È stata presentata ieri in una conferenza stampa svoltasi presso la Camera dei Deputati un’iniziativa a favore della donne afghane, intitolata...
... “La ragazza con l’aquilone”, che prende spunto dalla firma da parte del Presidente dell’Afghanistan Hamid Karzai della legge internazionalmente intesa come “Shia Family Law, approvata dai due rami del parlamento afghano ma non ancora promulgata per cui non è in vigore, per cui rivedibile e emendabile.
Di questo si parlerà oggi, mercoledì 1 luglio 2009 alle ore 19,30, alla “Casa del Rifugio” presso Palazzo Leopardi, in vicolo di Santa Maria in Trastevere n° 23, in Roma.
L’iniziativa promossa dalla giornalista Daniela Binello, autrice del videoreportage “Ultime della classe”, che con la sua telecamera è entrata nel reparto maternità dell’ospedale di Herat per documentare la condizione delle donne afghane attraverso uno degli eventi chiave della vita femminile la nascita e la cura dei loro figli.
In Afghanistan il tasso di mortalità perinatale è il più alto del mondo: 1 su 6 (fonte Oms, Unfpa, Unicef) riferito al numero annuo di decessi a causa della gravidanza su centomila nati vivi. Un dato frutto della condizione sociale della donna, delineata chiaramente nel documentario, che l’Autrice attribuisce all’arretratezza culturale e non ai principi religiosi, spesso strumentalmente usati a giustificazione della sopraffazione del maschio sulla donna.
Alla conferenza stampa, che è stata un’anteprima riservata ai giornalisti dell’evento di questa sera, hanno partecipato Qorbanali Esmaeli, Presidente dell'Associazione Culturale Afghani in Italia, Guido Rampoldi, editorialista e inviato speciale di “La Repubblica” ed autore di vari saggi sul mondo islamico tra cui il romanzo ambientato nello scenario afghano “La mendicante azzurra”; Daniele Biachessi, vicecaporedattore di “Radio24-Il Sole24Ore” ed autore del libro “Passione Reporter” sulle figure professionali dei giornalisti caduti Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Raffaele Ciriello, Maria Grazia Cutuli, Antonio Russo, Enzo Baldoni; Latifà Sultani, studentessa afghana in Italia, che ha portato la testimonianza della condizione femminile nel suo Paese.
Tra le domande rivolte ai relatori anche la nostra, che lodando l’iniziativa ha chiesto che cosa si può fare in Italia, più in generale in Occidente, per intervenire in termini concreti nel merito.
Ha risposto il Presidente Esmaeli citando il fatto che l’Italia contribuisce in termini economici nel quadro della cooperazione giuridica e, quindi, ha un validissimo strumento per esercitare la sua influenza nei confronti dell’Autorità afghana. È per questo importante che nel nostro Paese si formi un’opinione pubblica che spinga il Governo italiano ad intraprendere iniziative in tal senso.
In realtà la legge ha suscitato notevoli perplessità anche in Afghanistan, persino tra gli stessi parlamentari che l’hanno votata. Gli indecisi sono stati spinti a farlo in quanto essendo essa finalizzata alla comunità sciita, sinora emarginata e considerata alla stregua dei non islamici, è di fatto un implicito riconoscimento della parità confessionale; di contro introduce elementi nel diritto di famiglia che codificano un ruolo della donna come oggetto di proprietà del maschio, che la parte più evoluta della società afghana rifiuta e non vuole assolutamente venga sancita in un articolato legislativo.
Per questo l’iniziata di questa sera alla quale parteciperanno donne afghane che porteranno la loro testimonianza sulla condizione femminile nel loro Paese.
I colleghi giornalisti interessati possono rivolgersi all’indirizzo blusole.db&gmail.com.
Per maggiori informazioni e adesioni all’iniziativa, che prevede anche la possibilità di una degustazione dietro sottoscrizione di un buffet etnico, gffitalia&yahoo.it,
Per tutti è comunque gradita la conferma di partecipazione da effettuare al 328.94.47.462.
Giorgio Prinzi








