Domenica 09 Maggio 2010 21:45

Una miniera a cielo aperto: Rifiuti e Ricchezza

Scritto da Administrator
Impotenza governativa, arroganza dei verdi, certa maleducazione collettiva, camorra: un mix micidiale che consente agli utilizzatori dei rifiuti urbani di arricchirsi senza spendere nulla ai danni dei cittadini che beffati lavorano per loro differenziando i rifiuti e pagando la tassa ai Comuni !! La questione dei rifiuti solidi urbani appassiona da qualche tempo le scene politiche, specie a fronte dell’insoluto problema campano. Si può fare della facile ironia sulla totale incapacità degli amministratori locali i quali sembrano, da anni, colti all’improvviso dall’emergenza rifiuti, come se solo da loro ci fosse questo problema. Ma, a fronte delle infinite soluzioni efficacemente adottate da tutte le altre amministrazioni locali, in Italia e nel mondo civile, Napoli sembra essere su di un altro pianeta. Malcostume, camorra ed insipienza politica, oltre a molta maleducazione collettiva, ne fanno un esempio molto negativo. D’altro canto, l’impotenza governativa e l’arroganza dei verdi completano un quadro piuttosto spiacevole per l’immagine dell’Italia. Ma, nella realtà , la questione dovrebbe essere impostata in modo diverso, considerando l’insieme delle possibilità positive offerte da una moderna ed accorta politica dei rifiuti solidi urbani-RSU. I rifiuti si classificano in due grandi categorie: industriali ed urbani, a parte quelli nucleari e quelli sanitari, i cosiddetti rifiuti pericolosi, che esigono un trattamento completamente diverso. Per i rifiuti industriali, bene o male, salvo vistose eccezioni in genere dovute al progresso tecnologico (vedi diossina od amianto o mercurio) esiste una legislazione piuttosto funzionale. Per quelli urbani, invece, il discorso è profondamente diverso. I rifiuti possono essere,in genere, di materiale organico, metallico, plastico, di carta o di vetro. Esistono al mondo tecnologie capaci di sceverare tra loro i rifiuti, con vari metodi, per scuotimento, per peso, con tunnel d’aria, con campi magnetici. Tutti questi materiali, convenientemente trattati, rientrano nel ciclo di produzione industriale come materie prime secondarie. I materiali organici possono essere trasformati in concimi od in mangimi, i prodotti metallici, (suddivisi in ferrosi e non ferrosi) vanno in fonderia, la plastica, convenientemente lavorata con aggiunta di PVC, può essere trasformata in sacchi per spazzatura od in tubi da irrigazione, la carta va alle cartiere per essere riciclata, i rottami di vetro entrano come componente parziale nella fusione del vetro e così via. Questa è l’industria del riciclaggio, che a sua volta comporta tutta una serie d’innovazioni, logistiche, chimicofisiche, producendo materiali nuovi riciclabili oppure imballaggi anch’essi riciclabili. In sostanza, gli RSU sono materie prime secondarie e le città sono delle miniere a cielo aperto di materie prime rinnovabili. A fronte di questa situazione, in Italia, i produttori di RSU pagano le tasse ai Comuni e sono tenuti alla raccolta differenziata, i Comuni pagano chi preleva i rifiuti che vanno o nelle discariche od ai termoincineratori od all’industria e gli utilizzatori di questi materiali pagano poco o nulla. Al contrario, il ciclo dovrebbe essere esattamente l’inverso. Il rifiuto è prezioso e l’industria dovrebbe pagare le materie prime secondarie ai trasformatori degli RSU, che, a loro volta, dovrebbero provvedere a ritirare gli RSU ed a trasformarli, pagando il Comune che non dovrebbe tassare i produttori di RSU e, cioè, le famiglie che producono questa ricchezza. L’industria del riciclaggio è un fattore importante dell’innovazione. La continua ricerca, specie aerospaziale, sulle leghe e sui nuovi materiali compositi apre prospettive di sviluppo particolarmente interessanti dal punto di vista sia tecnologico, sia energetico, sia economico. I nuovi materiali si stanno espandendo in tutti i settori, dall’edilizia all’aeronautica, dall’automobilistica agli oggetti di consumo, con peso minore, resistenza maggiore, alto tasso di riciclabilità , minore inquinamento ambientale. Per un Paese post industriale come il nostro, questo è uno dei campi dell’avvenire. Ma se ne preoccupa qualcuno? No. Si continua a giocare tra veti e contro veti, fra Verdi ed altri ambientalisti e s’impone ai cittadini di fare loro la raccolta differenziata quale nuovo toccasana. Ma perché? I cittadini producono ricchezza e pagano per essa, inoltre devono raccogliere i rifiuti e smistarli, loro. Perché? Non è affar loro, ma di coloro che vi possono lucrare. Si continua a scaricare sul privato compiti ed attività che non sono dei privati. Cosa fanno le Amministrazioni locali? Solo il trasporto. Fra poco ci chiederanno di fare anche il trasporto. Ma, allora, cosa fanno le Amministrazioni? Perché pagare se i servizi non sono resi e spetta ai cittadini di fare pressoché tutto? Ed infine, perché in Campania si deve pagare le tassa sui rifiuti quando non c’è, palesemente, alcun servizio pubblico? Quando si evoca lo sciopero fiscale, occorre ricordare che a fronte di servizi non resi non è legittimo pagare tariffe a babbo morto. Stelio Venceslai

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