Domenica 09 Maggio 2010 21:34

Donato Robilotta: il coraggio di parlare chiaro sul nucleare

Scritto da Administrator
di Antonio Biddau Bisogna parlare chiaro all'opinione pubblica sulla questione energetica e sull'opzione nucleare. I soldi che la Regione Lazio ha demagogicamente gettato al vento. L’ex assessore all’Ambiente della regione Lazio Angelo Bonelli, che ha operato una miniscissione dal neopartito di Vendola ed ha riproposto un movimento pseudo ecologista semiclandestino, nella ricerca spasmodica di una qualche visibilità s’è scatenato in una serie di proclami contro il governo perché il ministro Scajola avrebbe approvato la proposta dell’Enel, peraltro non confermata, di individuare alcuni dei siti, dove installare le future centrali atomiche, nelle località di Montalto e Latina nel Lazio, di Caorso e di Trino Vercellese. A lume di logica sembrerebbe trattarsi di una scelta razionale perché tali luoghi furono già prima dell’insano referendum del 1987 considerati come sedi idonee per la collocazione di impianti nucleari. A Bonelli, naturalmente, ha fatto eco un suo compagno di partito, l’attuale assessore all’Ambiente del Lazio Zaratti, che - è opportuno non dimenticarlo - fra gli innumerevoli demeriti politici, di cui ama senza alcun ritegno fregiarsi, annovera anche quello di essersi a suo tempo irresponsabilmente opposto, ad imitazione del suo mentore, l’ex deputato. Pecoraro Scanio, alla centrale a carbone di Torre Valdaliga, riconosciuta anche dai tecnici stranieri come un modello di alta tecnologia, che è in grado di fornire a regime più del 25% dell’energia necessaria alla regione Lazio. I due esponenti di un ambientalismo ideologico, diligenti allievi del mai obliato ex ministro dell’Ambiente, secondo notizie di stampa evidenziare come il governo non avrebbe tenuto in debito conto le competenze regionali, regolate dalle modifiche apportate dal governo Prodi al “Titolo V” della Carta costituzionale che ora assegna parte delle competenze decisionali in materia energetica proprio alle regioni. Per strana coincidenza lo stesso giorno sul Messaggero il Presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha risposto di fatto alle loro argomentazioni affermando in maniera estremamente chiara ed incontrovertibile: «Bisogna rompere vecchi tabù come quelli del nucleare e soprattutto i tanti, troppi incroci interditivi centrali e locali in cui questo Paese smarrisce la sua capacità realizzativa». Il ministro Scajola, in un intervento a Capri del 3 ottobre scorso, ha tenuto a sottolineare che la politica energetica al pari della politica estera e della sicurezza deve essere attribuita in via esclusiva allo Stato; ed ancora il ministro Prestigiacomo ha posto con decisione l’urgenza di rivedere l’assurdità delle competenze concorrenti fra Stato e Regioni previste dal titolo quinto nel settore dell’approvvigionamento energetico. Se si vogliono liberare per quanto riguarda l’energia i processi decisionali, inerenti le grandi scelte strategiche, che condizionano in maniera determinante la vita della Nazione dai mille ostacoli burocratici creati da norme costituzionali confuse e dai ricatti dei sedicenti ambientalisti, che nel Lazio gestiscono disgraziatamente ancora la politica regionale, è necessario ed urgente: 1) rivedere l’articolo 117 della Costituzione, eliminando l’incongruenza delle cosiddette “competenze concorrenti“; 2) alle prossime elezioni mandare a casa, a tenere compagnia a Marrazzo, Bonelli, Zaratti, Montino e tutto il sodalizio che in questi anni ha amministrato nel peggiore dei modi la regione Lazio Nel Lazio, come nel resto d’Italia, l’energia elettrica costa il 35% in più rispetto alla media europea. La dottoressa Marcegaglia ha indicato nell’abnorme prezzo dei prodotti energetici, basati essenzialmente sul fossile pregiato, una delle cause principali delle difficoltà concorrenziali dell’industria italiana per cui diventa urgente la diversificazione degli approvvigionamenti; pertanto, secondo