Lunedì 10 Maggio 2010 10:07

Le elezioni? Sono come una bolletta in scadenza.

Scritto da Administrator

di Stelio W. Venceslai

Come quando si paga in ritardo una bolletta in scadenza, anche per le elezioni deve valere li stesso principio. Il Presidente Giorgio Napolitano, mal consigliato dai suoi giuristi da strapazzo.

Questa vicenda delle elezioni regionali sta diventando stucchevole, tranne che per gli interessati, che non sono pochi, ma che sono pur sempre un’infima minoranza rispetto alla gente cui delle elezioni regionali importa poco o niente. È più stimolante Ballate con noi o l’Isola dei famosi o gli abiti della Clerici a Sanremo.

Se ci sono delle regole, pensa la gente comune, vanno rispettate, se no, perché sono state fatte? Aggiungasi che le regole le hanno fatte, in genere, per loro, per i politici, che di simpatie ne hanno sempre avute poche ed ora nessuna.

Ma le regole sono importanti. Se una bolletta mi va in scadenza il 31 del mese e la pago dieci giorni dopo, ho una soprattassa. Non si discute. Se devo avere 18 anni per vo-tare, il giorno prima del mio compleanno non posso votare. È semplice.

Così è per la presentazione delle liste: occorre un certo numero di presentatori, le loro firme devono essere autenticate e le liste depositate entro una certa ora di un certo giorno. Se non lo fai, se non rispetti le regole, sei fuori. Invece, pare che non sia più così.

Il Presidente Napolitano, ma in realtà i suoi giuristi da strapazzo intorno (i veri servi del potere), ha deciso con un decreto improvvido che sì, le regole ci sono, i termini pure però, in fondo, sono questioni formali che non possono impedire al partito di maggioranza di entrare in lizza.

La gente comune ne trae due diverse conclusioni: o le regole ci sono, ma tanto per dire, ma allora perché farle, o le regole non ci sono ed allora voto a 17 anni undici mesi e 30 giorni e non pago  le sovrattasse se pago in ritardo. Tanto i termini sono questioni for-mali. La sostanza  da salvare è che il PDL concorra alle elezioni e che io, in fondo , la bol-letta la paghi. Vogliamo fare così, ad esempio, anche per le pensioni?

C’è da restare, come diceva mio nonno, basiti. Se una volta questo era il Paese del diritto, ora rischiamo che il diritto lo troviamo tutti in quel posto. Se questo è il Paese dell’arbitrio e del ricatto, allora è un’altra faccenda e, se possiamo, andiamo via.

Qui non si tratta di salvare il salvabile, di non buttare il bambino con l’acqua sporca, qui c’è da chiudere bottega e dire: abbiamo scherzato.

La crisi incalza e si fa poco o nulla; il Paese non ha ancora fame ma non ha più sol-di, il sistema è depresso e non più condiviso se non da quelli che ci lucrano sopra.

Una tempesta di scandali offende il Paese, umilia chi crede nelle Istituzioni, chi si alza in piedi quando entra un Ministro, chi crede in un Paese di diritto. Non c’è più nulla da salvare. Il Paese è marcio, dominato da una cosca, in genere, di cretini e di persone da malaffare, intrecciata con la mafia e consorelle, la premiata ditta che oggi macina un quar-to, se non un terzo, del nostro PIL.

Perfino la CEI ha alzato un sopracciglio, all’apparire di questo decreto incongruo, e sì che la CEI di polveroni propri ne alzati spesso! Ma quel che è troppo è troppo.

Adesso anche il TAR del Lazio, l’ultima isola del diritto amministrativo, ha alzato la testa. Il conflitto tra i poteri è enorme. Un guazzabuglio dove s’incrociano pressioni, ricatti, speranze e forse, anche, quattrini. Si voterà? Si voterà con o senza il PDL?

Gli daremo finalmente un marchio da cretini doc, per non essere stati in grado di ri-spettare le regole che anche loro hanno, a suo tempo, contribuito a formare?

La scena è vuota ma piena di attori dietro le quinte che si scannano a vicenda. E’ questo il Paese in cui abbiamo avuto un’educazione diversa, per cui abbiamo lavorato, di cui dovremmo essere orgogliosi?

Se il nostro popolo trovasse una spinta ideale, potrebbe spingere a sua volta questo marciume nel mare dei rifiuti. Non si può restare indifferenti ad un’evasione incontrollata, allo sviluppo mafioso dei voti di scambio, all’ascesa ed alla scomparsa di personaggi intrisi di reati che nessuno persegue o che, se si perseguono, finiscono stremati dagli anni e dal-le lungaggini giudiziarie.

Qualunque cosa tocchiamo è sporca, qualunque aspetto della nostra vita pubblica è inquinato, qualunque uomo politico ci è sospetto.

Questo è un mondo che non ci appartiene più.

Stelio Venceslai

Roma: mercoledì 10 marzo 2010

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