di Giuseppe Filipponi
“Molto denaro pubblico,poca energia”. Il fallimento dell'energia solare e eolica in Spagna. Rapporto integrale del Prof. Gabriel Calzada, Università Re Juan Carlos di Madrid. Il governo degli Stati Uniti, come altri governi occidentali, ha spesso menzionato la Spagna come un esempio di politica di successo per la "green economy". Ciò che viene taciuto di questa politica è che se qualsiasi altro governo occidentale, seguisse esempio spagnolo avrebbe bisogno di massicci sussidi governativi per tenere a galla le imprese dell'energia solare e dell'eolico i cui effetti sono stati devastanti. Secondo uno studio condotto dal Prof. Gabriel Calzada, professore di economia presso l'Università Re Juan Carlos di Madrid, nel marzo scorso, ogni nuovo posto di lavoro "verde" è andato a discapito di almeno due vecchi posti di lavoro nel settore privato. Inizialmente quando Calzada e il suo team pubblicarono lo studio in questione, furono denunciati come anti-patriottici per essersi schierati contro la "rivoluzione solare". Lo stesso governo spagnolo però ammise tranquillamente, il 20 aprile, che il crescente deficit creato dalle sovvenzioni per il solare aveva messo a repentaglio la stabilità finanziaria del settore dell'energia spagnolo. Quando il governo fu poi costretto a ridurre le sovvenzioni del 30 per cento e a mettere un tetto alla costruzione di nuovi impianti solari, l'intero settore è crollato. Senza le sovvenzioni, ha spiegato Calzada, l'industria delle energie rinnovabili spagnole semplicemente non esisterebbe. Anche dopo aver ricevuto l'equivalente di 43 miliardi dollari in sussidi, l'energia solare rappresenta ancora meno dell'1 per cento del totale dell’energia elettrica spagnola. Il problema ora è che le bollette elettriche stanno salendo, e le industrie ad alta intensità energetica hanno iniziato a spostare i loro impianti in Malaysia e in Brasile per sfuggire gli alti costi dell’energia elettrica e la disponibilità di potenza sempre meno affidabile. La Spagna ha la peggiore prestazione dell'economia nell'Unione europea e, nonostante il suo sostegno massiccio alle energie rinnovabili, rimane il più grande violatore del Protocollo di Kyoto. Il tasso di disoccupazione - tra cui migliaia di ex lavoratori "verdi" - è ora arrivato al 20 per cento e aumenta velocemente. Questa è la nazione che vogliamo emulare? 22.03.2010 - “Molto denaro pubblico,poca energia (2)” Il fallimento del fotovoltaico e dell'eolico in Germania. Rapporto integrale dell'RWI Abstract: Il fascino di una fonte più rispettose dell'ambiente, abbondante e a basso costo ha portato un numero crescente di paesi industrializzati a sostenere con un finanziamento pubblico le energie rinnovabili, solare e eolico. L'esperienza della Germania in questo campo è spesso citata come un modello da replicare altrove, essendo basata su una combinazione di misure che risalgono a quasi due decenni. Uno studio della Rhineland-Westphalia Institute for Economic Research (RWI) di Essen, Economic Impacts from the Promotion of Renewable Energy Technologies, The German Experience, ha riletto criticamente l'efficacia di queste misure, incentivi basati su pagamento a privati di forniture elettriche prodotte da impianti fotovoltaici o eolici, Act (EEG), concentrandosi sui suoi costi ed effetti: la creazione di posti di lavoro, lo stimolo all'economia, la protezione del clima. Il rapporto mostra che a fronte di una massiccia spesa pubblica i risultati conseguiti sono stati molto modesti, sia sul fronte occupazionale, sia su quello economico e ambientale. Pertanto, anche se la politica tedesca di promozione delle energie rinnovabili è comunemente presentata dai media come un "fulgido esempio per il mondo "(The Guardian 2007), l'esperienza del paese mostra che è vero il contrario. Altri governi europei prima di emulare la Germania nel varare politiche di promozione delle energie rinnovabili dovrebbero esaminare attentamente il rapporto della RWI che qui presentiamo integralmente (pdf), è valutare fino a quale misura sia possibile sostenere finanziariamente, con denaro pubblico, fonti energetiche che non potrebbero competere sul mercato in assenza di tale sostegno.
Roma, 5 Aprile 2010








