di Maurizio Navarra
Un dubbio amletico sul perché anche i "maghetti" subiscano gli effetti fisici del passare del tempo.
Dire “fantastico” di questo film vorrebbe dire che tutti gli obiettivi che regista e produzione si erano prefissati sono stati raggiunti. In effetti, Harry Potter è così famoso che è quasi pleonastico specificarlo, si tratta di un film fantasy che si propone di essere fantastico in quanto svolto interamente nel mondo della magia.
Non si scherza. Siamo arrivati al sesto film di una vera e propria saga ideata dalla Rowling e che sembra non voglia terminare più … finché gli incassi del botteghino lo permetteranno. L’unica cosa che non riesco ancora a capire è se il nostro maghetto cresca in età perché così aveva stabilito l’autrice o perché cresca in età Daniel Radcliffe, l’attore che lo rappresenta. Un interrogativo intrigante, e di non facilissima soluzione.
La trama scorre perfettamente nel solco tracciato già dal primo episodio e sembra procedere sicura sul binario del treno fantastico che porta al castello di Hogwarts, se è vero che l’autrice della saga avrebbe concepito il tutto proprio nel corso di un suo viaggio in treno. Quindi magia “bianca” contro magia “nera”, lotta del bene contro il male e senza avere preoccupazioni e patemi d’animo: alla fine (ovviamente all’ultimo episodio) vincerà il bene ed il nostro bravo Daniel potrà, insieme con i suoi amici, finalmente uscire dal suo personaggio e dimostrare di essere un attore valente per altre cose.
Ebbene il film è davvero un’orgia di effetti speciali, efficaci e ben costruiti: l’unica osservazione da fare al regista David Yates è quell’atmosfera gotica cupa e greve che a volte diviene opprimente oltre ogni misura. Eppure il tema principale dell’episodio che dovrebbe caratterizzare questo allevamento di maghi e maghetti dovrebbe essere l’amore, i primi amori ed amorazzi di allievi maghi che hanno però raggiunto l’età adolescenziale nel corso della quale certi pruriti si avvertono con grande chiarezza. Potenza della magia, veramente! Tutte queste pulsioni che sconvolgono inarrestabili cuore, fisico e menti di tutti gli adolescenti del mondo si concludono per lo sfortunato Harry in un bacio talmente casto che di più non si potrebbe. Eppure durante la narrazione il giovane Mago ha bevuto il filtro della fortuna che rende possibile e realizzabile tutto! Evidentemente si tratta proprio di un mago e non di un ragazzo normale … altrimenti chissà quanti guai avrebbe combinato. E poi. Accidenti di un accidenti! Harry è o non è il protagonista? È’ o non è il prescelto? E allora perché a lui non tocca Hermione che è indubbiamente la più carina e la più preparata delle allieve maghette? Mi sono lasciato trascinare da un pensiero “babbano”, forse. Eppure noi babbani, è fuori discussione, abbiamo la mente più allenata su certi argomenti e sappiamo creare senza l’aiuto di nessuna bacchetta magica atmosfere tali che … via, un po’ di memoria e ci renderemo tutti conto che Harry nei nostri confronti è un dilettante!!
Un film godibile, che vale il prezzo del biglietto. Non è poco! L’unica osservazione da fare è una certa lentezza (vorrebbe essere solennità?) dei ritmi e la considerazione che il film non mi pare proprio adatto ad essere apprezzato dai giovanissimi, categoria di spettatori che dovrebbe primieramente fruire questo tipo di prodotto. O sbaglio?
Maurizio Navarra
Roma: 4 agosto 2009