di Michelina De Meca
Lo sport è un settore sottovalutato, spesso visto solo per i suoi aspetti plateali e di spettacolo, non come attività formativa individuale e sociale.
Rilanciare lo sport al centro delle attenzioni del mondo politico, è stato questo l’obiettivo del Convegno Nazionale, tenutosi presso la Camera dei Deputati in questi giorni e organizzato dall’Associazione Nazionale Stelle al Merito Sportivo del CONI e dal Centro Studi Difesa e Sicurezza.
Lo sport “quale fenomeno che permea di sé l’intera società non può essere ignorato dalla politica in generale e, nel particolare, deve costituire elemento di cura ed interesse da parte dei partiti, da parte del Parlamento e da parte del Governo”; con queste premesse la giornata di lavori, presentata dal Presidente dell’ANSMES, On. Luigi Ramponi, ha visto come relatori, oltre che i rappresentanti delle principali Federazioni sportive nazionali, pure l’intervento di rappresentanti politici dei diversi schieramenti, tra gli altri l’On. Rocco Crimi, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega allo sport.
In considerazione dell’esistenza pure di una quantità innumerevole di federazioni e forme di associazionismo sportivo di vario tipo, non c’è dubbio che nella società italiana di oggi emerge con prepotenza il dover accentrare l’attenzione del mondo politico sullo sport e ciò non soltanto per le evidenti esigenze obiettive di disciplina di un fenomeno che corrisponde, a livello europeo, a quasi il 4% del prodotto interno lordo. Sono da considerare infatti, pure e soprattutto, le esigenze e le ragioni di prevenzione e tutela della salute, in virtù della consapevolezza, altresì, del recente dilagare del fenomeno della obesità infantile e della esistenza di tutta una serie di patologie, all’interno delle varie fasce della popolazione, contro le quali una regolare, corretta e disciplinata attività fisica spesso permette di ottenere soluzioni altrimenti insperate.
Né vanno trascurati, inoltre, da un lato l’impatto educativo e di orientamento al rispetto delle regole in ogni settore del vivere civile, -cosa di cui si percepisce sempre più l’impellente urgenza nella società civile italiana odierna-, dall’altro lato la capacità di catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo economico e politico ora su questa ora su quella problematica politica, economica, sociale o di altro tipo, si pensi a questo proposito a quanto accade con i Giochi olimpici. Dal 776 a.C. simbolo di pace, in quanto in origine sancivano e segnavano il cessare di ogni ostilità fra i popoli, le Olimpiadi assumono infatti oggigiorno, (grazie all’ausilio delle moderne tecnologie di telecomunicazione e comunicazione in genere, che amplificano immensamente la risonanza dell’evento), oltre che il ruolo di nucleo collettore di interessi economici di portata planetaria, spesso anche la veste di catalizzatore della attenzione mondiale su questioni ideologico-religiose e/o su problemi politici irrisolti, ultima in ordine di tempo la questione tibetana.
In relazione a queste e consimili ragioni c'è da osservare che il Parlamento Europeo ha recentemente espresso la volontà di contribuire al finanziamento delle varie forme di associazionismo sportivo, mentre il Parlamento Italiano sta per affrontare la complessa questione della normativa sulla impiantistica.
Certo c’è molta strada da fare sulla via che porta all’autofinanziamento auspicato dall’On. Crimi e nel corso del Convegno, durante il quale non è stata taciuta nemmeno la necessità di trovare utili rimedi contro ogni facile forma di speculazione nel settore, (non ultima il frequente uso abusivo del marchio “CONI”), il Presidente dell’ANSMES ha caldeggiato l’idea di una percentuale fissa, dell’1 o 2%, da destinare nel Bilancio annuale dello Stato al finanziamento dello sport.
Il dibattito ha comunque visto emergere ancora una volta la mancanza, fino ad ora, di un adeguato coordinamento tra le forze politiche di sinistra e quelle di destra nel loro avvicendarsi al Governo del Paese pure nella materia in questione. Lo ha rivelato in particolar modo l’intervento dell’On. Giovanna Melandri la quale, nel precisare che le autonomie locali sono oggi in realtà prive delle risorse necessarie per affrontare siffatto problema, ha poi voluto sottolineare altresì come il Governo in carica ha cancellato alcune quote specifiche di finanziamenti, ancorché di entità esigua, che la Sinistra aveva invece inteso, in precedenza, destinare a particolari settori del mondo sportivo italiano.
