“Quando i magistrati si arresteranno tra loro, allora sarà la fine della repubblica” Pannella 1992 - Questa frase fu pronunciata da...
...dall’on. Marco Pannella e, essendo all’epoca uno dei magistrati che si occupava delle prime indagini della così detta Tangentopoli, ne rimasi colpito.
Ora ho capito quanta verità vi sia in questo pensiero che sintetizza un evento pari ad un cataclisma metereologico.
Infatti qual’è il senso di quanto sta oggi succedendo sotto gli occhi di tutti, cioè gruppi di magistrati che si colpiscono reciprocamente con atti di indagine, che li vede in assoluto contrasto?.
Certamente le alternative sono due: o non vi sono idonee regole o le regole ci sono ma non vengono rispettate anche da chi dovrebbe farle rispettare.
In ogni caso il risultato è che lo Stato di Diritto, che dovrebbe essere la struttura portante di ogni Stato moderno, è in profonda ed irreversibile crisi.
La Repubblica non è più in grado di garantire il governo del Popolo che ne è il fondamento, ma è intervenuta l’anarchia.
Allora, dopo tali constatazioni, cosa si può fare per non continuare solo nelle lamentazioni e critiche ?.
Il rimedio è uno solo: il popolo deve tornare a sostenere la democrazia dando un preciso mandato ai suoi rappresentanti in Parlamento per gli interventi indispensabili al ripristino dell’ordine e del rispetto delle regole che della Democrazia sono il fondamento.
Per la Magistratura gli interventi sono tanti e molti sono stati già proposti; alcuni particolarmente innovativi come la separazione delle carriere e la elezione popolare di tutti i magistrati, come provocatoriamente ipotizzato dall’attuale Presidente della Corte d’Appello di Milano.
Certamente è particolarmente urgente che l’Ufficio del Pubblico Ministero torni nell’ambito del suo alveo naturale, cioè assuma i fondamentali limiti di ogni pubblico impiego.
E’ necessario infatti instaurare un vero potere di controllo immediato e diretto su chi svolge un compito così rilevante per l’interesse pubblico, ma ha anche il dovere, spesso dimenticato, di rispettare la vita privata di tutti, se non è assolutamente e realmente necessario.
Quindi è urgente limitare i poteri dei Pubblici Ministeri, stabilire veri e tempestivi controlli e prevedere forme precise e codificate di responsabilità.
Infatti attualmente un magistrato del Pubblico Ministero può ipotizzare reati e indagare su un numero illimitato di persone, sulla base di pochissimi elementi indizianti, a volte praticamente inesistenti; quindi attraverso la forza mediatica della stampa può creare una atmosfera di colpevolezza che rende difficile la vita della persona colpita, ed infine, se non raccoglie vere prove, archivia o il tribunale assolve.
Intanto un cittadino ha subito un grave irreversibile danno alla sua immagine ed ha dovuto affrontare le ingenti spese della difesa.
L’episodio di questi ultimi giorni mette anche in evidenza che va modificata la norma che prevede una competenza predeterminata nei processi che vedono coinvolti dei magistrati, perchè così si possono creare gruppi di magistrati che sanno di avere la permanente competenza per qualunque indagine sui colleghi di un determinato Ufficio limitrofo.
Si dovrebbe invece tornare al criterio usato in precedenza che dava alla Corte di Cassazione il compito ogni volta di determinare l’Ufficio competente in tale materia.
Comunque è urgente che il popolo, almeno attraverso tutti i movimenti di pensiero, faccia sentire il suo “grido di dolore” nel vedere violate le regole fondamentali della Democrazia, e superando la nota faziosità opportunista dei partiti, chieda in modo forte e chiaro, che vengano rapidamente attuate le necessarie riforme.
Ispiriamoci in tal caso al pensiero di Platone che da della Giustizia una definizione simile all’anima individuale; infatti egli afferma che un uomo sarà giusto quando ognuna delle tre parti dell’anima adempirà alle sue funzioni e di conseguenza l’elemento razionale, sostenuto dall’emotività, dirigerà l’istinto.
Oggi trionfa l’istinto, spesso senza razionalità, intendendo questa come cultura e rispetto delle leggi, con la conseguenza che una delle funzioni fondamentali di una Stato democratico non è più coerente ai suoi doveri, mettendo così in crisi la stessa Repubblica.
