L’identità culturale è un elemento centrale nella pratica artistica. Fare Arte è, tra le altre cose, portare in essere la comunità. In questo modo, i legami tra gli individui si fanno attuali attraverso il discorso comunicativo e l’insieme emerge più della somma delle sue parti.
L’arte è quindi intrinseca alla creazione di soggetti sociali e politici, ma è anche in possesso della capacità di criticare quegli stessi organismi dall’interno. L’opera d’arte presenta sia un elemento positivo e costruttivo sia un elemento contro e rivoluzionario: queste due forze ruotano l’una intorno all’altra.
In un sistema sociale sempre più complesso da un punto di vista amministrativo e burocratico, che opera a livello locale, nazionale, europeo e internazionale, il ruolo dell’arte nel costruire e nel criticare la società è di vitale importanza. E’ l’arte che dà voce ai sistemi che creiamo e innalziamo.
L’Arte è un sogno dedicato al futuro. Un’ultima roccaforte di ideali utopistici: Bellezza e Libertà. In questo senso, l’Arte è centrale in ogni sogno d’Europa.
Che cos’è l’Europa? Presa alla lettera, questa domanda prevede solo due risposte: in primo luogo, che l’Europa è una superficie. Ciò, in sé, rimanda solo a un nome proiettato su un pezzo di terra, e può essere cambiato a piacimento (si noti che la Russia - in questo senso - si troverebbe saldamente in ambito europeo, con la fine della Guerra Fredda); in secondo luogo, che l’Europa è un raggruppamento politico - anche se pure questa è una proiezione, in un certo senso, essendo interamente dipendente dal valore assegnato a delle firme su dei trattati.
La denominazione d’Europa è un atto di fede, tanto quanto la denominazione dell’arte è un atto di fede.
Si potrebbe osservare che il primo, denominazione geografica di ciò che l’Europa sarebbe in ogni caso, è sempre vassallo del secondo. L’Europa, in entrambi i sensi, è una fantasia - un errore anche, che, agli occhi cinici di un accorto politico, può essere usato e abusato per il proprio tornaconto, anche se questo, statene certi, si potrebbe dire di qualsiasi unione fra le nazioni. Al contrario, tuttavia, si potrebbe argomentare che proprio il suo essere basata su una proiezione puramente mentale è ciò che dà all’Europa il suo fascino. Molti di noi si aspettano qualcosa dall’Europa - che rappresenta un concetto di libertà che è all’origine della democrazia e della cultura europee, l’Antica Grecia, con il suo impegno per la verità filosofica, la cittadinanza e la giustizia.
Da allora, il fondamento della moderna democrazia europea, probabilmente iniziato con la rivoluzione francese, ha acquisito via via gli ideali di responsabilità sociale, uguaglianza e libertà. E’ questo sogno che, per molte persone (da notare che molti non sono stati così fortunati da crescere all’interno della relativa sicurezza offerta dalla democrazia sociale di stampo europeo), definisce l’Europa.
Naturalmente, i confini geografici di tale Stato europeo (che è, chiaramente, uno stato d’animo, e un sogno) sono definiti solo nella misura in cui si ritengano necessari. Non dovremmo lasciare che un così alto ideale di giustizia escluda l’una o l’altra etnia o alcun gruppo politico o religioso dall’ambito di discussione: e ciò, in ultima analisi, invita a prendere in considerazione un modello multiculturale di Europa che già prospera in molte aree urbane; ciò porta, anche, e a rivalutare l’interazione dell’Europa con i paesi al di fuori dei suoi attuali confini: l’Europa, sempre che significhi qualcosa, dovrebbe diffondere il sogno europeo, e chiamare questo sogno Libertà. L’europeismo, di conseguenza ,diventerebbe superfluo di fronte ad un internazionalismo realizzato senza secondi fini.
Il defunto artista tedesco Joseph Beuys una volta ipotizzò, nel corso di una tavola rotonda cui partecipavano altri eminenti artisti europei, che l’Europa avrebbe bisogno di una Cattedrale tutta sua - una Cattedrale per l’Europa tanto quanto San Pietro, per esempio, è una cattedrale per il cattolicesimo. Prendendo come ragionevole tale richiesta, si potrebbe chiedere, vent’anni dopo quell’affermazione, a quale denominazione e/o religione dovremmo dedicare la Cattedrale. Tale edificio darebbe luogo a conflitti più che ad unità. Meglio forse, alla luce del fatto che una cattedrale richiede una certa proiezione psichica dell’idea di congregazione per funzionare su tutti, rendere l’Arte la Cattedrale, la casa, il luogo ideale in cui i sogni di unità trovano fondamento, e sostituire le nozioni di Europa, e di Cattedrale, antiquati termini associati con imperialismo culturale e gerarchia, con Arte.
Mike Watson
Roma, 20 Maggio 2009