Domenica 09 Maggio 2010 21:30

Dietro le quinte della produzione di idrocarburi in fase di declino

Scritto da Administrator
di Redazione “il Movimento d’Opinione” La consapevolezza del declino prossimo, se non addirittura in atto, della produzione di idrocarburi ha messo in movimento una attività che non sempre si riesce a percepire dal di fuori. In atto un gioco di disinformazione e di manipolazione dell'opinione pubblica. È possibile prevedere quando il petrolio finirà? Tra i modelli previsionali a fornire i dati ritenuti più attendibili è quello elaborato a partire dal 1956 dal geologo americano Marion King Hubbert, che riuscì a prevedere, prendendo in esame una serie oggettiva di parametri relativa allo sfruttamento delle risorse, con incredibile precisione temporale il declino della produzione petrolifera statunitense, che coincise con la prima crisi degli inizi degli anni Settanta. Il metodo è stato in anni recenti applicato da più studiosi si scala mondiale e ha portato, nonostante le numerose incertezze sui dati disponibili, al convergente risultato che il picco di Hubbert, se non già raggiunto e superato in questo primo decennio del nuovo millennio, è comunque assai prossimo. L’elevata attendibilità di questa analisi spiega i diversi tentativi di ricercare soluzioni al problema, quali la drastica riduzione dei consumi, che comunque consentirebbe di continuare a dipendere dagli idrocarburi e a garantire notevoli profitti a chi ne detiene il controllo, o rilanciare in maniera massiccia l’opzione nucleare, con il controeffetto negativo per i produttori, gli estrattori e commercializzatori di idrocarburi di vedere raffreddata la domanda e, di conseguenza, vedere contrarre i loro profitti. Ben si comprende al riguardo come l’informazione in materia sia intenzionalmente manipolata e filtrata, in modo da indurre comportamenti e condizionare scelte altrimenti proponibili se il dibattito fosse aperto e trasparente. Tra le interpretazioni plausibili in questo contesto, c’è anche quella che si stia seriamente pensando a trovare nello sviluppo di reattori in grado di inertizzarsi (solidificarsi e fungere al tempo stesso da schermo protettivo contro possibili contaminazioni dell’ambiente) in caso di grave incidente navale, al limite un naufragio, da impiegare su navi a propulsione nucleare alternative alle attuali a propulsori alimentati da fonte fossile. È, ad esempio, una chiave di lettura dello sforzo di ricerca per reattori di piccola taglia nel quadro dello sviluppo di reattori cosiddetti di IV generazione, quale quello di origine navale, originariamente adottato da una classe di sommergibili della Marina sovietica, che oggi costituisce la base di partenza su cui sviluppare il “progetto Elsy” di cui in questo sito abbiamo diffusamente parlato replicando ad una precisazione del Codacons relativa a un dibattito innescato da alcune dichiarazione dell’avvocato Carlo Rienzi, suo Presidente, a Striscia la Notizia. In questo modo, spacciando come miracolistiche talune soluzioni che in realtà servono a risolvere problemi specifici, quali l’evitare la contaminazione in caso di naufragio di una nave a propulsione nucleare, si attivano a loro sostegno i sodalizi a valenza sociale e persino quelli spiccatamente ecoambientalisti, pregiudizialmente contrari all’opzione nucleare. Su taluni retroscena innescati dietro le quinte dalla consapevolezza che l’era degli idrocarburi è ormai prossima, se non lo è già, in fase di declino, il Movimento d’Opinione segnala un articolo sull’argomento a firma di Terry Macalister, pubblicato su “the Guardian” e successivamente ripreso e tradotto in italiano. A seguire i collegamenti web su cui leggerlo in versione originale o in lingua italiana. Il Movimento d’Opinione Roma: martedì 1 dicembre 2009 Terry Macalister Fonte: www.guardian.co.uk Link: http://www.guardian.co.uk/environment/2009/nov/09/peak-oil-international-energy-agency Versione italiana: Fonte: http://codenamejumper.wordpress.com Link: http://codenamejumper.wordpress.com/2009/11/12/le-stime-sulle-riserve-del-petrolio-sono-false

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