Mai come in queste circostanze abbiamo constatato che maggioranza e opposizione, anche quando rivendicano le loro differenze, si assomigliano come gemelli. Questo è quanto afferma Sergio Romano nel suo editoriale sul Corriere della Sera cui vogliamo dare maggiore diffusione.
La conversazione telefonica tra Berlusconi e Saccà è soltanto un’altra puntata in quella interminabile sequenza di intercettazioni che è ormai il più morboso e istruttivo reality show della politica nazionale. Mai prima d’ora, tuttavia, mi è sembrato che un episodio suscitasse contemporaneamente tanti motivi di sgomento e d’indignazione. Scrivo in prima persona perché temo che alcuni dei miei sentimenti pecchino d’ingenuità ma spero che siano condivisi da molti italiani. Abbiamo appreso che dietro le quinte del potere vi è un fitto scambio di favori meschini, che il sostegno della Lega si conquista con una fiction e che il voto di un parlamentare si compra con l’assunzione di una soubrette.
Come è possibile fare discorsi altisonanti alla nazione, preannunciare grandi riforme e pretendere di essere creduti quando si parla, nell’intimità di una conversazione privata, il linguaggio dei procacciatori d’affari? I nastri registrati delle conversazioni di Nixon (un evento che scandalizzò per parecchi mesi l’opinione pubblica degli Stati Uniti) furono una tragedia del potere. Questa è soltanto una brutta commedia. Un dirigente della Rai telefona al leader dell’opposizione per chiedergli di interferire nelle decisioni del suo consiglio d’amministrazione. Parla come un personaggio delle sue fiction peggiori ed è pronto a ripagare l’interferenza trovando spazio nei programmi per un’attrice cara a un uomo politico di cui occorre conquistare l’amicizia.
Berlusconi si giustifica con un argomento (alla Rai sono tutti raccomandati) che descrive abbastanza fedelmente, con ogni probabilità, le condizioni della tv di Stato. Ma dalle sue parole abbiamo appreso che uno dei maggiori uomini politici nazionali non si propone di riformare il servizio pubblico: vuole soltanto servirsene, se possibile, meglio di altri. La Rai ha reagito alle parole dell’ex presidente del Consiglio con dichiarazioni tartufesche: uno di quei comunicati che si fanno per la facciata, nella convinzione che tutto, comunque, continuerà come prima. La magistratura, per l’ennesima volta, è sembrata insensibile alle conseguenze dei propri atti e non sembra disposta ad accertare come e quando le intercettazioni escano da un fascicolo per finire in pasto alla pubblica opinione. La classe politica, con qualche lodevole eccezione, si è comportata con il suo stile abituale.
Gli oppositori di Berlusconi si sono scandalizzati e i suoi amici lo hanno difeso. Se le intercettazioni avessero colpito esponenti del centrosinistra, come accadde qualche mese fa, i ruoli si sarebbero invertiti. Mai come in queste circostanze abbiamo constatato che maggioranza e opposizione, anche quando rivendicano le loro differenze, si assomigliano come gemelli. La Rai al servizio della politica, leader politici che contraddicono in privato i loro programmi pubblici, violazione della privacy, indifferenza della magistratura, reazioni ipocrite o strumentali: non so quale sia il peggiore dei mali emersi da quest’ultima intercettazione. Ma so che queste vicende stanno scavando una fossa in cui tutta la politica italiana rischia di affondare.
Sergio Romano, Corriere della Sera