Sarà un caso, ma da quando i Verdi fanno politica, e di sinistra, abbiamo davvero chiuso con le autostrade, sospesa la TAV, annullato il ponte sullo Stretto, congestionate le strade, creato i pomeriggi ecologici e...reso noto al mondo quanto siamo cretini.
E’ un luogo comune generalmente accettato il paragone fra la circolazione sanguigna del corpo umano e il sistema dei trasporti in un Paese. Quando si verificano strozzature e il sangue non circola più od il suo afflusso è fortemente diminuito, il cervello ne risente, il corpo ne soffre e, spesso, se non muore, riporta gravissime lesioni che ne impediscono la funzionalità.
Se questo paragone è vero, il sistema dei trasporti in Italia non solo è prossimo al collasso ma addirittura già impedisce la perfetta circolazione delle persone, delle merci e dei servizi, non solo da noi ma anche e soprattutto, rispetto all’Europa.
Il disastro delle non politiche condotte dai Governi del dopoguerra ad oggi è sotto gli occhi di tutti.
Dalle ferrovie ai trasporti aerei, dalle autostrade alle vie d’acqua, dalle infrastrutture portuali marittime a quelle aeree, dalla viabilità ordinaria al cabotaggio, siamo alle soglie di un disastro economico che ci separa dall’Europa e non ci unisce nel Mediterraneo. Se poi vogliamo parlare di acquedotti e di reti telematiche, il caso è analogo.
Un’insipienza generale e l’assoluta mancanza di una visione strategica a medio lungo termine hanno influenzato i vari governi della Repubblica.
< Ferrovie: nel 2006 il volume delle merci trasportate è risultato inferiore a quello precedente all’ultima guerra mondiale. I passeggeri, specie sul percorso adriatico e su quelli meridionali, vivono fra ritardi, pulci e furti di bande incontrollabili. I trasporti veloci sono una chimera, senza parlare della TAV le cui contese in Val di Susa hanno reso noto al mondo quanto siamo cretini. Già con il referendum sul nucleare la voce s’era sparsa ma ci potevano essere ragioni “ecologico – morali” più o meno accettabili, ma con la TAV abbiamo rinnovato e consolidato la fama.
Il vantato tratto Roma – Napoli funziona per poche decine di chilometri, il resto è solo in alto mare. Ma chi non ricorda le polemiche agitate dai sindacati perché il treno si fermasse anche a Colleferro? La TAV, nello spirito di questi signori, doveva diventare una specie di accelerato per i pendolari. Altro che trasporti veloci in concorrenza con le linee aeree! Francia, Spagna, Germania e Regno Unito sono collegate con treni che sfiorano i 300 km all’ora. Da noi, invece, il caldo fa rallentare i treni, perché si deformano i binari. La differenza è tutta qui. Il caldo può dare alla testa ma l’Europa, per un Paese marginale come l’Italia, il cui commercio è soprattutto europeo, è sempre più lontana.
I nostri trasporti merci vanno su gomma visto che le Ferrovie sono inutili. Intasano le strade, moltiplicano gli incidenti, usurano il poco dell’asfalto che ANAS ed Autostrade riversano spesso sui percorsi. In più inquinano, non da noi (i nostri ecologisti non se ne accorgono), ma in Austria ed in Svizzera, dove dobbiamo chiedere e pagare permessi di transito.
Fatte le prime autostrade negli anni 60, si è bloccato qualunque sviluppo ulteriore. Addirittura si è fatta una legge per impedire di costruirne di nuove. Le strozzature del sistema stradale sono sotto gli occhi di tutti, nel Nord, nel Nordest, tra Salerno e Reggio Calabria (ma perché quest’ultima autostrada è tanto disastrata? Come è stata costruita? È stata mai fatta qualche inchiesta?). Non parliamo del traffico urbano, della Genova – Sestri, dell’Autostrada del Sole, dove la Bologna – Firenze è da cardiopalma veicolare. In compenso, però, abbiamo salvato i cipressi di Bolgheri. In Sicilia, poi, a parte la beffa del ponte sullo Stretto, c’è un’autostrada da Palermo a Messina che naviga tra i lavori da circa vent’anni. Altro che sviluppo delle infrastrutture di trasporto!
Invece, per quanto riguarda le linee aeree, siamo in una situazione migliore perché qui, almeno, il collasso è evidente. L’Alitalia, in pratica, è decotta, tra scioperi e privilegi. I suoi dirigenti continuano a sparare tariffe da circo, rispetto alle altre compagnie concorrenti. Già da tempo andare e tornare da New York costava meno che andare e tornare da Roma a Milano. Ma i voli low cost non erano noti alla dirigenza Alitalia. Non sapevano che l’Unione europea aveva liberalizzato il traffico aereo, non immaginavano che i passeggeri potessero preferire altri voli, altre tariffe, altre compagnie. Quando s’è trattato di risparmiare hanno soppresso i pasti a bordo e distribuito noccioline. Non è colpa loro: vivevano in un altro pianeta, quello dei politici e dei sindacati di categoria. Come possono essere considerati colpevoli? Il contribuente continua a pagare una farsa aerea ed amministrativa. Quousque tandem, signori del governo?
In un mondo che si globalizza sempre di più ci siamo permessi due hub, a Malpensa oltre che a Roma. Con quale criterio si sono gettati al vento migliaia di miliardi per costruire non nella capitale, ma a Milano, una struttura farraginosa, malfunzionante, remota dalla città? Per dare un contentino alla Lega od a Formigoni?
Parliamo, invece, d’infrastrutture portuali: zero. E pure, l’Italia è un attracco naturale per tutto il grande traffico marittimo internazionale. Basterebbe poco per valorizzare le strutture esistenti da Gioa Tauro (prima aranceto, poi V polo siderurgico ed adesso solo porto, ma non molto frequentato) a Genova, a Civitavecchia, a Venezia, a Palermo, a Taranto. Dov’è un piano delle infrastrutture portuali pronto a recepire le necessità del traffico marittimo internazionale? Dobbiamo aspettare Marsiglia e Barcellona per correre, tardi e male, ai ripari?
Da ultimo, gli acquedotti. Tra il 40 ed il 60% dell’acqua immessa nella nostra rete si disperde per via. Non stupisce, perché molti tratti risalgono all’Impero romano. L’acqua è una risorsa preziosa, unica per la vita e per l’industria. Perché non si pone mano ad un piano per il rifacimento della rete, per il miglioramento della distribuzione (ad Agrigento e dintorni l’acqua arriva nelle case una o due volte a settimana), per la conservazione ed il riciclo delle acque?
Sarà un caso, ma da quando i Verdi fanno politica, e di sinistra, abbiamo chiuso con le autostrade, sospesa la TAV, annullato il ponte sullo Stretto, congestionate le strade, creato i pomeriggi ecologici, dove tutti stanno fermi per poi ripartire, tutti assieme, all’ora di chiusura del rito. Hanno creato solo intralci e problemi per il rischio d’inquinamenti, spesso più mentali che fisici. Come si può continuare con questo infarto verde che condiziona e rende impotente qualunque persona che abbia a cuore le sorti di questo Paese?
Stelio Venceslai