Uomini straordinari hanno dato perfino la vita per fare valere la giustizia. Questi Uomini d’onore sono il vanto della nostra magistratura e vorremmo che tutti fossero come loro, sempre.
Il funzionamento efficace della giustizia è alla base della civiltà di un Paese.
L’indipendenza del magistrato, soprattutto dai così detti poteri forti e non solo politici, è un principio inalienabile, statuito dalla nostra Costituzione.
Ed invece sembra che ignorando tale principio la Magistratura sia diventata una corporazione.
Nel tempo si è creata una stratificazione di leggi e leggine, consuetudini e prassi, sotto l’occhio benevolo del politico di turno, per giungere ad un sistema paradossale.
Spesso, in Parlamento o nei Ministeri, sono gli stessi giudici che fanno le leggi e i regolamenti che li riguardano. C’è da chiedersi “ma chi giudica i giudici”? Perché ad ogni tentativo di riforma del sistema giudiziario sono proprio i giudici a sollevarsi “come un sol uomo” contro ogni cambiamento?
La giustizia è un servizio, nobilissimo, fondamentale per lo Stato e per i cittadini, non è un privilegio mediatico da sfruttare a seconda del rilievo della persona incriminata.
Uomini straordinari hanno perfino dato la vita per far valere la giustizia. Ammirati, contestati, invisi, con eccezionale fermezza qualcuno ha duramente pagato l’ignavia dello Stato, la collusione con i potenti, le debolezze di un sistema politico continuamente compromesso: Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, Livatino e moltissimi altri. Questi Uomini d’onore sono il vanto della nostra magistratura e vorremmo che tutti fossero come loro, sempre.
Ma se i processi non vanno veloci, se le sentenze arrivano dopo anni, se il sistema è praticamente inceppato, a solo ed esclusivo danno dei cittadini, di chi è, in fondo, la responsabilità? I cittadini si aspettano un servizio, equo, sollecito, concludente. L’opinione pubblica non vuole sentenze disarmanti o contrarie al senso comune del diritto. Di certo accade ciò perché il diritto e le sue procedure applicative sono state distorte nel tempo da una legislazione permissiva troppo a favore del reo.
A cosa possono servire le ronde, l’impegno delle forze dell’ordine, i sacrifici economici del contribuente se poi, alla fine, non succede nulla ed il giudice è costretto a rimettere in libertà le persone arrestate? Tutti ci aspettiamo che la giustizia funzioni e paghiamo le tasse anche per questo servizio.
Colpa della legislazione, si dirà e allora, cambiamola diciamo noi! Colpa dei giudici, diranno altri, ma allora vediamo cosa non va, continuiamo a dire noi!
In pratica, il servizio della giustizia non c’è. Avvocati, procuratori, cancellieri, faccendieri si affollano nelle aule giudiziarie con grande fermento, ma con risultati infinitamente modesti.
Per anni abbiamo ascoltato ad ogni rituale inaugurazione dell’anno giudiziario noiose lamentele da parte di paludati Procuratori generali sulla mancanza di computer, sulla scarsità di Cancellieri, sulle stanze strette, sulla penuria di carta… sciocchezze! Sarebbe giusto invece, ascoltare rilievi sui lunghi mesi di ferie di cui godono i giudici, sulla loro eccessiva discrezionalità nel preferire questo o quel processo, sul fatto che non hanno orari, sull’assoluta mancanza di controlli sul loro operato, sul sistema delle promozioni automatiche, sul “galleggiamento” dei loro stipendi, sul fatto che continuano a non essere mai responsabili delle loro sentenze incuranti del referendum firmato in tal senso dalla maggioranza dei cittadini.
Mai qualcuno ha detto che chi fa il magistrato “ha da fare” solo il magistrato e che non deve infilarsi nell’Amministrazione o fare il Capo di Gabinetto, oppure il Capo dell’Ufficio legislativo oppure ancora il Consigliere del Ministro, o l’arbitro nei procedimenti arbitrali, o il Presidente o il Sindaco e tanto meno il Consigliere di società o di enti, pubblici o privati.
Insomma quanto costa questo sistema che non funziona e che non rende il servizio per cui è pagato?
I processi che a milioni si accalcano negli armadi delle Procure, non turbano i sonni di quell’organismo corporativo che è il Consiglio superiore della magistratura?
Funzionando in questo modo la magistratura italiana è inutile e non soltanto per sua colpa, infatti è l’intero sistema ad essere obsoleto ed inefficace, per di più ha notevoli costi e non produce o produce pochissimo.
C’è da chiedersi se non varrebbe la pena di cancellare tutto, a partire dai privilegi e dalle prebende, e ricominciare da capo.
In molti altri Paesi il sistema funziona, forse non è perfetto, ma funziona. Il cittadino ha fiducia nella Giustizia, in quella vera non nella nostra cabala tutta italiana.
A questo punto ci chiediamo, perché non eleggere i giudici direttamente, come si fa negli Stati Uniti, per tre, cinque anni e poi licenziarli se non hanno operato con alacrità ed efficacia?
Perché non dare ai cittadini il diritto di eleggere i giudici selezionandoli tra le persone altamente qualificate, con le doverose garanzie d’indipendenza dai vincoli politici, economici e con un incarico a tempo determinato? Perché non restituire al popolo il suo potere di scegliere gli uomini che devono applicare le leggi dello Stato?
Insomma siamo passati dalla patria del “diritto” e della “Giustizia” alla patria dell’ingiustizia, non potremmo per una volta imitare gli anglosassoni o i nordamericani?
Cecco d’Ascoli