Domenica 09 Maggio 2010 22:01

Laicità. di Vincenzo Ribet (seconda parte)

Scritto da Administrator
E' veramente neutrale il divieto di esposizione in Spagna del Crocifisso nelle aule scolastiche? Il giudice di Valladolid... ...ha ordinato la rimozione dalle delle scuole spagnole perchè non è religiosamente «neutrale» un crocifisso alla parete di un'aula scolastica. (seconda e ultima parte). Veniamo al tema portante della sentenza: la laicità, che l’iter logico della sentenza in esame pone in stretta relazione con il simbolo. Scrive infatti il C.di S. che il problema della presenza del crocifisso tra gli arredi scolastici va affrontata attraverso la verifica della compatibilità delle norme di legge che la prevedono, con i principi oggi ispiranti l’ordinamento costituzionale dello Stato, “ed in particolare con il principio di laicità”. Cito testualmente: “Al riguardo, più volte la Corte costituzionale ha riconosciuto nella laicità un principio supremo del nostro ordinamento costituzionale, idoneo a risolvere talune questioni di legittimità costituzionale”. Devono infatti essere ricordate tra le tante pronunce, quelle riguardanti norme sull’obbligatorietà dell’insegnamento religioso nella scuola, o sulla competenza giurisdizionale per le cause concernenti la validità del vincolo matrimoniale contratto canonicamente e trascritto nei registri dello stato civile. “Deve tuttavia essere ricordato che il principio della laicità non è espressamente citato nella nostra Carta fondamentale; ma esso si può evincere dalle norme fondamentali del nostro ordinamento. E la Corte Costituzionale lo trae specificamente dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione”. Proseguendo il ragionamento, il Consiglio sostiene che la laicità, benché presupponga e richieda ovunque la distinzione fra la dimensione temporale e la dimensione spirituale e fra gli ordini e le società cui tali dimensioni sono proprie “non si realizza in termini costanti nel tempo e uniformi nei diversi Paesi, ma, pur all’interno di una medesima "civiltà", è relativa alla specifica organizzazione istituzionale di ciascuno Stato, e quindi essenzialmente storica, legata com’è al divenire di questa organizzazione”. Da questa premessa (la laicità non è uno schema astratto ma è l’attuazione di norme definite) viene quindi esaminato il problema della legittimità della esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche verificando se l’esposizione del crocifisso sia lesiva dei contenuti delle norme fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, che danno forma e sostanza al principio di "laicità" che connota oggi lo Stato italiano. Seppure le premesse paiono ineccepibili, maggiori obiezioni si possono fare nella successiva attuazione pratica del concetto: quando entra nel merito del significato del crocifisso. Scrive il CdS: “È evidente che il crocifisso è esso stesso un simbolo che può assumere diversi significati e servire per intenti diversi; innanzitutto per il luogo ove è posto”. Nel senso più esatto il simbolo religioso dovrebbe essere, come “segno di riconoscimento”, una cosa semplice che indicasse o ricordasse qualcosa di più complesso, ma ovviamente sottinteso. Fatta questa premessa, così prosegue la sentenza: “In un luogo di culto il crocifisso è propriamente ed esclusivamente un "simbolo religioso", in quanto mira a sollecitare l’adesione riverente verso il fondatore della religione cristiana. In una sede non religiosa, come la scuola, destinata all’educazione dei giovani, il crocifisso potrà ancora rivestire per i credenti i suaccennati valori religiosi, ma per credenti e non credenti la sua esposizione sarà giustificata ed assumerà un significato non discriminatorio sotto il profilo religioso se esso è in grado di rappresentare e di richiamare in forma sintetica immediatamente percepibile ed intuibile (al pari di ogni simbolo) valori civilmente rilevanti, e segnatamente quei valori che soggiacciono ed ispirano il nostro ordine costituzionale, fondamento del nostro convivere civile”. Quindi, sostiene il C. di S. essendo il crocifisso memoria e rappresentazione dei più alti valori civili (tolleranza, giustizia ecc.) “potrà svolgere, anche in un orizzonte "laico", diverso da quello religioso che gli è proprio, una funzione simbolica altamente educativa, a prescindere dalla religione professata dagli alunni”. Questo è il punto centrale, ed ancora citiamo testualmente: “Ora è evidente che in Italia, il crocifisso è atto ad esprimere, appunto in chiave simbolica ma in modo adeguato, l’origine religiosa dei valori di tolleranza, di rispetto reciproco, di valorizzazione della persona, di affermazione dei suoi diritti, di riguardo alla sua libertà, di autonomia della coscienza morale nei confronti dell’autorità, di solidarietà umana, di rifiuto di ogni discriminazione, che connotano la civiltà italiana. Questi valori, che hanno impregnato di sé tradizioni, modo di vivere, cultura del popolo italiano, soggiacciono ed emergono dalle norme fondamentali della nostra Carta costituzionale, accolte tra i "Principi