Molto volentieri rilanciamo un articolo del noto giornalista apparso nei giorni scorsi su "Libero" i cui consigli ci sembrano preziosi per rilanciare il nostro Paese.
C'è voluto un ultimatum del Presidente del Senato Schifani per convincere i senatori, quasi tutti del Pdl che devono scegliere se fare i parlamentari, i sindaci o i presidenti di provincia. E' chiaro che essendo l'elezione del sindaco e del presidente della provincia, diretta e uninominale, i "nominati" dai leader devono rinunciare al ruolo di parlamentare.
Non è stato tanto il ritardo a mettere in rilievo l'anomalia italiana ma la scarsa importanza politica che viene data alla più alta funzione di una democrazia parlamentare, dove gli eletti dal popolo, come dice la Costituzione << rappresentano la Nazione>>. Come scrive giustamente Antonio Martino << nel nostro paese la funzione del Parlamento e del Governo va cercata nel sollevare, chi decide, dalla responsabilità che ciò comporta>>.
A rendere debole il potere esecutivo e legislativo è il modo come fanno le leggi in Italia.
Il Presidente del Consiglio ha poco più che il "potere di campanello" in Consiglio dei Ministri. Le proposte di legge e decreti sono elaborate nel preconsiglio dai capi di gabinetto. In Parlamento i funzionari preparano le relazioni e tutte devono andare in aula a meno che non ci sia l'unanimità in commissione. Il ruolo di ogni parlamentare è mortificato sebbene la Costituzione elevi ogni parlamentare a "rappresentante della Nazione". Il parlamentare ha vista esaltatala sua funzione soltanto attraverso "le larghe intese", "le grandi coalizioni" - come dice Martino - e quindi nel "consociativismo" fra Pci e Dc. Con Berlusconi è nato un bipolarismo che, dopo la bocciatura referendaria della riforma della Cdl ha lasciato quasi intatti l'architettura costituzionale e i regolamenti delle due Camere togliendo potere di decisione al Governo.
Gli elettori il 13-14 aprile hanno semplificato il quadro politico.
Hanno dato alla Camera e al Senato il potere di modificare il nostro sistema costituzionale e hanno dotato il Governo di poteri per realizzare il suo programma. Oggi con cinque gruppi il Parlamento può decidere in tempi rapidi.
Il Pd di Veltroni ha anticipato l'idea di una "democrazia governante" dando anche all'Opposizione con il "Governo ombra" un ruolo maggiore che non dovrà bloccare il programma della maggioranza. L'azione del Pd di Veltroni sarà costruttiva se contribuirà a modificare la nostra Costituzione.
Per la forma di governo penso che sia adattabile all'Italia il modello francese.
L'elezione diretta del Capo dello Stato con poteri di nomina del Primo Ministro il quale sceglie i ministri che dovranno dimettersi se hanno un mandato parlamentare come avviene in Francia. Questo semipresidenzialismo è adattabile anche in un sistema federale e solidale pur che il potere centrale resti garante dell'unità nazionale. Il federalismo fiscale sarà il primo esame della maggioranza. Il governo reale e il "governo ombra", si misureranno alla Camera e al Senato, alla ricerca dei punti di convergenza.
Di questo "semipresidenzialismo", Napolitano è un anticipatore con i suoi indirizzi e giudizi dati a governo e parlamento. Il più inascoltato "semipresidenzialista" è stato Cossiga le cui picconate hanno dissodato il terreno dell'oponione pubblica che, ora, con la semplificazione del quadro politico ha ben disegnato i ruoli distinti della maggioranza e dell'opposizione.








