Domenica 09 Maggio 2010 22:40

Il buon senso e' sparito dal Parlamento e dall'agone politico. di Cecco d'Ascoli

Scritto da Administrator
Bertoldo e l’albero della viola. Le leggi italiane sono il risultato di un eccesso di garantismo che affonda le sue radici nella politica giudiziaria degli ultimi trent’anni e la morale della storia è che la legislazione farraginosa è orientata più a favore del reo che della vittima. La storiella Raccontano le storie che un bel giorno Bertoldo fu condannato dal Re ad essere impiccato. Chiese, però, la grazia di poter scegliere a quale albero farsi impiccare. Gli fu concessa. Girarono a lungo, nella campagna ed alla fine Bertoldo scelse una viola. E non fu impiccato. Questo apologo è molto prossimo allo stato della giustizia italiana. I fondi raccolti per aiutare una bambina non vengono consegnati In prossimità di un recente Natale, un’organizzazione senza fini di lucro, chiamiamola "A", con sedi periferiche sparse un po’ in tutt’Italia, sollecitata da un’altra associazione benefica, che chiameremo "B", organizza in una città una cena di beneficenza con un’asta di oggetti, di vario tipo e di diverso valore. portati dagli avventori. Il fine è quello di raccogliere una somma da destinare ad una bambina palestinese che deve subire un’operazione al cervello per rimuovere un tumore. L’asta permette di raccogliere 27.000.00 Euro. Questa somma, per motivi inspiegabili, non viene consegnata all’associazione benefica "B" che voleva aiutare la bambina palestinese. Con vari pretesti, si rinvia questa consegna ai giorni successivi, ma la consegna non avviene mai ed i soldi spariscono. Per i giudici è tutto regolare L’organizzazione A denuncia il fatto ed il tesoriere della sua sede periferica, responsabile della mancata consegna del danaro, al tribunale di Padova, luogo di residenza del tesoriere stesso. Il giudice per le indagini preliminari, dopo un anno circa di silenzio, notifica ai denuncianti il non luogo a procedere. Il furto è avvenuto, il danno c’è stato, i responsabili sono certi. Ma per il Tribunale di Padova non c’è nulla da dire: va tutto bene. Questo è un esempio, piccolo ma significativo del come i cittadini del nostro Paese sono tutelati dalla giustizia. la malagiustizia Tra procedimenti civili, penali,amministrativi e finanziari sono pendenti oltre dieci milioni di processi. Una causa di lavoro,contro l’INPS, per problemi pensionistici, è stata iscritta a ruolo per il 2020, probabilmente quando i ricorrenti saranno tutti morti. La durata media di un processo penale, se va bene, è di circa sei anni. Per quelli civili occorre consultare l’oroscopo e gli stregoni. Secondo il Ministro dell’Interno, Amato, oltre l’80% dei reati commessi resta impunito. L’80% di coloro che sono in galera è in attesa di giudizio, l’80% circa di coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva è a casa agli arresti domiciliari. Le carceri sono così piene ed i giudici così affaccendati,che da una parte si è adottato un indulto infame (per sfollare gli ambienti carcerari) e, dall’altra, ci si preoccupa di depenalizzare alcuni reati, quelli più diffusi, così da ridurre la necessità dell’intervento giudiziale. Di costruire nuove carceri o di utilizzare quelle esistenti, abbandonate, non si parla neppure. Si legifera sulla privacy, al punto che in condominio non si può far sapere all’Assemblea chi è che non paga, ma si può impunemente diffamare chiunque su qualunque sito web perché, tanto, non c’è giurisprudenza e la Cassazione non si è ancora accorta del problema. Se si patteggia, la pena è ridotta di un terzo. E chi non patteggia? L’ergastolo è ridotto a trent’anni, ma ogni tre anni di buona condotta c’è un abbuono. Dopo sei, sette anni, il condannato è agli arresti domiciliari, magari vicino alla casa della vittima. Certo, non è colpa dei giudici se abbiamo una legislazione farraginosa ed orientata più a favore del reo che della vittima. Il giudice deve applicare la legge, anche se questa è il risultato di un eccesso di garantismo che affonda le sue radici nella politica giudiziaria degli ultimi trent’anni. Siamo arrivati al punto che un Rom ubriaco che uccide quattro ragazzi esce di galera dopo qualche settimana e viene assunto a propagandare un prodotto in televisione! L’ultimo evento, 122 autisti di taxi con precedenti penali, riammessi all’esercizio di trasporto pubblico da parte del Comune di Roma, è emblematico del degrado di una situazione della giustizia non più tollerabile. Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza ogni giorno rischiano la vita per condurre in carcere i delinquenti. I magistrati, nell’ossequio di leggi inique, li scarcerano, qualche giorno dopo. Non è colpa loro, ma così non può essere indefinitamente. A Torino le forze di Polizia protestano. Nella nuova finanziaria sono ridotti gli straordinari e diminuiscono i finanziamenti per la benzina. Come andranno a caccia di delinquenti? In bicicletta? Si parla tanto di sicurezza, ma è una delle tante beffe mediatiche della nostra politica. Si parla tanto di welfare e di mestieri usuranti, ma nessuno ha il coraggio di considerare usurante il servizio di polizia. Morire in servizio non è un lavoro usurante? O sono solo un aspetto delle morti bianche? Si parla tanto di leggi permissive, ma nessuno ha il coraggio di proporre l’abolizione dei privilegi carcerari e la certezza della pena, come in tutti gli altri Stati civili. Il ritorno al buonsenso è auspicabile Da noi tutto è possibile, anche che chi ha commesso 60 omicidi, sia libero, prosciolto e profumatamente pagato dallo Stato solo perché è stato un delatore. Qui non si tratta più di etica giudiziaria o di morale comune. E’ il buon senso che è sparito dal Parlamento e dall’agone politico. (Cecco d'Ascoli)

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