Lunedì 10 Maggio 2010 09:08

Alcuni dei motivi che rendono indifferibile la riforma della giustizia

 

di Vincenzo Ribet

Il "team giustizia", coordinato dall'avv.Ribet, continua la collaborazione col Movimento attraverso una serie di articoli sull'argomento.

Il dibattito sulla giustizia è sempre all’ordine del giorno nell’agenda politica. Ma non sempre ciò accade per problemi “tecnici” che sarebbero di reale interesse per lo Stato ed i cittadini.
Vediamo cosa ha riempito le pagine dei giornali prima e durante la campagna elettorale: il pentito Spatuzza dichiara, con grande eco della stampa, che Berlusconi è il mandante delle stragi di mafia degli anni ’90. Poi Ciancimino, afferma che l’attuale capo del Governo ha costruito il suo impero riciclando i capitali dei  mafiosi. Bertolaso, uomo di assoluta fiducia di Berlusconi, viene trascinato nel fango per una vicenda di corruzione cui lui è estraneo, divulgando una sua telefonata con la quale chiede un massaggio alla schiena. Vengono divulgate allo stesso modo le telefonate del Presidente del Consiglio con le quali (senza dubbio seguendo una consuetudine indecorosa) egli  chiede sanzioni contro una trasmissione televisiva a lui sgradita. Il tutto con quotidiane polemiche con il Consiglio Superiore della magistratura che accusa Berlusconi di calpestare la Costituzione e di attentare all’ordine democratico.
Posto che -seguendo una rigida scaletta- tutti questi “fatti” sono avvenuti ben scadenzati nel periodo elettorale, è facile ritenere che la loro concatenazione non sia affatto casuale. Viene in mente la conferenza stampa di Formigoni di due mesi or sono, con la quale -sventolando un avviso di garanzia- diceva allegro di sapere bene che esso sarebbe puntualmente arrivato, e che con quell’avviso si apriva ufficialmente la campagna elettorale.
Tutto ciò è indecoroso e indegno di un paese civile.
Allo stato attuale non a caso la riforma della Giustizia è considerata prioritaria. Vedremo in successive analisi ciò che è stato fatto nell’ambito civile. Ma il punto dolente sempre più sotto i riflettori dei media è quella penale. In primis, ruolo e poteri del Pubblico ministero.
Innanzitutto una precisazione: il PM oggi fa parte della magistratura, ma non è un giudice. Quindi se il concetto dell’indipendenza dei Giudici è una nozione sacra ed irrinunciabile in qualsiasi ordinamento democratico, tutt’altra cosa è lo status dei pubblici ministeri. I quali negli altri paesi sono quasi sempre soggetti al potere politico.
Facciamo qualche esempio. In America come è noto, i procuratori sono di carica elettiva: si presentano con un programma, se sono eletti devono rispettarlo e se non lo rispettano, perdono le elezioni successive e vanno a casa.
In Germania i PM sono funzionari che “devono conformarsi agli ordini dei loro superiori”  vale a dire del Governo. In Francia il PM dipende dal procuratore della repubblica che dipende da un procuratore generale che dipende dal Ministro della Giustizia. In Inghilterra il PM è nominato da un procuratore che è nominato a sua volta da quello che in Italia sarebbe il PG della cassazione. Essi sono esponenti del partito di maggioranza e restano in carica quanto il governo.
Allo stesso modo nei paesi bassi i PM rispondono al governo ed anche in Spagna dipendono da un procuratore generale di nomina reale, ma proposto del governo.
Insomma, il pubblico ministero  è un organo politico, non è un giudice. E come organo politico deve essere soggetto alla politica. Questo rientra nelle regole della democrazia a mente delle quali chi governa deve governare bene con tutti gli strumenti a sua disposizione. E se non lo fa, anche lui viene rimandato a casa.
Non a caso la timidissima formula della “separazione della carriere” è il primo passo per colpire una stortura che si è venuta creando in questi anni. E’ poco, ma forse è il massimo che potrà essere promulgato contro la strapotente corporazione dei magistrati.
Strettamente connesso alle struttura dei PM è il problema che la Lega Nord ha fatto riemergere proprio in questi giorni: l’abrogazione dell’obbligatorietà dell’azione penale.
Il problema è tutt’altro che nuovo visto che da tempo immemorabile ne parla anche Pannella. Infatti una norma che a prima vista può sembrare un elemento del tutto logico, in realtà può divenire (e spesso diventa) un mostro giuridico.
Infatti se il magistrato si deve attivare  per ogni cd “notita criminis” (notizia di reato) ma ne riceve 100 al giorno, necessariamente non potrĂ  seguirle tutte. Ma se è umanamente impossibile che adempia il suo dovere, nessuno potrĂ  imputargli alcunchĂ© del suo operato. Egli quindi sarĂ  svincolato da qualsiasi obbligo di gestione, e potrĂ  seguire ciò che piĂą gli aggrada (magari per predisporsi la strada per l’elezione in qualche organismo politico).
Viceversa, abolendo l’obbligatorietà, il magistrato dovrà rendere conto del suo operato, e spiegare perché ha seguito solo alcune inchieste e ne ha archiviate altre. Ribadiamo il concetto che la stragrande maggioranza dei PM sono solerti nelle loro funzioni, ma è la logica stesa del’ordinamento che vede l’obbligatorietà dell’azione penale come una norma obsoleta e da modificare
Alla stessa stregua , sottrarre le indagini al pm (almeno nella fase iniziale) ed affidarle al loro referente naturale (polizia carabinieri ecc) è un passo in questa direzione. Il chè non dovrebbe essere ovviamente un bavaglio ai pm (i quali avrebbero comunque possibilitĂ  di agire autonomamente), ma si tratterebbe  di una selezione delle indagini alla fonte.
Si spera a vantaggio dei cittadini.
Occorre comunque ribadire che se taluno ha tentato -e tenta- di usare i mezzi dello Stato per fini di notorietà personale ed approdare al Parlamento (italiano od europeo) non bisogna dimenticare che la stragrande maggioranza dei giudici è solerte ed attenta nel proprio lavoro, e vede con rammarico lo stato attuale della Giustizia.
Nel merito delle proposte per l’ordinamento penale, e soprattutto di quello che già è stato fatto nel processo civile, torneremo in seguito.

Roma, 12 Aprile 2010

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