Impressioni spontanee raccolte da uno spettatore commosso da un film tutto da vedere.
Ci credereste o no, questo è un film veramente divertente! Dan Brawn ci aveva già deliziato con una bellissima parodia della storia con il Codice da Vinci, del resto. Ottimi incassi, libro e film di cassetta a comprovare che la cultura, la cultura vera che non è facile prendere in giro facendo passare per vero ciò che vero non è, nella nostra epoca contemporanea, cosa riservata a pochi. Ma, come dicevano i venditori di una volta nei mercatini rionali “Venghino venghino signore e signori che qui si fanno affari d’oro!” Infatti affari d’oro, presumo, faranno l’autore, l’editore ed il produttore cinematografico.
Eppure la cinematografia americana, quando vuole, ammannisce agli spettatori ricostruzioni storiche perfette ed ineccepibili come ad esempio quella del film “Salvate il soldato Ryan” dove financo le buffetterie e le armi dei soldati americani e tedeschi sembrano perfettamente autentiche. Qui, in questo film, errori ed orrori si accavallano l’uno sull’altro come in una gara all’ottenimento del peggio e l’approssimazione delle ricostruzioni gareggia con l’esilità della trama.
Provare per credere. Una chicca divertente: a Piazza S. Pietro forze di polizia italiane intervengono in ordine pubblico indossando l’elmetto “Friz” ed una assolutamente improbabile tenuta da combattimento, c’è un Camerlengo che non è, a giudicare dall’abito, neppure un semplice Monsignore, c’è una Piazza S. Pietro che non è Piazza S. Pietro, c’è la Gendarmeria Vaticana che scorrazza armata, forse insieme a guardie svizzere in borghese, per la città coprendo in tempi risibili distanze sesquipedali ed impegnandosi addirittura in un conflitto a fuoco ed altre amenità ancora che invito chi va a vedere questo film, chiaramente umoristico, a contare e catalogare.
Il dollaro è il dollaro, si sa. Ha il suo peso e la sua importanza e così, sulla forza del dollaro, un ottimo cast di attori (tra i quali Tom Hanks), cerca fino all’ultimo di sostenere il film per lo meno offrendo una recitazione all’altezza: è, forse, l’unico elemento che compensa lo spettatore del costo del biglietto. La storia è, sembra impossibile ma è così, ancora più improbabile di quella del Codice da Vinci e taglia giù con la grazia di un’accetta Vaticano e Cardinali per poi ricomporli in modo raffazzonato, come chi affronta un puzzle incastrando i pezzi tra loro con la forza delle martellate.
Io, però, mi sono commosso ed ho corso il rischio di scoppiare in un pianto disperato: all’uscita del film nessuno, proprio nessuno, rideva di gusto anzi riteneva di avere visto un bel film, perfino. O tempora, o mores! Un particolare che non deve sfuggire. Non mi sono mosso dalla mia (comoda!) poltrona e sono rimasto seduto fino alla lettura dei titoli di coda. Mi chiedete il perché? Ma è semplice, elementare Watson, l’aria condizionata era regolata benissimo ed ho goduto di un paio d’ore buone di vacanza dalla calura di questi giorni!!
Maurizio Navarra
Roma, 30 Maggio 2009