Lunedì 10 Maggio 2010 09:32

Giustizia: Emendamento slitta processi. di Angelo Armano*

Scritto da Administrator
Il 17 giugno e i media si occupano "all'italiana" di un emendamento al "pacchetto sicurezza" già definito "salva premier". Dico si occupano all'italiana perchè...

...la riproduzione delle questioni politiche, delle disquisizioni tra maggioranza e opposizione, ha un parossismo tutto italiano.
In Spagna, tanto per fare un esempio, non funziona così; si è meno inflazionati nel riportare
le opinioni di questo o quel rappresentante, su ogni, dico ogni, questione possibile. Tutto ciò
a danno del fare.

Si puo fare bene o male, ma non c'è alcun dubbio che occorre fare!  A maggior ragione che
le idee e i programmi dei due schieramenti si somigliano, per cui quei valori divengono,
relativi.

Quel che fa il governo è male per I'opposizione, che si proporrà di fare le stesse cose, una
volta passata al governo. A noi indigeni, la monnezzalasciata ad imputridire, dovrebbe pure
aver insegnato qualcosa. Idem per il deficit, per I'economia e last but not least, per la
giustizia!

La Spagna sta progredendo molto dal punto di vista economico, alternando governi. Gli
italiani hanno espresso la volontà che si faccia e sul serio; se oggi hanno premiato
Berlusconi, domani, potrebbero premiare qualcun altro.
Le questioni non valgono per sé, ma per come vengono percepite attraverso i media e su
ogni argomento si fa un passo avanti ed uno indietro ( a seguito dei sondaggi).
Ho detto owiamente cose banalissime, persino in sospetto di qualunquismo; sono solo un
incipit ad un tentativo di riflessione a partire proprio dal casus bellí odierno, da parte un
awocato il quale è solito affermare agli utenti ignari, che dello stato della giustizia si rende
conto solo chi, ahimè, ci sbatte il naso.

L'Italia è uno dei pochi paesi in cui I'azione penale è obbligatoria. Magnifico, una vetta di
civiltà! Nessuno resti impunito!
Ma in realtà, quanta gente si riesce a processare? Molto poca e le nostre prassi giudiziarie
sembrano incontrare il gradimento di delinquenti immigrati, forse fiduciosi delle nostre
inefficienze.

I processi che celebriamo, con tempi normalmente lunghi, sono un una percentuale irrisoria
rispetto ai reati che vengono denunciati. E' evidente il paradosso che indagini più fruttuose
ed efficienti paralizzerebbero, nel senso letterale del termine, il sistema giudiziario.
La stragrande maggioranza dei procedimenti nasce già morta; non diventano mai processi.
Buona parte dei processi, poi, si prescrivono nonostante le armi tradizionali usate dagli
awocati allo scopo, siano state accuratamente spuntate.
Senza entrare nel merito della qualità, un'azienda privata con tale livello di produttività
sarebbe già chiusa. Persino gli ospedali riescono a fare meglio; rispetto alla domanda di
giustizia, il quoziente offerto è fuori dalla.......civiltà !
Di certo, a livello politico, destra e sinistra si ripartiscono equamente I'indifferenza o
incapacità a metterci veramente le mani, a imprimere una svolta non più procrastinabile.
Questo nel paese dell'obbligatorietà dell'azione penale!

Del concetto giuridico di obbligo, a tal proposito, andrebbe constatata la clamorosa elusione,
ma sembra che nessuno voglia veramente prendere atto del problema. Bisogna pensare che
ci sia tale obbligatorietà e soprattutto farlo pensare. Che devo dire, per il bene dell'Italia?
L'azione penale è in fatto discrezionale, senza che però nulla disciplini tale discrezionalitit.
Chi decide quali indagini si coltivano e quali no? Quali processi si celebrano e quali no o
quantomeno quali si celebrano prima, rispetto a quelli in cui l'azione penale di fatto si perime?
Il principio di legalità si attua sulla situazione reale, non su quella dichianata e
clamorosamente contraddetta in fatto. Se si celebra un processo su dieci o uno su cento.
deve esistere un criterio trasparente, uguale erga omnes, frutto della volontà dei &'
cittadini e quindi attraverso la legge, per decidere cosa portare avanti o meno.
E' un qualcosa su cui deve forse decidere il giudice? A mio modesto awiso, assolutamente
no!
Il giudice è o dovrebbe essere un tecnico, con sensibilità filosofica. Applica la legge alla cui
produzione non partecipa, ispirandosi ad un criterio posto prevalentemente fuori dalla legge
stessa, come le idee platoniche: la Giustizia. Questo costituisce il suo honor.
Attiene all'amministrazione di un paese programmare da dove cominciare per risolvere i
problemi, in ristrettezza di mezzi, in emergeîza come in effetti siamo e da decenni, in
particolare nella giustizia.
Il concetto di giusto, patrimonio del giudice, non include la scelta indeterminata e
incontrollata su cosa trattare e cosa far estinguere. Altrimenti dovremmo assimilare il
giudice, come anticamente, ad un archetipo sacerdotale e la giustizia ad un mistero dove non
sono ammesse intrusioni, un tema religioso a trascendenza assoluta, con gestione ed
interpretazione esclusiva dei suoi ministri. Alcuni sembrano pensarla così.
Detto questo, un capo di governo non fa per nulla una bella figura ammettendo che un
prowedimento lo difenda da attacchi personali veri o presunti. 11 peggio è non mettere
mano, potendolo fare, a riforme nette e complessive, in modo consapevole della realtà ed
assumendone il rischio, lasciando al corpo elettorale di giudicare senza appelli, la congruità
del suo operato.

Angelo Armano
* Avvocato

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