il Presidente di Confindustria non si può prescindere dal nucleare e dal carbone, il cui prezzo complessivo verrebbe ad essere di gran lunga più basso di quello dell’olio combustibile e del metano .Il costo medio del chilowattora elettrico in Italia, che dipende per l’80% dall’acquisto all’Estero di idrocarburi, è di 5,6 centesimi di euro, con un esborso complessivo annuo di circa 12 miliardi; in Francia (grazie agli impianti nucleari) risulta essere di 3,3 centesimi di euro ed in Germania, che ha puntato sulle centrali a carbone, di 2,7 centesimi. La totalità degli operatori economici italiani, a parte gli speculatori dell’eolico e del fotovoltaico, alcuni dei quali già finiti in galera, per quanto riguarda il nucleare concorda con le decisioni del Governo. Anche la maggioranza delle forze politiche di destra e lo stesso PD (escluso Montino e qualcun altro della minoranza interna come Marino e la Serracchiani) approvano l’operato di Scajola. Ma Montino ed i suoi sodali “verdastri”, che uso hanno fatto dei poteri conferiti loro dalla modifica prodriana del titolo quinto, quali iniziative concrete suggeriscono in sostituzione delle demonizzate centrali nucleari che dovrebbero essere installate a Latina ed a Montalto di Castro? L’attuale facente funzione di Presidente della Giunta, il simpatico Esterino Montino, che - ricordiamo - già durante la lontana campagna elettorale comunale del 1991, volendo dimostrare di essere un uomo natura, legato alla terra e di sani principi bucolico-ecologici, inondò la città di manifesti nei quali si autodefiniva bracciante agricolo, suscitando l’ilarità dei romani, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni riportate dalla stampa: «Siamo nettamente contrari e ci opporremo in ogni modo ed in ogni sede alla realizzazione nel territorio della Regione Lazio di due centrali nucleari, così come sembra ipotizzato dall’Enel. La sfida del futuro non e' il ritorno al nucleare ma quella delle energie rinnovabili». Va preso atto che le perentorie affermazioni di Montino sono sicuramente coerenti con la folcloristica e per certi aspetti umoristica impostazione politica - di chiara impostazione “verdastra” - che è alla base della proposta di deliberazione n.70 del 23.07.2008, avente per oggetto l’approvazione del Piano Energetico Regionale, presentata in giunta da Zaratti ed avallata, oltre che da Marrazzo al quale auguriamo sinceramente di rimettersi al più presto ma lontano dalla Pisana, anche da Montino, che in tal modo ha dimostrato di essere politicamente succube della peggiore demagogia pseudo ambientalista. Non sorprende che i cervellotici progetti, previsti dal piano regionale approvato nel luglio 2008, si riferiscano guarda caso proprio alle zone di Latina e Civitavecchia-Montalto; è come se la maggioranza di sinistra alla Regione, cosciente che le ubicazioni più logiche per l’installazione di impianti nucleari non possono essere che quelle già individuate prima del 1966, avesse voluto in qualche modo mettere le mani avanti. Coerentemente con il piano energetico regionale, approvato dalla Giunta, a Montalto, proprio in contrapposizione ai progetti nucleari del governo Berlusconi, sta per essere portato a termine il più grande impianto fotovoltaico a terra d'Italia con una potenza nominale di 240 MW che produrrebbe però, trattandosi di megawatt di picco (la potenza erogata alla massima insolazione a mezzogiorno del solstizio d’estate), una quantità di chilowattora pari, ma probabilmente decisamente inferiore, a quella fornita da una normale centrale atomica o a carbone di soli 27 Mwe. Poca cosa rispetto ad esempio ad una potenza di 2 GW, quale quella della centrale a carbone di Torre Valdaliga. .L’impianto FV, inoltre, verrà a costare quasi 4 volte di più di una centrale nucleare, avente però una capacità reale di 240 MW e una produzione preventivata non inferiore a 1.576.800.000 chilowattora annui. A Civitavecchia, inoltre, il primo dicembre è stato