Lunedì 10 Maggio 2010 10:18

I tre porcellini ed il lupo cattivo nella favola della democrazia. (di Cecco d’Ascoli)

Scritto da Administrator
Vorrei mettere tre democrazie a confronto: tre Paesi importanti, dove si fanno le elezioni, si elegge un Presidente e la democrazia è un fatto acquisito, almeno a parole.
Il primo porcellino: il Pakistan
Il primo è il Pakistan. Certo, non è una democrazia come l’India, ma è pur sempre una democrazia, con una costituzione, partiti politici, elezioni, un certo decentramento territoriale: una tradizione ininterrotta di governi ispirati dall’Occidente, un’economia di tipo capitalistico e così via. In più, una patente di democraticità gliela danno  gli Stati Uniti e le  grandi Agenzie internazionali quali la Banca mondiale e l’FMI.
Tuttavia, in Pakistan, il popolo non conta nulla, l’esercito ha il potere, il ricambio al governo è in genere piuttosto traumatico: i presidenti muoiono o prima della fine del mandato, perché assassinati, o dopo il mandato, perché processati od impiccati. L’assassinio di Benazir Bhutto è un netto miglioramento delle procedure costituzionali pakistane: adesso si ammazzano anche i candidati a Presidente.
Il ricambio è assicurato.
Dov’è la democrazia? Da nessuna parte. Basterà pensare che il figlio diciassettenne della Benazir è il nuovo capo del suo partito. Come nella Corea del Nord, in Libano, in India, in Siria, c’è la successione dinastica al potere. Poi, si faranno le elezioni a furor di popolo beota ed affamato, che eleggerà il nuovo Visir, finché dura. Ma il Pakistan è una democrazia, militare, nucleare, ritardata, ma per tale spacciata dall’ala protettrice degli Stati Uniti. Si differenzia dalla Birmania? No. E’ diversa dalla Siria? No. Ma questi sono schierati da un’altra parte (Russia, Cina). La differenza di schieramenti, pro o contro gli Stati Uniti e, in genere, l’Occidente fa la differenza di democraticità.

Il secondo porcellino: gli Stati Uniti

Prendiamo un altro Paese, il più grande, gli Stati Uniti, la patria attuale della democrazia. Anche qui i Presidenti fanno spesso una brutta fine, in genere prima del termine del loro mandato, ma sono regolarmente eletti con un sistema curioso, che coinvolge, al massimo, il 40% dell’elettorato il che, diviso tra i due partiti tradizionali, il democratico ed il repubblicano, significa che vince chi avrà il consenso almeno del 21%, il che è un po’ poco per decidere dei destini del mondo e mandare i propri figli a morire in Iraq, in Afghanistan od in Somalia.
Quando c’era il confronto con il blocco sovietico, i due sistemi elettorali (perché anche nell’URSS c’era la democrazia, ma popolare) si differenziavano solo perché i Russi eleggevano al 99.99% i più anziani (ricordate Breznev, Cernienko?) e gli Americani quelli che facevano meglio ‘cheese’, avevano una bella famiglia e piacevano all’elettorato femminile (ricordate il povero Ford oppure il buon Reagan?).
Ma dietro alla gerontocrazia sovietica c’erano le lobbies sovietiche: il partito della NKVD, il partito dell’industria pesante, contrapposto a quello dell’industria leggera e dell’agricoltura, il partito dell’esercito e così via, anche se tutti debitamente inquadrati nel  vasto mare del Partito comunista sovietico.
Dietro all’apparente frivolezza americana c’erano le lobbies industriali (petrolio, alimentare, petrolifera, informatica, del sistema finanziario e così via), che pagavano profumatamente i loro candidati e le loro campagne elettorali, ma allo scoperto. In sostanza, il ricambio è assicurato da fantocci e dinastie alla Bush alla Clinton, alla Kennedy, come altrove.
Dov’è la democrazia?

Il terzo porcellino: l’ Italia
Da noi non c’è ricambio così come non ci sono dimissioni od impiccagioni. Questo è un Paese tranquillo. Il rispetto per la democrazia per noi è altissimo: stiamo morendo per eccesso di democrazia. Il ricambio non c’è e neppure ci sono lobbies consistenti, che però sono miserabili e agiscono al coperto perché forse si vergognano.
Chi viene eletto, con un sistema elettorale che non fa scegliere agli elettori i propri candidati (pensano a tutto, bontà loro, i partiti, per non dare preoccupazioni di scelta ai cittadini), magari con l’1% dei voti, ha un potere d’interdizione altissimo. Ha più potere di chi è vincente e condiziona il sistema. Questo spiega perché abbiamo 35 o 37 partiti. Il problema non è proporre, ma condizionare, non è governare ma restare al potere.
E la democrazia? Esiste solo la parola!

Il lupo cattivo
Nella favola dei tre porcellini c’è sempre un lupo cattivo che minaccia la serena tranquillità di queste amabili bestiole. Ed in genere è il lupo che perde.
In democrazia il lupo è la non democrazia, la dittatura, il decisionismo.

In Pakistan il lupo cattivo è l’integralismo islamico. Se dovesse prendere il sopravvento, a parte l’arsenale nucleare di cui dispone, si riaprirebbe immediatamente la ferita con l’India, per il Kashmir e non solo. Due potenze nucleari nel sub continente indiano che si fanno la guerra è uno scenario da paura, anche per il colosso cinese. Non parliamo, poi, di quel che accadrebbe sul fronte afghano e di quanto si sarebbe incentivato l’Iran a dotarsi di armi nucleari.

Negli Stati Uniti il lupo cattivo è il dollaro in caduta libera. Se tutti i dollari in circolazione nel mondo rientrassero a casa, sostituiti dall’Euro come moneta di riserva o come mezzo di pagamento internazionale, ne verrebbe fuori una tale inflazione che la crisi del 1929 sarebbe un musical rispetto a ciò che potrebbe accadere. Gli Usa sono un grande, grandissimo Paese che non ha il coraggio d’essere un impero di cui non può permettersi i costi (il gendarme del mondo), che non ha un sistema di sicurezza sociale e sanitario credibile, non ha un sistema d’istruzione  pubblica adeguato e non riesce ad avere una visione diversa dal fai da te perché tutti possono diventare ricchi se lo vogliono.

In Italia il lupo cattivo è oggi l’eccesso di democrazia: ci ha mangiato la libertà elettorale, ci divora risparmi e patrimonio, resta solo la libertà, sempre più compressa.
In un’indifferenza mortale, per cui il Paese si trascina nella storia come se fosse un abito ormai dismesso portato da un ristretto gruppo di oligarchi parassiti, senza alcuna speranza di ricambio,
in Italia il lupo cattivo potrebbe diventare la disubbidienza civile fino alla rivolta contro un sistema ormai marcio.

Cecco d’Ascoli

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