Facciamo in modo che alla frase di Pannella di cui in epigrafe, si possa rispondere che la Repubblica, intesa come democrazia popolare, se ha coscienza dei suoi problemi può correggerli e sopravvivere.
Giorgio Castellucci
Ora ho capito quanta verità vi sia in questo pensiero che sintetizza un evento pari ad un cataclisma metereologico.
Infatti qual’è il senso di quanto sta oggi succedendo sotto gli occhi di tutti, cioè gruppi di magistrati che si colpiscono reciprocamente con atti di indagine, che li vede in assoluto contrasto?.
Certamente le alternative sono due: o non vi sono idonee regole o le regole ci sono ma non vengono rispettate anche da chi dovrebbe farle rispettare.
In ogni caso il risultato è che lo Stato di Diritto, che dovrebbe essere la struttura portante di ogni Stato moderno, è in profonda ed irreversibile crisi.
La Repubblica non è più in grado di garantire il governo del Popolo che ne è il fondamento, ma è intervenuta l’anarchia.
Allora, dopo tali constatazioni, cosa si può fare per non continuare solo nelle lamentazioni e critiche ?.
Il rimedio è uno solo: il popolo deve tornare a sostenere la democrazia dando un preciso mandato ai suoi rappresentanti in Parlamento per gli interventi indispensabili al ripristino dell’ordine e del rispetto delle regole che della Democrazia sono il fondamento.
Per la Magistratura gli interventi sono tanti e molti sono stati già proposti; alcuni particolarmente innovativi come la separazione delle carriere e la elezione popolare di tutti i magistrati, come provocatoriamente ipotizzato dall’attuale Presidente della Corte d’Appello di Milano.
Certamente è particolarmente urgente che l’Ufficio del Pubblico Ministero torni nell’ambito del suo alveo naturale, cioè assuma i fondamentali limiti di ogni pubblico impiego.
E’ necessario infatti instaurare un vero potere di controllo immediato e diretto su chi svolge un compito così rilevante per l’interesse pubblico, ma ha anche il dovere, spesso dimenticato, di rispettare la vita privata di tutti, se non è assolutamente e realmente necessario.
Quindi è urgente limitare i poteri dei Pubblici Ministeri, stabilire veri e tempestivi controlli e prevedere forme precise e codificate di responsabilità.
Infatti attualmente un magistrato del Pubblico Ministero può ipotizzare reati e indagare su un numero illimitato di persone, sulla base di pochissimi elementi indizianti, a volte praticamente inesistenti; quindi attraverso la forza mediatica della stampa può creare una atmosfera di colpevolezza che rende difficile la vita della persona colpita, ed infine, se non raccoglie vere prove, archivia o il tribunale assolve.
Intanto un cittadino ha subito un grave irreversibile danno alla sua immagine ed ha dovuto affrontare le ingenti spese della difesa.
L’episodio di questi ultimi giorni mette anche in evidenza che va modificata la norma che prevede una competenza predeterminata nei processi che vedono coinvolti dei magistrati, perchè così si possono creare gruppi di magistrati che sanno di avere la permanente competenza per qualunque indagine sui colleghi di un determinato Ufficio limitrofo.
Si dovrebbe invece tornare al criterio usato in precedenza che dava alla Corte di Cassazione il compito ogni volta di determinare l’Ufficio competente in tale materia.
Comunque è urgente che il popolo, almeno attraverso tutti i movimenti di pensiero, faccia sentire il suo “grido di dolore” nel vedere violate le regole fondamentali della Democrazia, e superando la nota faziosità opportunista dei partiti, chieda in modo forte e chiaro, che vengano rapidamente attuate le necessarie riforme.
Ispiriamoci in tal caso al pensiero di Platone che da della Giustizia una definizione simile all’anima individuale; infatti egli afferma che un uomo sarà giusto quando ognuna delle tre parti dell’anima adempirà alle sue funzioni e di conseguenza l’elemento razionale, sostenuto dall’emotività, dirigerà l’istinto.
Oggi trionfa l’istinto, spesso senza razionalità, intendendo questa come cultura e rispetto delle leggi, con la conseguenza che una delle funzioni fondamentali di una Stato democratico non è più coerente ai suoi doveri, mettendo così in crisi la stessa Repubblica.
Facciamo in modo che alla frase di Pannella di cui in epigrafe, si possa rispondere che la Repubblica, intesa come democrazia popolare, se ha coscienza dei suoi problemi può correggerli e sopravvivere.
Giorgio Castellucci








