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In questo momento anche soggetti e parti politiche che non sono stati annoverati in polemica con la magistratura, esprimono..
... con determinazione opinioni che l'assetto attuale ed il vissuto del ruolo magistratura-CSM vada rivisto. Secondo Capotosti (ex CSM) il sistema delle correnti nell'ANM, può trovarsi in contrasto con quella che lui stesso definisce lealtà istituzionale. Ossessionati come siamo, anche attraverso l'ossessiva insistenza e il ricordarcelo, dei pericoli veri o presunti per l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, dimentichiamo clamorosamente sia il senso vero dell'autonomia del potere giudiziario, sia il suo non troppo eventuale referente. "In nome del popolo italiano" è una vuota e retorica formuletta, se non riflettessimo sul fatto che il momento giustizia è storicamente e logicamente successivo al crearsi di una consociazione, che una volta esistente, deve risolvere le questioni tra i consociati, "ne cives ad arma veniant". Non è compito della giustizia deleggittimare la consociazione o esprimere giudizi morali sulla stessa e sui suoi rappresentanti. La ripartizione dei poteri significa che alla magistratura compete soltanto il momento applicativo della legge, dove l'autonomia dal potere politico ha senso nella salvaguardia dei singoli dalla prevaricazione di un'amministrazione. Ma come contenzioso giudiziario e non certo come attività politica surrettizia, tendente ad influenzare le scelte amministative. Lo stesso dicasi per la possibilità da parte del CSM di esprimere pareri sui progetti di legge, che in concreto, nell'attuale momento storico, si atteggia in un'ossessione consultiva, traducentesi, attraverso il gioco mediatico, in una concreta e data l'intensità, indebita pressione sui rappresentanti del popolo, e sul come debbano legiferare. Se collochiamo questa concreta invadenza nella situazione di altrttanto concreta intangibilità, attraverso il malfunzionamento della disciplinarietà del CSM, dovuto alla dinamica correntizia dell'ANM e ai veti incrociati, assistiamo al fatto che un'Amministrazione non possa neanche pretendere legittimamente dai suoi pubblici impiegati, comportamenti attinenti al buon funzionamento e produttività dei suoi stipendiati, senza che tutto questo venga tacciato come attentato all'autonomia e delegittimazione della magistratura. Se è vero che occorre non disincentivare, la equanime attività inquirente e non si debbano creare santuari, magari politici, dove non sia concesso di fatto accedere alla giustizia, non bisogna ricadere nel sito contrario dove tale e tanta si atteggia l'autonomia, al punto che non si possano perseguire programmi emergenziali e di ordine pubblico, nei quali un'armonia con l'azione e il momento amministrativo, più che necessaria, deve essere intesa come inevitabile.
Avvocato Angelo Armano del Foro di Napoli
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