Lunedì 10 Maggio 2010 10:14

La cerniera turca

Scritto da Administrator
Migliaia di imprese italiane operano già da tempo nei Paesi Balcanici e l'Italia dovrebbe finalmente decidere se essere una grande Potenza od una grande Svizzera cominciando ad essere lungimirante in politica estera e capace di concertazione in sede europea per non perdere la grande occasione rappresentata dalla adesione di questi Paesi all'Europa.


Ecco in breve le ragioni perchè  il nostro Paese diventi finalmente un Paese "normale"

1.  I dati del problema.
I nuovi Paesi entrati a far parte dell'Unione europea sono 12: le tre Repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia, Lituania), la Polonia, la Repubblica Ceca e la Slovacchia, l'Ungheria, la Slovenia, la Bulgaria, la Romania, e due isole, Cipro e Malta, con circa 108 milioni di di nuovi cittadini comunitari.
Se la Turchia (63,1 milioni) entrasse a far parte dell'Unione, si aggiungerebbero altri 63 milioni di abitanti.
Ma una politica dell'integrazione europea nell'area del sud-est europeo non potrebbe prescindere dalla presenza degli altri Paesi balcanici formatisi dopo la dissoluzione della Jugoslavia: Croazia (4,9 milioni di abitanti), Serbia e Montenegro (10, 6), Bosnia (3, 5), Macedonia (1, 9) ed Albania (3, 3), Paesi che assieme rappresentano un mercato di altri 24/25 milioni di abitanti.
Le economie di tutti questi Paesi sono tra loro molto dissimili. Si tratta di aree strutturalmente arretrate, con molte regioni industriali in declino, una forte sottoccupazione, un ridotto livello d'innovazione, con un tasso di sviluppo industriale molto diverso, anche se con un livello di formazione tecnica, scientifica ed imprenditoriale sufficientemente elevato e con un costo del lavoro che si situa attorno al 30/40% di quello comunitario.
Poichè, poi, si ritiene che le popolazioni siano spinte a migrazioni di massa quando il livello di vita sia inferiore al 60  70% di quello dei Paesi di destinazione, va detto che i Paesi in questione, ad eccezione della Polonia (il cui livello di vita  al 50% di quello comunitario) sono ad un livello pari o leggermente superiore alla soglia del 60-70% di cui sopra, motivo per il quale non si dovrebbero avere nuovi e più consistenti fenomeni migratori verso il resto dell'Europa.

2. La questione comunitaria.
Soddisfatte le ragioni politiche che hanno indotto all’adesione di tali Paesi, restano molti problemi all’interno dell’Unione, politici ed economici, di non facile soluzione.
Il Consiglio europeo è stato, sino ad ora, il vero motore dell’integrazione. La nuova Costituzione europea dovrebbe dare più poteri al Governo dell’Unione, la Commissione, ma è certo che il Consiglio continuerà ad esercitare un’influenza determinante.
Il peso dei nuovi Paesi sarà tutt’altro che trascurabile, non solo per le questioni interessanti direttamente le loro economie ma, altresì, per l’insieme delle decisioni che saranno assunte, ad esempio, in materia di politica estera, di difesa, di giustizia, di ambiente, di cooperazione e così via. Certamente i Paesi baltici voteranno come la Svezia e la Finlandia, ma non la Polonia, dopo l’intervento americano in Iraq, alleata della Spagna; i Paesi dell’antica Piccola Intesa (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e, forse, Slovenia), probabilmente seguiranno l’Austria; Malta l’Italia e Cipro la Grecia..
Ma se, invece, si coalizzassero tra loro? Questo non sarebbe un pericolo ma certamente, nella spartizione delle risorse, occorrerà tener conto di questi fattori imponderabili.
Per ragioni storiche ed emotive molto complesse la questione nazionale è vivissima in questi Paesi, molto di più che nel resto dell’Occidente. Per questo, da sempre, un padrone potente e lontano è preferibile ad un padrone debole e vicino: le Repubbliche baltiche e la Polonia lo stanno mostrando con una certa chiarezza, visti i nuovi e più intensi legami con gli Stati Uniti.
Il Parlamento europeo e la Commissione ne faranno le spese: il cristallo balcanico è molto fragile e pieno di rancori. Nell’ultimo secolo, la dissoluzione di tre Imperi, quello turco, quello austro-ungarico e quello sovietico, ha permesso solo brevi anni d’indipendenza e di pace ed ha lasciato guasti, sotto il profilo delle nazionalità , praticamente irrisolti in termini di confini. Il melting pot comunitario, almeno in teoria, dovrebbe rendere ininfluente il fatto che un cittadino di lingua ungherese viva in Slovacchia od in Transilvania o che un albanofono si trovi in Macedonia od in Serbia, ma sappiamo che non è stato e che non sarà per molto tempo così.
L’illusione Brandt e di Kohl di “digerire” facilmente i ritardi e le frustrazioni dei cittadini tedeschi della Germania dell’est, dopo il crollo dell’URSS, per poi egemonizzare economicamente l’insieme dei Paesi europei dell’ex Patto di Varsavia, si è rivelata quello che era: un’illusione, come lo fu la spinta militare di Hitler verso il petrolio di Baku e l’Iran, attraverso l’Unione Sovietica. I problemi tedeschi sono lungi dall’essere risolti e la politica tedesca verso l’Est ha incontrato nuovi ed imprevedibili ostacoli, soprattutto economici.
Le necessità finanziarie dei nuovi Paesi aderenti sono, praticamente enormi; non si potrà contare, per lungo tempo, sulle loro risorse interne, dati i cambiamenti strutturali, anche sotto il profilo fiscale (l’introduzione della TVA, ad es.), che dovranno essere fatti. Il peso della ristrutturazione e del processo di avvicinamento graverà , sostanzialmente, sulle risorse dell’Unione e su limitate risorse finanziarie di origine multilaterale.
< Soprattutto la politica regionale e la politica sociale pagheranno un tributo pesante, in termini finanziari, alle nuove regioni depresse della più grande Unione europea, mentre ben più limitati saranno gli apporti dei nuovi Paesi al bilancio comunitario.