inaugurato il “Parco Idrogeno” della regione Lazio. Apprendiamo dai giornali che il sindaco di Civitavecchia Moscherini ed un soddisfatto Zaratti sono saliti su un autobus ad idrogeno che - hanno dichiarato - dovrebbe essere il simbolo del futuro energetico del Lazio. Hanno anche spiegato ai giornalisti presenti all'iniziativa chiamata Power Lab, che si tratterebbe di una specie di laboratorio, alimentato da pannelli solari, turbine eoliche e gassificatore a biomassa, avente per scopo la ricerca el’innovazione per la produzione di idrogeno con un obiettivo sinergico ben preciso di ottenere energia pulita e risparmio energetico (sic!). Altro che il nucleare, i cui progetti - ha concluso al termine della divertente gita Zaratti - sono ancora fermi alla terza generazione. Probabilmente Zaratti ignora che il prezzo dell’idrogeno per far viaggiare gli autobus e le auto di Civitavecchia al momento è di 1,42 euro/km mentre il gasolio costa 0,38 euro/km, che il rapporto energia/peso non garantisce autonomia decente, che non esiste in Europa una infrastruttura capillare di rifornimento e che la che potenza è del tutto insufficiente per cui le auto ad idrogeno possono muoversi solo su terreno pianeggiante. Per quanto riguarda la provincia di Latina, dove dovrebbe sorgere l’altra centrale nucleare del Lazio, sempre conformemente alle scelte politiche nel settore energetico della maggioranza di sinistra, il primo febbraio è stata firmata una convenzione fra Zaratti e l’Università La Sapienza (Dipartimento Info-com) per la realizzazione a Cisterna di un progetto denominato Pomos (acronimo di Polo Regionale per la Mobilità Sostenibile) per lo studio di veicoli a propulsione elettrica ed a biocarburante. Una delle realizzazioni più prestigiose previste nell’ambito del progetto Pomos sarà - incredibile ma vero - “Ventotene ad emissione zero di CO2”. Sempre a Latina, in collaborazione con l'ENEA, dovrebbe essere inoltre installata una centrale solare da 35 MWe, che sarebbe in grado di produrre solamente la miseria di 35.000 MWh l’anno, mentre una centrale a carbone o nucleare di uguale potenza avrebbe la capacità di fornire 305.000 MWh., con costi di impianto incomparabilmente inferiori. In conclusione, secondo la giunta momentaneamente presieduta da Montino, il Lazio per quanto riguarda l’approvvigionamento elettrico starebbe a posto grazie alle geniali iniziative intraprese a Latina e nella zona di Montalto-Civitavecchia e, quindi, la regione potrebbe tranquillamente prescindere dal diabolico nucleare e, se dipendesse da Zaratti, anche dal carbone di Torre Valdaliga. Tenendo conto anche dei costi sostenuti per l’altro curioso progetto, ideato dalla fertile fantasia di costoro e cioè dell’incredibile “ Polo Solare Organico” ai frutti di bosco, Zaratti ci ha fatto sapere che la regione Lazio negli ultimi quattro anni ha investito nelle iniziative sostenibili, bioprogressiste ed antiberlusconiane (c’entra in ogni modo), che, gira che ti rigira, ruotano comunque sempre intorno al fotovoltaico, all’eolico, alle biomasse , all’idrogeno ed ultimamente agli specchi di Archimede, la bellezza di 240 milioni di euro. 240 milioni di euro gettati al vento! Va ricordato, in vista della campagna elettorale del 2010, che al termine dell’assemblea pubblica del 10.novembre 2009 il compagno Donato Robilotta, presenti i socialisti Stefania Craxi e Carlo Vizzini, ha opportunamente invitato il PDL del Lazio a pronunciarsi responsabilmente senza equivoci e senza tentennamenti a favore dell’installazione di impianti nucleari nella nostra regione. Speriamo che i dirigenti del Partito della Libertà non si nascondano per opportunismo elettorale dietro l’ipocrita e patetica parola d’ordine tanto di moda fra i politicanti da strapazzo di destra e di sinistra: NIMBY (acronimo di “Not in my back Yard” Non nel mio giardino Antonio Biddau Circolo “Bettino Craxi” di Roma Roma: domenica 27 dicembre 2009

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