Lunedì 10 Maggio 2010 10:04

La Corte "cortese" ed una Sentenza che avrebbe sempre ed in ogni caso fatto discutere

Scritto da Administrator
di Maurizio Navarra

Le ripercussioni politiche della Sentenza della Corte Costituzionale sul "Lodo Alfano" sono evidenti e dirompenti, al di là delle intenzioni dei Giudici e della linearità della Sentenza.

La Corte Costituzionale ha “esecutato” il cosiddetto “Lodo Alfano” in quanto, a maggioranza, lo ha reputato contrario all’art. 3 della Costituzione che sancisce la parità di tutti i cittadini e non prodotto nell’osservanza dell’art. 138 in quanto la norma giudicata avrebbe, secondo il giudizio, di fatto cambiato la nostra Costituzione: sarebbe stato necessario quindi far passare questo “Lodo” tramite le procedure previste per le leggi che arrecano modifiche costituzionali. Assegnare una sorta di impunità alle quattro maggiori cariche dello Stato, seppure limitatamente al tempo del mandato, è nella sostanza rendere quattro cittadini “diversi” da tutti gli altri. Se una norma modifica la Costituzione, inoltre, deve necessariamente seguire un iter specifico che offra maggiori garanzie. Una sentenza ineccepibile nel merito.

La notizia, attesissima, è diffusa e, a questo punto, il gioco delle parti si apre sul filone della sceneggiata napoletana nella quale la sinistra condanna Berlusconi alla parte del “malamente” e la destra indica nella stessa parte “la magistratura politicizzata”. Se questa commedia venisse rappresentata in teatro difficilmente gli attori potrebbero superare indenni il primo tempo in quanto verrebbero letteralmente sommersi da fischi e contestazione. Questa trama ci viene ammannita spesso, troppo spesso e noi cittadini cominciamo ad averne le tasche piene. C’è da chiedere e chiedersi a questo punto se sia stata fatta veramente giustizia o, per lo meno, se questa sentenza abbia il carisma dell’opportunità.

La libertà di stampa, tanto recentemente e solennemente invocata, concede qualche riflessione su questa sentenza. E sotto due punti di vista nettamente diversificati. Personalmente non trovo allarmante che le quattro più alte cariche dello Stato siano “protette” dall’azione della magistratura in quanto, è questa la sostanza della democrazia, oggi proteggono una parte e domani proteggeranno l’altra. I poteri dello Stato devono essere infatti in equilibrio per poter garantire effettivamente democrazia, e ciò soprattutto dopo che la magistratura è palesemente uscita fuori dalla sua obiettività schierando suoi membri da una parte o dall’altra degli schieramenti politici: ciò – è oramai storia patria - proprio in concomitanza con la massima “pressione” esercitata dalla magistratura sulla politica. Il sospetto, il grave sospetto che si è diffuso dopo che l’opinione pubblica ha assorbito l’ondata giustizialista è che, facendo politica, un magistrato orienti anche le sue decisioni secondo le sue convinzioni di partito e che, il passo successivo è maledettamente breve, queste decisioni possano essere influenzate veramente da una “parte” politica.

Ci si chiede, nel contempo, se chi ha pensato il “Lodo Alfano” fosse all’oscuro della necessità di rispettare l’iter previsto dall’art. 138 della Costituzione. Pur con tutto l’ossequio che meritano le cariche più alte dello Stato e pur essendo convinto che tale tutela realmente spetti loro, è indubbio che questo “Lodo” ponendo queste persone in una situazione differente da quella di tutti gli altri cittadini, avrebbe veramente dovuto rispettare l’iter delle leggi costituzionali. Ma, di grazia, tra tanti insigni giuristi che costellano la maggioranza non se ne è accorto nessuno? Il risultato è che tutti noi dobbiamo assistere ad esibizioni di lode per la sentenza che ha soppresso il lodo assolutamente demagogiche in quanto (ovviamente è impressione personale) a nessun simpatizzante della sinistra frega nulla se esiste un Lodo Alfano che protegga Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio e Presidenti di Camera e Senato: quello che importa è che Berlusconi Silvio, ritenuto il più reprobo tra i reprobi, non abbia questa difesa.

Ogni giorno che passa, questa è la mia riflessione di fondo, appare sempre più ineludibile una urgente e profonda riforma di tutto il nostro ordine giudiziario. Nessuno dovrebbe essere nelle condizioni di affermare che una sentenza è stata presa per convinzione politica e non per rispetto della norma giuridica. Nessuno dovrebbe mai temere che il giudizio del suo giudice naturale potesse essere influenzato da convinzioni derivanti da appartenenza ad un partito. Un partito qualsiasi.

Maurizio Navarra

Roma: giovedì 8 ottobre 2009

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