Nel nostro Paese accanto ai consueti drammatici episodi di malasanità assistiamo sempre di più ad episodi ancora più drammatici di malagiustizia. Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera scritta al Direttore di Libero Vittorio Feltri dal Generale dei Carabinieri Antonio Pappalardo
Carabinieri dimenticati: mesi in cella, prosciolto...Scusatevi col Colonnello!
Gentile direttore,
apprendo che il Colonnello Maurizio Coppola, Comandante del Comando Provinciale dei carabinieri di Campobasso, dopo 90 giorni passati parte in galera e parte agli arresti domiciliari, a seguito di assurde accuse della magistratura del luogo, è stato dichiarato dalla Cassazione del tutto estraneo ai fatti addebitatigli (…)
Il colonnello innocente aspetta ancora le scuse
Dopo tre mesi agli arresti, la Cassazione proscioglie un ufficiale. Dal comando nessuna solidarietà
(…) A parte il fatto che la stampa ha dato poco risalto alla sentenza della Suprema Corte, mentre molto baccano è stato fatto quando l’ufficiale è stato arrestato, c’è di che incavolarsi, e non adopero un termine più pesante, nel constatare che, a seguito dello smacco subito, quel pubblico ministero non abbia rilasciato alcuna dichiarazione quanto meno per scusarsi di aver gettato nel fango la figura di un colonnello della Benemerita.
Vertici assenti
Ma, quel che è più grave, sulla vicenda, e lo poteva fare, non è intervenuto il comandante generale dell’Arma, che di fronte ad una sentenza della Cassazione che ha dichiarato evanescenti le accuse contro un suo ufficiale, non ha inteso prendere una posizione.
Mi pento amaramente di aver favorito, scontrandomi nel 2000 pesantemente con Massimo D’Alema, a quel tempo capo del governo, l’approvazione della legge di riordino dei carabinieri, che consentiva anche ai generali dell’Arma di comandare la nostra Istituzione. Pensavo, all’epoca, che un generale carabiniere avrebbe meglio difeso l’Arma e i suoi appartenenti. Purtroppo non è così.
Scontro politico
Il generale Luigi Federici, comandante generale dell’Arma, proveniente dai ranghi dell’Esercito, non esitò a scontrarsi con il sindaco di Palermo Orlando, che aveva sollevato sospetti su l maresciallo Lombardo, che non resse alle gravi insinuazioni in suo danno e si suicidò.
Quel generale, però, è stato uno dei pochi ex comandanti generali, che al termine del mandato, non è stato nominato giudice del Consiglio di Stato. Capita spesso ai coraggiosi! Debbo purtroppo constatare che all’interno dell’Arma avanza sempre più il partito di coloro che chiedono che il comando dell’Arma sia riaffidato ad un generale dell’Esercito.
Un tempo i rapporti fra magistratura e forze dell’ordine erano improntati a maggior rispetto delle rispettive funzioni.
Oggi non è più così. Quando un magistrato può sfottere un appartenente alle forze di polizia (non parliamo poi, se costui è funzionario oppure un ufficiale), lo fa con una severità ai limiti della cattiveria.
Da tenente, mentre svolgevo il mio servizio in Calabria, fui convocato in un’aula di tribunale, per rendere la mia deposizione avendo arrestato un malvivente nella cui abitazione avevo trovato un vero e proprio arsenale di armi. Costui d’improvviso mi lanciò un’accusa. Il pubblico ministero, senza perdere tempo, gli elevò l’imputazione di calunnia. Il delinquente ritrattò subito tutto. Ma quelli erano altri tempi e i magistrati, ai nostri occhi erano sacri, perché non apparivano mai e amministravano con equità la giustizia.
Serenità perduta
Il signor colonnello Coppola, oggi che ha avuto restituito l’onore, cosa deve fare di fronte a questa giustizia che infanga i suoi figli migliori? Chi restituirà a lui e alla sua famiglia quella serenità che un tempo avevano? Come potrà continuare a prestare il suo servizio, dopo l’infamante accusa di aver favorito ambienti malavitosi?
E’ vero che è stato subito riammesso in servizio, ma non gli è stato restituito il Comando di Campobasso. Perché il ministro della Difesa non interviene chiedendo al collega della Giustizia l’allontanamento da Larino del quantomeno incauto magistrato? Via lui e ritorno nel capoluogo molisano di Coppola. Così fa vera giustizia.
Il silenzio
Ma oggi chi è quel politico cha ha un po’ di coraggio da cacciare via un magistrato che sbaglia così grossolanamente? Nessuno.
E allora ha ragione Marcello Veneziani, quando invita l’antipolitica a farsi avanti. Chissà se costoro, non avendo scheletri negli armadi, alla fine faranno un po’ di pulizia in certe procure.
Antonio Pappalardo
Generale dei Carabinieri