadmap for Generation IV Nuclear Energy Systems del 2002. Francamente ignoro cosa abbia letto l’avvocato Carlo Rienzi, Presidente del Codacon nel servizio (o notizia) de “il Giornale”, a cui fanno riferimento nella loro precisazione, che non siamo riusciti a tirare fuori dall’archivio on line del quotidiano, probabilmente perché non recente e da noi non temporalmente collocabile. A noi sembra strano che il Presidente del Codacons chieda una audizione urgente al ministro per lo Sviluppo economico per renderlo edotto di una cosa pubblicata dal “giornale di famiglia” del Premier, peggio se tempo prima. In ogni caso, per la tutela dei cittadini e consumatori questo ed altro! Nella sua precisazione il Codacons richiama un concetto caro agli ambientalisti, quello della democrazia della rete. Niente di più democratico del minireattore nucleare “condominiale” della Toshiba, della potenza di 200 kW e dalla dimensioni 6,10 metri per 1,80, la cui commercializzazione in Europa era stata annunziata entro l’anno 2009. Durata della carica 40 anni. Costo del chilowattora 5 centesimi di dollaro. Il sogno di Rifkin delle piccole comunità che autoproducono energia e la scambiano tra loro potrebbe in questo modo realizzarsi. Il nucleare non richiede lo spreco di pubblico danaro per sovvenzionare forme di energia invalide ed invalidanti il sistema quali le cosiddette rinnovabili, che ci stanno dissanguando in bolletta. In Sardegna, leader dei soldi “gettati al vento” (energia eolica), le industrie a più alta intensità di energia cominciano a chiudere, con gioia dei talebani ambientalisti che vedono in tal modo ridursi l’ingiuria antropica. Ora passiamo alla seconda intervista a Striscia la Notizia, realizzata addirittura in trasferta, quindi con un onere economico. Possibile mai che tra i tanti reattori in listino il Codacons sia andato a scovare, sia pure solo a titolo di esempio, proprio un progetto quasi sconosciuto agli stessi addetti ai lavori. Anche questo riferimento è venuto fuori da una notizia di stampa? Si ha l’impressione di quello che in romanesco viene definito “una sola” affibbiata da qualcuno che aveva interesse a richiamare l’attenzione su quella che, nonostante le conclamate caratteristiche antiproliferazione, sembra invece essere una macchina funzionale alla produzione, previe modifiche non sostanziali, di plutonio con specifiche militari. Questo aspetto è stato da me approfondito in un articolo da diversi giorni inviato a L’opinione delle Libertà per la pubblicazione, per cui, nell’attesa, evito di dilungarmi sull’argomento. Rimangono due punti. Il falso problema delle scorie che è risolvibile con l’abbattimento per irradazione dei prodotti con tempi di dimezzamento (al Codacons è scappato “tempo di raffreddamento, forse perché pensava ai vaccini antinfluenzali di cui in questo periodo si è occupato) sinora solo teoricamente proposto da più Autori e di recente realizzato dai francesi che hanno dimostrato la fattibilità di ridurre il tempo di abbattimento delle scorie a un lasso dell’ordine dei trecento anni, dello stesso ordine di grandezza di quelle che attualmente trovano dimora in depositi ingegneristici, spesso solo parzialmente interrati per meglio armonizzarli con l’ambiente e renderli in tal modo ameni e fruibili come normali giardinetti. Le scorie potrebbero secondo progetti ancora in fase di studio, taluni addirittura avviati nel corso del 2009, essere più drasticamente riprocessate in altre tipologie di reattori (nuclear transmuters) con auspicata produzione collaterale di energia elettrica. Nel caso esse vengano riprocessate col solo obiettivo di diminuirne la radioattività, sarà necessario un tempo di almeno 40 anni per assistere a un calo della radioattività del 99,9%. Un ulteriore metodo in fase di studio per la trasmutazione delle scorie nucleari (ADS) si basa sull'impiego di un acceleratore di protoni di alta energia (600 MeV - 2 GeV), accoppiato con un reattore nucleare subcritico, avente come barre di combustibile il materiale da trasmutare sotto forma di MOX o altro. Anche in questo caso si ipotizza la possibilità che il sistema sia energeticamente autosufficiente, con la produzione collaterale di energia (http://www.world-nuclear.org/info/inf35.html). Se come dice il Codacons le sue prese di posizione hanno solo l’obiettivo di scegliere in maniera trasparente le filiere del ripartendo programma nucleare italiano, non si comprende perché non abbia fatto riferimento a criteri di trasparenza nelle gare di appalto tra i plurimi reattori commerciali a listino e sia andato a tirare fuori macchine ancora in fase di ricerca e sviluppo o addirittura solo sulla carta, quale il reattore a letto stabilizzato, che - lo ripetiamo - ci sembra più adatto a perseguire finalità militari, che non quelle conclamate di antiproliferazione. Giorgio Prinzi Roma: lunedì 23 novembre 2009

Aggiungi commento


Chi siamo

Il Movimento d'opinione nasce nel 1998 da un'idea di Temistocle Sidoti e Roberto Fait come...
29 Maggio 2011, 22.26

Convegni

In questa sezione potrete trovare tutte le notizie relative ai convegni realizzati da il Movimento
29 Maggio 2011, 23.32

Documenti

L'area del sito dedicata ai testi, documenti e pubblicazioni riguardanti il Movimento...
29 Maggio 2011, 23.52

Tesseramento

Informazioni utili e modulistica per partecipare attivamente alle iniziative de il Movimento Per...
30 Maggio 2011, 00.02
Testata giornalistica del PLI in attesa di registrazione al
Tribunale di Roma. Le foto presenti sul sito sono state prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio.
Per chiederne la rimozione scrivere alla redazione del sito. Le collaborazioni sono su richiesta della Direzione e,
salvo quando espressamente dichiarato dalla Proprietà, a titolo gratuito.
Testata giornalistica de Il Movimento d'Opinione in attesa di registrazione al Tribunale di Roma. Le foto presenti sul sito sono state prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Per chiederne la rimozione scrivere alla redazione del sito. Le collaborazioni sono su richiesta della Direzione e, salvo quando espressamente dichiarato dalla Proprietà, a titolo gratuito.