Domenica 09 Maggio 2010 22:14

Escort tota nostra est

Scritto da Administrator
di Alfredo Martini L'autore illustra come anche il termine anglosassone di recente introduzione giornalistica di "escort" in realtà sia, come per i termini manager e computer, il ritorno di un latinismo scomparso nel nostro linguaggio comune. Come la satira, il genere escort è una creazione originale latina. Il barbarismo escort, dal verbo inglese to escort: scortare – accompagnare, deriva dal latino scortum, i, sostantivo neutro, che significa: meretrice, sgualdrina. Giovenale, Sat. III, vv. 134-135 «at tu, cum tibi vestiti facit scorti placet» (se ti prende voglia di una bella cortigiana elegante) conferma l’uso latino del sostantivo. La traduzione di scortum con il sostantivo cortigiana è coerente con il “dovuto rispetto” che i traduttori di Luciano di Samosata, Giovenale e Marziale riservavano ai lettori, ma, in un epoca in cui i giornali considerano l’attività di escort propedeutica all’accesso in mignottocrazia, cancellare i termini mignotta e puttana dai modi di dire della lingua italiana, e dal romanesco in particolare, è quanto meno delittuoso. La funzione sociale delle scorta (neutro plurale di scortum) veniva svolta nelle cauponae (tipico albergo osteria dell’antica Roma) come risulta da una iscrizione che riporta un dialogo tra un cliente che ha chiesto il conto e il caupo. Caupo (l’oste) : «un sestiario di vino e pane, un asse; companatico, due assi». Avventore: «Va bene». Caupo: «La ragazza (scortum) otto assi». Avventore: «Anche questo va bene». Caupo: «Fieno per il mulo due assi.». Avventore: «Questo mulo mi manderà in rovina!». Le scorta erano di “rango” diverso dalle prostitute che popolavano i lupanari, esattamente come le escort che, attualmente, riempiono le pagine dei giornali e che incarnano il ruolo di moderne rappresentanti di una categoria che è sempre esistita. Può cambiare la denominazione, cortigiane, meretrici, mignotte, puttane, donne di piacere, ma la sostanza è sempre la stessa: vendono il loro corpo per denaro. E allora perché non chiamarle in italiano; è forse volgare?, Il termine puttana è “consacrato” nella Basilica di san Clemente nella famosa frase «Fili de le pute, traite!». È il suffisso –ana che indica un significato dispregiativo (vedi mammana, la levatrice degli aborti) che, aggiunto a putta (ragazza), si deforma in puttana. Anglicizzando il termine, forse per nobilitarne la professione, si perdono i modi di dire della lingua italiana come: finire a puttane (finire male), essere un figlio di puttana (essere un mascalzone), mandare a puttana: mandare in rovina. La gravezza romanesca si ritrova nei Sonetti di G. G. Belli nei sonetti 930 (La puttana e ‘r pivetto); 484 (La puttana protetta); 387 (La puttana sincera) e 617 (Puttaniscizzia). Nel romanesco è anche di frequente uso il sinonimo mignotta. L’origine del vocabolo Miggniotta (è questa l’esatta pronuncia romanesca) si fa risalire ad una popolare interpretazione del vocabolo matris ignotae, apposta sui registri anagrafici del passato, abbreviata in m.ignotae. È, in altri termini, la conseguenza secolare dell’abbandono dei minori. Una tradizione popolaresca, più garbata, attribuisce l’origine del termine ad un Vittorio Demignot, arazziere della Manifatture Reale degli Arazzi, che si era assunto l’incarico di addestrare i trovatelli ospiti dell’Istituto S. Michele, nella difficile arte di disegnare tessendo. Demignot considerava i suoi allievi come suoi figli, da qui «figli di Demigot » che, nel rude linguaggio di quartiere, vennero ribattezzati come « fiji de miggniotte ». Nel romanesco la distinzione tra mignotta e puttana è sostanziale: nascere figli di una mignotta, significa avere come cognome Proietti; sentire definire la propria madre puttana era un insulto da lavare con il sangue. Fijo de puttana era (perché, se frutta er Ferari!) una delle più gravi ingiurie del romanesco, in quanto offensiva della figura della madre era considerata l’educatrice, la protettrice, la consolatrice. Da mignotta, quindi, deriva quel termine di recente “coniazione” mignottocrazia che definisce chi si concede per ottenere l’accesso in politica, con inevitabili strascichi televiso-giornalistici che, in confronto, il processo a Frine, l’etèra per eccellenza, si fece in tribunale, ora per una escort si mobilitano politici, giornalisti, opinionisti… La conclusione è che cortigiane, etère, mignotte, puttane o escort, semper mihi ignotae sunt. Alfredo Martini Roma: mercoledì 7 ottobre 2009

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