di Maurizio Navarra
Certe prese di posizione preconcette, prese con forte carica di emotività ideologica, invece del serioso che vorrebbero essere, divengono causa di esilarante involontario umorismo.
L’UCCI si è mossa con decisione, finalmente! L’ordine di mobilitazione è scattato quasi in automatico. La parola d’ordine è passata di bocca in bocca, di fertile fantasia in fertile fantasia. Avanti. Senza esitazione. Come? Mio caro, unico, fedele lettore come sarebbe a dire che non conosci la sigla? Davvero l’hai cercata invano sul WEB? Caspita, che santa ingenuità! Non ti rendi conto che si tratta di una consorteria segreta? No. Non si tratta di massoneria e tanto meno di un nuovo gruppo terroristico legato a fili più o meno stretti ed evidenti ad Al Qaeda. È semplicemente cosa diversa. Altra cosa, tutto lì. Sarei perfino tentato di “tenermi la cica” e non parlare, non rivelare nulla e mettere nella munita cassaforte di uno studio notarile la spiegazione, ma davanti alla tua sconcertante innocenza mi arrendo e “vuoto il sacco”. No. Non si tratta dello “UCCI UCCI cristianucci” che il perfido ed orripilante orco delle favole declamava con il suo potente vocione cercando bambini nascosti da divorare: UCCI è ovviamente un acronimo e, come tutti gli acronimi che si rispettano, non è altro che una sigla, composta da lettere iniziali che evidentemente soltanto gli addetti ai lavori sanno conoscere, riconoscere ed interpretare. Sto menando il can per l’aia? Non mi permetterei mai. Sono amico degli animali, io!
UCCI è, udite udite (rullo di tamburi in sottofondo, please) niente meno che la sigla di Umoristi Comici Chiaramente Impegnati. Chi sono i soci di questa consorteria? Diamine. A questo punto dovrebbe essere tutto chiaro. Faccio un esempio. Fate uno zapping completo radiotelevisivo nella giornata e poi ne riparliamo. Ogni comico degno di questo nome ed in possesso di un microfono, di una telecamera, di una penna/carta/calamaio, di un fuoco dal quale emanare segnali di fumo, di un tam tam da far suonare nella giungla, si è impegnato recentemente al tiro al bersaglio nei confronti di questa perfida cosa che è il cosiddetto (scusate il termine un po’ sconcio, direi perfino lascivo) “processo breve” … Beh, l’ho detto e l’ho anche scritto. Peggio per me. Rischio per lo meno una denunzia per linguaggio scurrile e spero che il mio Direttore Responsabile non mi rimproveri. Alfà, ma mi dici chi te lo fa fà? Come sarebbe a dire processo breve? Chi si permette di dire questa cosaccia? È chiaro. Questo processo rapido, questo modo veloce di amministrare la giustizia, per dirla con la voce dei “bravi” manzoniani “non s’ha da fare, né ora, né mai”. Ma il cittadino italiano ha il diritto o no di sapere entro il termine ragionevole di cinque anni se è colpevole o innocente per la giustizia italiana? Davvero c’è qualcuno che pensa che una sentenza che arriva al suo iter definitivo dopo dieci anni possa avere ancora valore? Vediamo un pò. Il colpevole, se è veramente colpevole, ha avuto modo di avere campo libero per un certo numero di anni, al riparo del giustissimo principio che nessuno può dirsi colpevole prima di una sentenza definitiva; l’innocente? Già, l’innocente. C’è qualcuno che riesce a pensare in modo comico, da far ridere magari a crepapelle, a una persona che deve attendere dieci anni per essere riconosciuto innocente? Del processo civile meglio non parlare. Le sentenze arrivano anche dopo avere abbondantemente superato i dieci anni, con quale effetto (se la materia del contendere è magari un credito da esigere) si può immaginare.
L’UCCI però sta bene in guardia. Scorciare i processi significa soltanto agevolare Berlusconi, ciò sarebbe certamente anche se questa norma venisse varata con un provvedimento “ad hoc” che escludesse dal provvedimento soltanto i processi suoi. Non è serio. Però sorridiamoci sopra, anzi, ridiamoci a crepapelle … sperando ovviamente di non avere la disavventura di incappare neppure da lontano in questa giustizia tanto gradita dai nostri Umoristi e dai nostri Comici.
Maurizio Navarra
Roma: giovedì 14 gennaio 2010








