Nel nostro Paese la giustizia è una cosa seria, ma non funziona. Negli altri Paesi, non sarà forse perfetta, ma funziona. Non è un bel risultato per la Patria del diritto !
La separazione fra il mondo reale ed il mondo “ufficiale”, in Italia, non è argomento da salotto, ma una verità brutale, specie quando si considerano i problemi della giustizia.
Alcune sentenze lasciano esterrefatti, molte altre sono addirittura citate con disprezzo. Per quanto la Magistratura, nel suo insieme, svolga un’opera difficile, molte sono le critiche che si possono fare.
Esistono due fattori, l’uno esterno e l’altro, interno alla Magistratura.
Il primo dipende dalla legislazione, di cui non sono responsabili i Magistrati. L’altro, dipende dai magistrati stessi.
Già il fatto che il potere giudiziario sia il terzo corpo dello Stato è, di per sé, un elemento di perplessità se, nella sua applicazione, genera un sistema di corporativismo chiuso in cui gli interessi di casta tendono a prevalere. Che i Magistrati siano sottratti al giudice naturale e che le loro beghe siano in mano al Consiglio superiore della magistratura rende difficile capire come questo organo, nella indipendenza generale dei magistrati, possa essere effettivamente indipendente nei suoi giudizi. Né l’inserimento di giudici ”laici” e “politici” nel Consiglio da garanzie maggiori. Anzi.
Un referendum sulla responsabilità dei giudici è finito nel cestino, come molti altri. Il giudice è libero, ed è giusto che così sia, ma è del tutto irresponsabile, il che non va bene. Il sacrificio di giudici straordinari per intelletto e rigore morale (come Falcone e Borsellino, ma non solo), non assolve una pletora di giudici promossi per anzianità e non per merito, infrattati nelle Segreterie politiche, nei Gabinetti ministeriali od alla Presidenza del Consiglio oppure impegnati in lucrosi Collegi arbitrali e così via.
Il giudice deve applicare le leggi, anche se non gli piacciono. Tutta la legislazione penale più recente ha del paradossale, se l’80% dei reati resta impunito, ma il giudice non può non tenerne conto, anche se, spesso, l’opinione pubblica gli fa carico di sentenze o di decisioni che turbano la coscienza civile.
Se il 70% dei detenuti in carcere è in attesa di giudizio ed il 70% dei condannati con sentenze passate in giudicato è fuori dalle patrie galere, questa non è solo colpa dei giudici, anche se si tratta di una constatazione scandalosa.
I giudici lavorano male: mancano i cancellieri, le stanze, le fotocopiatrici, i fax, i computer. Sono decenni che all’apertura di ogni anno giudiziario si sentono i consueti lamenti dei vari Procuratori generali, ma nulla è accaduto. La giustizia, per la politica italiana, è una cenerentola da tenere in castigo. Tutto questo non è colpa dei giudici.
Ma, per contro, i processi si contano a milioni. Il cittadino comune non ha giustizia; se si appella ad essa, deve aspettare cinque, sei, otto anni per arrivare ad una prima sentenza e sempre che il caso non sia stato archiviato. Le querele per diffamazione si fanno solo per bellezza. Nessuno più le prende in considerazione. I contenziosi civili si svolgono in genere con gli arbitrati. Le imprese non possono aspettare le calende greche per sapere se hanno ragione o torto. I risarcimenti, che seguono i processi penali con altri processi civili, se avvengono, avvengono dopo venti – trenta anni.
A ciò si aggiunga che i giudici non lavorano molto. In pratica, con il pretesto che non ci sono le strutture, lavorano a casa. Non hanno obbligo di presenza, non hanno controlli, i loro rinvii sono del tutto discrezionali. Le loro ferie durano quattro mesi. Se, al massimo, lavorano due giorni alla settimana, si tratta di ottimi giudici.
Non c’è formazione professionale e non c’è specializzazione, non c’è merito e non c’è punizione. Le nostre reti televisive ci propinano tutta una serie di spettacoli giudiziari che spesso ci fanno sorridere. Da noi la giustizia è una cosa seria, ma non funziona. Dagli altri, non sarà forse perfetta, ma funziona. Non è un bel risultato per la patria del diritto.
Stelio Venceslai