3 - La questione balcanica.
Tutti i Paesi del Sud Est europeo hanno gravi ritardi e problemi secolari irrisolti.
La Slovacchia non è in buoni rapporti né con la Repubblica Ceca, da cui si è distaccata anni fa, né con l’Ungheria, data la presenza di forti minoranze ungheresi. Sullo sfondo, poi, c’è sempre il problema dell’irredentismo ruteno.
L’Ungheria non ha buoni rapporti con la Slovacchia, per le stesse ragioni, né li ha con la Romania, rivendicando la Transilvania posseduta dai Romeni, né dimentica le proprie aspirazioni secolari su Croazia e Slovenia, aspirando al mare da cui manca dai tempi austroungarici con l’Ammiraglio Horthy.
La Romania è in lite secolare con la Russia ed ora con l’Ukraina, per la Besserabia, è in contrasto con l’antica regione romena della Moldavia, al di là del Danubio, ora Stato indipendente, e rivendica la Dobrugia, lungo il Mar Nero, ora bulgara.
La Bulgaria è in rotta con i Turchi, oltre che per ragioni secolari, a causa di una discreta minoranza musulmana e turcofona esistente nel Paese, ha pessimi rapporti con la Grecia, da cui rivendica la Tracia, con la Romania, per la Dobrugia, contesta l’esistenza stessa della Macedonia, che farebbe parte della “Grande Bulgaria”, ed ambisce ad alcuni territori albanesi.
La Slovenia sarebbe tradizionalmente orientata verso l’Austria, che è, però, un piccolo Paese rispetto all’altro grande confinante, l’Italia. Inoltre, ha molti problemi irrisolti con la Croazia.
Non parliamo, poi, dell’Albania e delle altre repubbliche balcaniche formatesi dopo la dissoluzione della Jugoslavia (Croazia, Serbia e Montenegro, Bosnia e Macedonia), che non possono non gravitare, economicamente, che verso il Paese più importante e più vicino che è l’Italia.
Tutti i Paesi dell’area hanno storicamente il complesso dell’”accerchiamento”: i Bulgari si sentono stretti tra Romeni e Greci, i Romeni tra Slavi (Russi e Bulgari) ed Ungheresi, gli Ungheresi sono circondati da Slavi, ed infine Slovacchi e Sloveni sono troppo giovani per non cercare alleanze tranquille.

4 - La questione italiana.
E’ pressoché inevitabile che i Paesi del Sud-Est europeo gravitino, in un modo od in un altro, verso l’Italia.
Il nostro Paese si trova in una posizione geopolitica ed economica particolare e potrebbe esercitare un ruolo attrattivo predominante in questa regione:
a - di sicurezza, e ciò comporta problemi militari di non poco peso;
b - economico, e ciò può essere un forte incentivo alla nostra tecnologia ed allo sviluppo concertato di attività industriali, di servizi e per una logistica moderna;
c - culturale, perché nell’area la nostre trasmissioni televisive sono seguite e capite ed esiste, dunque, un’importante possibilità di trasmissione, di formazione e, se vogliamo, di reciproco acculturamento,
d – politico, perché sarebbe estremamente importante fungere da tutor di questi Paesi, attenuando il loro timore del peso della tradizionale egemonia tedesca o francese.
Ciò presupporrebbe lungimiranza in politica estera, capacità di concertazione in sede europea, una diversa allocazione delle risorse nazionali destinate a stimolare gli investimenti esteri ed il riconoscimento del fatto che, indipendentemente dalla volontà dei Governi, le imprese italiane già operano, numerosissime, in questi Paesi (nella sola Romania, due anni fa, erano registrate più di 50.000 imprese italiane operanti in loco).

