Domenica 09 Maggio 2010 22:15

Un appello che ci giunge dal web

Scritto da Administrator
di Redazione Riceviamo e pubblichiamo, sia pure se con qualche perplessità, un appello ad opporsi ad una presunta censura nei confronti di un film di interesse culturale attuale. Siamo rimasti a lungo perplessi se pubblicare la notizia riportata a seguire, che ci è giunta attraverso il passaparola della rete. Ci sembrava e ci sembra una notizia più finalizzata al lancio commerciale del film, che la denunzia di una vera e reale forma di censura. Nonostante il permanere in questa convinzione, abbiamo deciso di riportare la notizia sul nostro sito. Pur non essendo in grado di valutare la qualità artistica e culturale di una pellicola che non abbiamo visionato, riteniamo la tematica che tratta attuale e degna di riflessione, non certo perché la realtà del mondo cattolico sia oggi quella a cui fa riferimento il film, bensì perché quelle forme di regressione culturale, di oscurantismo e di demonizzazione della donna sono ancore presenti e forti in altre realtà religiose e culturali e tendono a diffondersi anche da noi veicolate da minoranze non autoctone. Lasciamo in coda alla notizia l’appello, che non abbiamo firmato proprio perché convinti che si tratti di un’operazione commerciale, a firmare contro la presunta censura. I nostri navigatori decidano in autonomia. La notizia In Italia si vuole bloccare il film "Agorà" di Amenabar, che narra la storia della filosofa Ipazia, la filosofa vissuta ad Alessandria d'Egitto fra la fine del IV e l'inizio del V secolo.Ipazia diffondeva la grande cultura greca ed educava alla cittadinanza (agorà) mediante lo studio. Insegnava filosofia, matematica, astronomia. Un'anomalia doppiamente insopportabile: era una donna e per giunta pensava. Scomoda soprattutto al cattolicesimo apostolico romano, che in alleanza col decadente impero romano, aveva ottenuto nel 380 l'editto di Tessalonica con cui lo Stato diventava il braccio armato che perseguitava quanti non si conformassero ai dogmi cattolici.Ipazia con cocci taglienti venne fatta a pezzi, gettati per spregio ulteriore nel "cinerone" dove si bruciava la spazzatura. I suoi assassini erano monaci fanatici ed analfabeti al seguito del vescovo di Alessandria, Cirillo.Questa figura di donna scomoda, apprezzata e stimata dai colti, ma difforme dal mito mariano che lo stesso Cirillo stava contribuendo a costruire, fa paura ancora oggi, visto che si sta cercando di bloccare la diffusione di un film che ne ripropone la storia.Come liberi pensatori, come bruniani, ostacoliamo questa censura!Per firmare la petizione, premere sul collegamento al rigo sotto: http://www.petitiononline.com/agorait/petition-sign.html

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