Domenica 09 Maggio 2010 21:39

La problematica del convegno de "il Movimento d'Opinione" sulla ripartenza del nucleare in Italia

Scritto da Administrator


di Giorgio Prinzi

Poche delle domande poste ai relatori da "il Movimento d'Opinione" hanno avuto risposta, in un confronto a volte persino aspro e spigoloso, alieno dal ricercare posizioni comuni convergenti Le mie posizioni sono note, ma il mandato che mi è stato dato nell’ambito dell’organizzazione di questo convegno mi impone in questo momento una posizione terza, tanto che mi presento con la qualifica neutra di operatore dell’informazione e non con altre più caratterizzanti e peraltro fortemente schierate.Difficilmente inoltre mi servo di un testo scritto, che la posizione di terzietà, anche se non lo impone, questa volta lo rende comunque opportuno Se oggi siamo qui è perché, ancora sotto l’onda emotiva del disastro di Chernobyl del 26 aprile 1986, l’elettorato italiano l’8 e 9 novembre 1987 si espresse per l’accoglimento di tre quesiti referendari, che venne interpretato, per decisione politica, come espressione di una volontà contraria a quella opzione.Il problema non è giuridico, ma di opinione pubblica, quindi di accettazione sociale del ritorno a costruire centrali elettronucleari e a produrre energia elettrica per loro tramite. La legge referendaria, inoltre, venne modulata sull’allora lacerante questione dell’introduzione del divorzio nel nostro ordinamento. L'articolo 38 della suddetta legge 352/1970 prevede esplicitamente che, se l'esito è stato contrario all'abrogazione di una legge o di sua parte (si pensava al divorzio), essa non può essere oggetto di una nuova consultazione referendaria prima di 5 anni. Nulla dice su analogo vincolo per il Legislatore, che buon senso farebbe ritenere riflessivo, anche se non mancano, in assenza di una esplicita norma, plateali esempi di vanificazione a brevissimo tempo dell’espressione referendaria della volontà popolare. Da quella consultazione oggi sono passati più di 22 anni.Il fatto giuridico nuovo è semmai la modifica del cosiddetto “Titolo V” della Costituzione, che ha assegnato alle Regioni competenze in materia energetica. Dal conflitto tra Governo e le Regioni che, rivendicando questa competenza, si oppongono alla localizzazione di siti nucleari nel loro territorio, si potrà uscire solo con una chiara ed inequivocabile sentenza della Corte Costituzionale, oppure con la riformulazione del “Titolo V”. La questione è in parte giuridica, in parte di determinazione politica. Non risolve, però, l’aspetto del consenso sociale, che per essere tale deve essere informato e consapevole.Questo è stato il mandato conferitomi con enfasi dal Presidente Temistocle Sidoti, quando mi ha chiesto di organizzare un incontro tra i più qualificati e significativi sostenitori delle opposte tesi, in modo che dal confronto diretto tra le loro opinioni potesse emergere un quadro, sia pure sfaccettato e non risolutivo, di riferimento convergente, se non condiviso. Ringrazio per la pronta ed entusiastica risposta quanti condividono la mia opinione in materia; ringrazio l’amico Vicepresidente Maurizio Navarra che è stato l’ariete per l’altro fronte, dove non ho lo stesso ascendente. TABELLA DEI PIU' GRAVI INCIDENTI ENERGETICI NEL MONDO TABELLA SULLO STATO DELL'ARTE DEI REATTORI NEL MONDO TABELLA PERMANENTE (SINOTTICA) DELL'ENERGIA Agli uni e agli altri chiediamo ora di aiutarci a chiarire quei punti e quei timori che rendono difficile il consenso dell’opinione pubblica verso la ripartenza del nucleare nel nostro Paese.L’energia nucleare è davvero tanto pericolosa, oppure essa è sicura e, nell’ipotesi, in che cosa consiste questa presunta o conclamata sicurezza? Inoltre, hanno ragionevole fondatezza le attese di una più avanzata sicurezza su concetti e criteri che potranno essere disponibili nel futuro? Quale è stato il reale danno del disastro di Chernobyl? Le cifre accreditate sono estremamente divergenti, da solo poche decine di vittime a centinaia di migliaia, quasi una catastrofe planetaria. Perché vengono affermati e sostenuti dati che sembrano oggettivamente inconciliabili? Qual’è stato il reale impatto ambientale del disastro? Taluni sostengono che l’area in prossimità sia divenuta una sorta di succursale degli inferi; altri minimizzano al punto da affermare che zone emblematiche e frequentate, quali ad esempio Piazza San Pietro, hanno un fondo significativamente superiore alla “zona mortale” di Chernobyl. Quali sono i dati effettivamente misurati?Altro tema che molto spaventa l’opinione pubblica è quello delle cosiddette scorie nucleari. Sono un problema irrisolto e irrisolubile oppure esistono soluzioni accettabili? È vero che all’approccio classico del cosiddetto “confinamento” viene oggi proposto un loro abbattimento in una sorta di inceneritori nucleari grazie all’azione di fasci accelerati di particelle? Si tratta solo di studi, di ipotesi di lavoro o vi sono risultati concreti e dimostrati?Ed ancora, il nucleare è economicamente conveniente? Lo sono o possono diventarlo le cosiddette fonti rinnovabili?Ammesso di rilanciare massicciamente il nucleare, non si porrà poi anche un problema dell’esaurimento dell’uranio? Come nel campo dei fossili dove c’è il petrolio, il gas naturale e il carbone, per il nucleare esistono più tipi di combustibile ed, eventualmente, quali differenti problemi involvono?In ultimo, ma non certo un meno inquietante interrogativo. Esiste una demarcazione tra nucleare civile e militare o tra i rischi dell’andare nucleare non c’è anche quello di accrescere il rischio di proliferazione?La parola ora ai nostri gentili ospiti, in attesa che dal dibattito delle loro contrapposte opinioni emergano, se non risposte definitive ed esaurienti, almeno degli squarci di luce che rendano meno problematica e più comprensibile la questione a quanti sono venuti per ascoltarli e porre loro tante altre domande, oltre da quelle da noi qui poste come spunto al dibattito.

Ingegner Giorgio Prinzi Consigliere Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti

Roma, 3 marzo 2010

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