5 – L’Europa ed il suo confine orientale.
La grande incognita è rappresentata dal ruolo politico dell’Unione verso l’Est. Dove sono, realmente, i confini dell’Europa?
Ukraina e Bielorussia certamente sono Europa anche se è incerta, al momento, la loro attitudine verso l’Unione. Ma anche la Federazione russa è Europa e la presenza di Mosca nella NATO ne è l’espressione. Quanto la visione geografica di un’Europa fino alla catena degli Urali coincide con una visione geopolitica reale?
I nuovi Paesi originatisi in quelle regioni dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, dalla Moldavia (che è certamente europea e romena) alla Georgia, all’Armenia, sono anch’essi Europa? Se dovesse entrare anche la Turchia nel contesto comunitario, come potrebbe non essere portavoce del mondo turcofono, rappresentato dalle sei nuove Repubbliche centro-asiatiche (Uzbekistan, Kazakistan, Azerbajian, Turkmenistan, Kirgizistan, Tagikistan) ?
La Turchia avrebbe le carte politiche e culturali in regola per molti Paesi turcofoni dell’area, ma non avrebbe né le risorse né le strutture necessarie per un ruolo di così ampio respiro né sembra avere, almeno al momento, la tranquillità politica necessaria, all’interno del Paese, a causa del problema curdo, per spingersi fino alla creazione di un Commonwealth turcofono. Ma tutto ciò, quali scenari geopolitica aprirebbe, fino a qualche anno fa del tutto impensabili?

6 – Conclusioni. Molte sono le luci e le ombre, come in tutti i grandi eventi politici che determinano i nuovi assetti continentali.
Il nostro Paese non è stato mai in grado di decidere se essere una grande Potenza od un grande Svizzera, nonostante la sua forza economica e l’importanza che gli viene attribuita per i suoi valori storico-culturali. L’adesione di questi nuovi Paesi si prospetta come una grande occasione da non perdere.
Di più, la questione turca, dopo la recentissima elezione del nuovo Presidente Güll, islamista moderato, torna ad essere di primaria importanza. Se un accordo si dovesse trovare tra le forze armate turche, garanti della rivoluzione laica kemalista, ed il nuovo Presidente, l’Europa non potrebbe e non dovrebbe deludere le aspettative di Ankara, checché ne possa pensare la Grecia, secolare nemico della Turchia.
Lo stesso Sarkozy, con grande chiarezza, ha detto che la Francia, pur non essendo favorevole all’adesione turca, non si opporrebbe alla maggioranza dei voleri positivi che si formassero in proposito, in seno all’Unione.
Il pericolo dell’integralismo islamico è troppo forte perché si possa rinunciare o rinviare a tempi lunghi l’inserimento della Turchia nel sistema geopolitico dell’Unione.
Stelio Venceslai

Aggiungi commento


Chi siamo

Il Movimento d'opinione nasce nel 1998 da un'idea di Temistocle Sidoti e Roberto Fait come...
29 Maggio 2011, 22.26

Convegni

In questa sezione potrete trovare tutte le notizie relative ai convegni realizzati da il Movimento
29 Maggio 2011, 23.32

Documenti

L'area del sito dedicata ai testi, documenti e pubblicazioni riguardanti il Movimento...
29 Maggio 2011, 23.52

Tesseramento

Informazioni utili e modulistica per partecipare attivamente alle iniziative de il Movimento Per...
30 Maggio 2011, 00.02
Testata giornalistica del PLI in attesa di registrazione al
Tribunale di Roma. Le foto presenti sul sito sono state prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio.
Per chiederne la rimozione scrivere alla redazione del sito. Le collaborazioni sono su richiesta della Direzione e,
salvo quando espressamente dichiarato dalla Propriet&agrave;, a titolo gratuito.
Testata giornalistica de Il Movimento d'Opinione in attesa di registrazione al Tribunale di Roma. Le foto presenti sul sito sono state prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Per chiederne la rimozione scrivere alla redazione del sito. Le collaborazioni sono su richiesta della Direzione e, salvo quando espressamente dichiarato dalla Proprietà, a titolo gratuito.