Se è vero quindi che ogni Governo ha dato attenzione in un modo o nell’altro alla materia, -(l’inasprimento della polemica politica degli ultimi anni fa sì che ora rimane al giudizio dell’opinione pubblica discernere se trattatavasi di scarso coordinamento o più semplicemente di mancanza di fairplay tra i vari schieramenti)-, è comunque evidente e constatabile ancora oggi che le modalità di volta in volta utilizzate ora dalla Destra, ora dalla Sinistra, sembrano essersi rivelate purtroppo a volte addirittura configgenti fra loro, cosicché, di fatto, i più importanti problemi aspettano ancora una soluzione adeguata.
In ogni caso, qualora prima o poi dovesse trovare spazio, a livello normativo, l’idea di destinare annualmente una quota fissa del Bilancio statale allo sport, (in attesa delle necessarie misure concrete che conducano il settore al totale autofinanziamento), sembrerebbe auspicabile, a parere di chi scrive, la creazione di una sorta di “cabina di regia” nazionale permanente, formata da un egual numero di rappresentanti degli schieramenti politici in campo, - ciò che permetterebbe di prescindere dal colore politico del Governo di volta in volta in carica-, con la funzione di armonizzare, nel prosieguo dell’avvicendarsi delle varie maggioranze alla guida del Paese, ogni iniziativa normativa relativa ai problemi qui considerati.
A questo punto si può anche aggiungere qualche altra riflessione, innanzitutto sull’idea dello sport come strumento di moralizzazione, educazione al rispetto dell’avversario, all’osservanza delle regole in generale, tramite una capillare azione di orientamento, -ad iniziare dalle fasce giovanili della popolazione-, che parte dalla scuola per poi rivelarsi determinante in tutti gli aspetti del vivere civile. Ciò che appare tanto più interessante quanto più si acquisisce la consapevolezza del fatto che è l’idea di una azione educativa la quale parte dalle istituzioni per poi permeare la società in un certo senso “dal basso”, laddove, soprattutto in tempi recenti, sembra essersi persa l’idea della certezza della norma, pure a livello costituzionale, come le più recenti polemiche sul c.d. “Lodo Alfano” hanno ultimamente evidenziato. In altre parole, l’incertezza diffusa determinata dal continuo mettere in discussione, tramite polemiche politiche e istituzionali e mutamenti legislativi continui, pure le norme di vertice dell’apparato statale, non ha certo giovato alle esigenze educative -e all’estremo bisogno pure di punti di riferimento certi- di coloro che formeranno la auspicabilmente sana popolazione italiana di domani. Cosicché incoraggiare lo sviluppo dello sport probabilmente dovrà funzionare quasi come un diffondere meglio l’educazione civica tra i giovani, o comunque si tratterà di insegnamenti, -lo sport e l’educazione civica-, che dovranno agire, specialmente tra i più giovani, di pari passo.
Giova a questo proposito menzionare una interessante disposizione enunciata nell’articolo 7 della Costituzione Polacca, proprio tra le norme di apertura, dove si dice esplicitamente che “Le autorità del pubblico potere svolgono le loro attività in virtù e nei limiti del diritto”; ciò che appare molto interessante se raffrontato al continuo e a volte tumultuoso e irrefrenabile divenire della legislazione italiana, nell’ambito della quale pure la Costituzione sembra essere, specie negli ultimi anni, a rischio continuo di stravolgimenti della cui effettiva utilità ed opportunità, invero, da molti punti di vista è pur legittimo esprimere qualche dubbio.
Occorre quindi, evidentemente, pure il buon esempio dato dai vertici istituzionali, prescindendo da ogni contesa di parte.
Infatti, soltanto quando si può essere sicuri della stabile certezza del diritto, quando vi è la consapevolezza ed e insieme l'accettazione dell'idea del rispetto reciproco pure tra gli avversari, quando su ogni diatriba prevale ad ogni livello il rispetto delle regole in genere e delle leggi, soltanto allora si può sperare di avere stabilità, pace, giustizia e sicurezza all'interno della società civile.
Michelina De Meca
Roma: domenica 1 novembre 2009