fondamentali" e la Parte I della stessa, e, specificamente, da quelle richiamate dalla Corte costituzionale, delineanti la laicità propria dello Stato italiano”. Se fino a questo punto si può ancora concordare con il filo logico del C.di S. la sua successiva affermazione desta molti e giustificati dubbi: “nel contesto culturale italiano, appare difficile trovare un altro simbolo, in verità, che si presti, più di esso, a farlo; e l’appellante del resto auspica (e rivendica) una parete bianca, la sola che alla stessa appare particolarmente consona con il valore della laicità dello Stato”. Tuttavia, questo è il vulnus del ragionamento, indicando solo due soluzioni il Giudice sostiene la più verosimile senza tuttavia approfondimento alcuno. Nella scuola si formano le giovani generazioni, perché non deve essere esposto un simbolo che ricordi i valori fondanti di libertà, eguaglianza e rispetto che connotano la nostra civiltà? Perché pretendere che lo Stato e i suoi organi si astengano dal fare ricorso agli strumenti educativi considerati più efficaci per esprimere i valori su cui lo Stato stesso si fonda? Perché non affermare i valori espressi dalla Costituzione sottolineandone il loro alto significato? Ma il crocifisso riporta ai valori della Costituzione o è più semplicemente il simbolo di una religione? Questo è il punto fondamentale: il CdS apre le porte ad un dibattito politico e culturale nel quale è lecito far sentire la propria voce. E’ indubbio che il valore o l’interpretazione di un simbolo possa cambiare con il tempo: il fascio littorio anticamente rappresentava l’autorità del Console romano, ed in definitiva di Roma stessa attraverso le verghe (simbolo della punizione corporale) e la scure (simbolo della pena capitale, quindi del potere sulle cose e sulle persone di Roma. Oggi il fascio rimanda puramente e semplicemente al fascismo. Ma come cambia l’accezione comune del valore e del significato di un simbolo? Vengono alla mente le tre regole della comunicazione per Platone: comprendere il problema, comprendere l’uditorio, spiegare il problema rettamente inteso in relazione all’uditorio. Ciò posto, appare assai affrettato il mutamento dei termini e di interpretazione operato dal C. di S. è infatti lecito chiedersi se un bambino delle elementari vedendo il crocifisso si ponga queste sottigliezze relative al “luogo ove è posto”, o se assai semplicemente, associ ciò che vede dietro al cattedra al crocifisso che vede normalmente nelle chiese. Ma soprattutto è lecito chiedersi quale alunno, durante l’ora di insegnamento delle religione cattolica, scorga qualche differenza tra il crocifisso che porta al collo il prete che insegna e quello affisso sulla parete. In conclusione: i simboli possono cambiare senza dubbio significato (o può cambiare la loro comprensione) nel tempo, ma non è con tratto di penna che ciò avviene. Il CdS ritiene (a nostro avviso giustamente) che debba esservi un simbolo che riporti e trasmetta i valori fondanti della nostra civiltà; tuttavia se il crocifisso in sé è senza dubbio espressione di una sola religione soprattutto in Italia, quali possono essere i simboli che potrebbero meglio rappresentare una giusta esigenza? Il pensiero politicamente corretto vorrebbe senza dubbio una parete nuda per non rischiare di non offendere nessuno o che nessuno sia “tagliato fuori”. Ma in subordine, anche altri elementi rappresentativi del pensiero occidentale possono essere proposti: la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino che come tutti sanno proclama come riassunto e compendio della Rivoluzione francese Libertà Uguaglianza Fratellanza (assieme al Codice napoleonico questa sono le basi della nostra civiltà). Od anche la Dichiarazione internazionale dei diritti dell’Uomo dell’organizzazione degli Nazioni unite. Certo è che nessuno di questi due possiede la valenza, il significato e la profondità simbolica di quello che può essere l’unico simbolo efficacemente esposto: la croce. Non il crocifisso, ma la croce è in realtà l’unico simbolo unificante. Peraltro la croce è il più universale tra i simboli elementari, non solo in ambito cristiano. Già prima del cristianesimo essa era colma di significati (essere umano stilizzato, viandante che raggiunge la meta: forma umana stilizzata, anche il paradiso biblico, con i quattro fiumi che da es¬so hanno origine, fu rappresentato in forma di croce). In conclusione, il CdS è sicuramente nel giusto quando individua un elemento simbolico che dia continuità ai valori fondanti della nostra società nell’insegnamento agli studenti, ma forse erra avocando a sé la diversa interpretazione di un simbolo strettissimamente connesso dalla popolazione italiana ad una ben specifica Chiesa. Tuttavia apre un dibattito che non deve essere ignorato. Sia per dare la diversa interpretazione del crocifisso, ove ciò sia possibile, o per sostituirlo con altro e più riconosciuto simbolo. Dibattito che può essere portato (e perchè no?) anche in sede legislativa. Vincenzo Ribet

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