Si discute molto di sicurezza, in questo periodo. I toni sono contrastanti, le polemiche tanto roventi quanto inutili. Ma si tratta di un problema reale. Alcune riflessioni potrebbero essere utili.
Principio di reciprocità per i clandestini
Se l’ingresso clandestino nel nostro Paese non è configurabile come un reato, il che, oggettivamente, è piuttosto curioso, tutte le misure di contenimento e di controllo dell’immigrazione sono di estrema difficoltà. Qui non si tratta di una decina di casi, ma di centinaia di migliaia. E’ inutile sparare a zero sulla burocrazia, la magistratura, i centri d’accoglienza e quant’altro. Sono obbiettivi inutili. Il problema è se si tratta di un reato o no. E non si riesce a dipanare la matassa.
Ancora, la reciprocità deve essere assicurata in tutti i casi. Se la Russia chiede un mese di tempo per un visto a degli Italiani che devono andare a Mosca e l’Ambasciata del Niger per concedere lo stesso visto deve chiedere il parere a Niamey, che, ovviamente, non ha alcuna informazione sul disgraziato che deve andare da quelle parti, è giusto che si faccia altrettanto da parte italiana nei loro confronti. Ma un ipotetico clandestino, in Niger od in Russia, tanto per restare nell’esempio, come viene trattato? Perché non applicare la reciprocità di trattamento?
“Vucumprà” poveri cristi?
I vucumprà. Abbiamo visto decine di volte sulle spiagge assolate immigrati, clandestini o meno, sovraccarichi di fagotti enormi di tovaglie, lenzuola, tessuti, abiti che cercano di vendere a poco prezzo ai bagnanti. E con essi Indiani che vendono orologi, anelli e pietre dure o piccole cinesi che fanno massaggi miracolosi e così via.
Abbiamo anche visto agenti di polizia e vigili urbani in divisa correre appresso a loro, sotto al sole, in una vera e propria caccia all’uomo, per arrestare questo terribile commercio illegale, sequestrare la loro merce, comminare multe pesanti ma in tal modo restaurare la giustizia sulle spiagge. Una cosa vergognosa.
Ma, si dice, così evitiamo che i commercianti siano defraudati del loro diritto di avere dei clienti nei loro negozi, soprattutto, poiché si tratta in genere di prodotti contraffatti di marche conosciute e di lusso, stronchiamo il mercato della contraffazione! Un’ipocrisia da vomitare.
I vucumprà sono dei poveri cristi che sbarcano o cercano di sbarcare il lunario, sotto al sole d’agosto, vendendo a quattro soldi merce che hanno già pagata ai loro fornitori, che sono Italiani e, spesso, gli stessi commercianti che si lamentano. Sono merci contraffatte, è vero, ma chi alimenta questo commercio? In primo luogo i grandi marchi occidentali che si sono inventate le sottomarche ed il prét-à-porter e, poi, i grandi distributori che acquistano sui mercati sud orientali ed arabi a quattro soldi merci contraffatte da esitare sul mercato europeo. E poi, gli Stati da anni non si mettono d’accordo fra loro per stroncare le imitazioni, perché possiamo metterci contro l’Egitto, l’India, la Cina? Certamente no. E allora, chi ci va di mezzo, sono i vucumprà. E’ più facile, sono l’anello debole della catena. E la giustizia è implacabile con i deboli.
Quando gli immigrati, clandestini o meno, come è accaduto a Roma, all’Esquilino, diversi mesi fa, dormono in otto in una camera che il proprietario, italiano, affitta loro a € 500 al mese ciascuno, e poi rischiano di morire asfissiati, che orrore! Ma nessuno indaga se il proprietario le tasse le paga, se ha denunciato la presenza di questi inquilini e se ha rispettato le norme.
No, sono gli immigrati, sempre, gli indesiderabili. Chi lucra sulla loro miseria, chi li sfrutta e su di essi si arricchisce, è poi molto diverso dai protettori delle infinite prostitute che allietano le vie consolari e le bretelle autostradali?
Rom: ma non sono nomadi?
I Rom, Che problema! Non sappiamo quanti sono, non sappiamo neppure quanti campi “abusivi” sono occupati da loro. E i bambini? Poveri bambini mandati a chiedere l’elemosina per le strade, a rubare sui mezzi pubblici, a sporcare i vetri delle autovetture!
Ma la soluzione è semplice: prendiamo loro le impronte digitali, anzi, prendiamole a tutti i Rom, non solo ai piccoli. Ma non è giusto, è discriminante, dice l’opposizione. E si accende una polemica cretina, come tutte le polemiche tra chi non sa e chi è contro per partito preso.
Ma qualcuno ricorda quanti bambini e, talvolta, adulti, sono bruciati vivi nei loro camper, d’inverno, perché cercavano di riscaldarsi con le stufe a gas? Come e dove vivono i Rom? Senz’acqua, senza elettricità, in condizioni igieniche spaventose. Come possono integrarsi se nessuno se ne occupa? Con lo schedario delle impronte?
I Rom costituiscono un popolo nomade che dall’India, in tempi immemorabili, si è spostato verso l’Occidente, dividendosi poi in molti rivoli. Quando l’Europa era povera e contadina erano i commessi viaggiatori nei villaggi delle loro arti e dei loro mestieri: sellavano e ferravano i cavalli, forgiavano i metalli e vendevano monili, davano spettacoli circensi. Spostandosi da una parte all’altra dell’Europa hanno svolto una funzione importante nell’economia di allora.
Hitler ha cercato d’ammazzarli tutti, nei campi di sterminio, anche se erano di ceppo ariano più puro del suo, ma non c’è riuscito. Li costringevano a suonare il violino quando i condannati alle camere a gas andavano a morire, prima di loro L’ignoranza dei persecutori ha sempre condannato i Rom.
Ora ci sono, crescono, fanno figli, sono in mezzo a noi. Che fastidio! Sono tutti criminali, ladri e no, prostitute no, non ce ne sono, perché hanno conservato le loro tradizioni ed i loro valori. Schediamoli, e la Patria è salva.
Ma si può governare così?