Lunedì 10 Maggio 2010 10:14

L'appello dell'ambasciatore Usa Spogli. Il vincolo virtuoso di Piero Ostellino

Scritto da Administrator
l'ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, Ronald P. Spogli, ha spiegato che quando si partecipa a una iniziativa multilaterale internazionale, come quella in corso in Medio Oriente, ci sono delle regole da rispettare. Pubblichiamo per una più ampia diffusione l'articolo di Piero Ostellino pubblicato su il Corriere Della Sera


Con il «soffice» linguaggio della diplomazia, l'ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, Ronald P. Spogli, ha spiegato ieri a nuora (i nostri lettori), affinchè suocera (il nostro governo) intenda, che quando si partecipa a una iniziativa multilaterale internazionale, come quella in corso in Medio Oriente, ci sono delle regole da rispettare. Dopo le aperture al «dialogo» ” da parte del nostro ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, e dello stesso presidente del Consiglio, Romano Prodi, nei confronti di Hamas, il movimento terrorista che si è installato con la violenza a Gaza e che persegue la distruzione di Israele — il leader di Hamas, Ismail Haniyeh aveva detto al Corriere: «Diamo il benvenuto a Prodi. Il suo è un approccio equilibrato che riconosce Hamas e il pieno valore della nostra vittoria elettorale. Chiedo a Prodi di aiutarci a cancellare l'embargo».
Nessun accenno, da parte del diplomatico americano, a queste parole; nessuna critica, neppure indiretta, anzi, al nostro governo, che avrebbe rischiato di suonare come un processo alle intenzioni. Ma pur sempre un’inequivocabile presa di posizione politica, per non dire una lezione di buone maniere diplomatiche. Le popolazioni mediorientali, e i loro governi — dice Spogli — devono fare una scelta fra moderazione ed estremismo a favore di una soluzione di pace che preveda la nascita dello Stato palestinese a fianco di Israele, il rifiuto della violenza e del terrorismo, il riconoscimento del diritto di entrambi gli Stati a esistere.
Poiché alcuni leader palestinesi, guidati dal presidente Abu Mazen, sono per una scelta moderata, spetta alla comunità internazionale sostenerli e aiutarli. «Ciò — ed è qui che il «soffice» linguaggio diplomatico dell'ambasciatore americano diventa più esplicito — è largamente condiviso a livello internazionale, incluso il Quartetto di cui fanno parte l'Italia come membro dell’Unione Europea e gli Stati Uniti, e alle cui decisioni gli stessi Stati Uniti come anche l'Italia sono vincolati». Quali siano, poi, questi «vincoli» da rispettare è presto detto. Gli Stati Uniti sono «pronti — conclude Spogli — a lavorare con l'Italia per promuovere le aspettative di pace e di stabilità in Medio Oriente, e per isolare le forze che praticano la violenza e l'intolleranza ».
Come interpretare la lettera dell'ambasciatore americano al Corriere? Personalmente, la definirei una coerente riflessione sui rischi dell'unilateralismo nella partita diplomatica e politica mediorientale. Non è la prima volta che Spogli scrive al Corriere per ricordare quali dovrebbero essere le regole quando si gioca. Era già accaduto quando i possibili acquirenti americani della Telecom erano stati indotti a rinunciarvi per le eccessive pressioni politiche nella vicenda. Non si era trattato, allora, di un’interferenza nei nostri affari interni. Non lo è oggi.
La sinistra italiana ha invocato il ritorno a una diplomazia multilaterale — fino al punto di fare dell'Onu una sorta di improbabile «governo mondiale» — ogni volta che gli Stati Uniti, come nel caso della guerra in Iraq, si sono esposti all'accusa di volersi muovere da posizioni unilaterali. Sarebbe davvero singolare se — adesso che Washington partecipa a una iniziativa multilaterale— il governo di centrosinistra si comportasse in modo unilaterale, violando i «vincoli» multilaterali che le impone la sua partecipazione all'iniziativa di pace in Medio Oriente. Il sospetto di pretestuosa multilateralità , prima, e di pelosa unilateralità , poi, entrambe dettate solo dal pregiudizio anti-americano, sarebbe allora legittimo. E non solo da parte di Washington.
Piero Ostellino
24 agosto 2007, Corriere Della Sera

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