di Maurizio Navarra
Le erogazioni a pioggia, senza alcun criterio di oggettiva valutazione sono illogiche e persino anche controproducenti.
Molte, moltissime autorevoli voci si sono levate per contestare il “giro di vite” che ha praticamente stretto ancor di più i cordoni delle borse della Pubblica Amministrazione che in questo settore non è mai stata molto “splendida”. Quasi un bavaglio all’arte ed a tutte le sue variegate e variopinte manifestazioni. Da quelle più “importanti” perché legate ad iniziative che fanno capo a nomi illustri a quelle più modeste che sono legate a persone poco o punto conosciute o ad iniziative locali, di piccole realtà territoriali. Il Governo, volendo (e dovendo) risparmiare a tutti i costi attacca il cittadino anche dalla parte dei “circenses”, ovviamente dopo aver ridotto notevolmente la capacità di tutti di disporre del “panem” necessario.
Ma. Il nostro Governo, centrale o periferico poco importa, sta elaborando una politica definita e definibile della cultura e dello spettacolo? Se questa programmazione esiste, perché, di grazia, non viene esternata con tutta la chiarezza che questo argomento merita? La politica della distribuzione “a pioggia” dei contributi – non bisogna dimenticarlo – è una linea politica definita che definire inadeguata è, forse, un errore. Finanziare la cultura è sempre un investimento. I contributi distribuiti senza guardare troppo per il sottile – è questo un concetto sacrosantamente vero - a volte andranno sprecati letteralmente, a volte serviranno a portare avanti iniziative del tutto velleitarie, a volte saranno una sorta di carità che finisce nelle mani di affamati saltimbanchi. A volte, però, questi contributi elargiti con apparente disinvoltura finiranno per portare avanti la sperimentazione, per valorizzare e formare giovani talenti, per far arrivare la cultura lì dove normalmente non arriva, ovvero nelle periferie estreme e nelle zone dove il disagio sociale è più forte.
Si finanzi, allora, la qualità. Si finanzi la novità, l’ideazione e le scuole, si rendano facilmente accessibili e fruibili agli operatori di cultura spazi attrezzati e si affronti il rischio anche di coprire le spese di iniziative che sono poste sul capo non solo di professionisti. Si abbia il coraggio di agevolare, non è poco, tutto quel vero e proprio esercito amatoriale che compone quella fascia di cultura diffusa in assenza della quale non esiste cultura. Si chiami chi ha ottenuto finanziamenti a rendere conto non solo formale e fiscale delle iniziative e magari si arrivi a costruire un albo nel quale inserire gli elementi più “virtuosi”, ovvero tutti coloro che sono capaci di fare, di fare molto magari impiegando poco o impiegando soltanto l’indispensabile. Si evitino i bandi di concorso che siano soltanto “fabbriche di carta”, bandi magari diramati con poca pubblicità e con tempi di adempimento per la presentazione dei programmi talmente “corti” e/o talmente “mirati” da far dubitare (solo dubitare, per carità!) che qualcuno ha già deciso graduatorie e giudizi.
Il nostro Paese ha artisti e organizzazioni in grado di produrre cultura e bellezza: il Governo lavori facendo del tutto per non disperdere questi valori.
Maurizio Navarra
Roma: domenica 2 agosto 2009