Un'Europa che non riesce ad esistere sacrificata sull'altare dell'intesa tra Stati Uniti d'America e Federazione Russa.
Il discorso che il Presidente Obama ha tenuto in questi giorni all’ONU ha messo un punto fermo alla politica estera seguita, per 80 anni, dai massimi responsabili della politica, dell’industria e degli apparati militari degli Stati Uniti.
L’Europa senza lo scudo missilistico e l’apertura all’Iran è come dire all’Europa: “ora fai da te”.
Questo sarebbe un fatto positivo se esistesse un’Europa, ma l’Europa non c’è.
Ora davvero l’Islam potrà lavare il sangue delle sue scimitarre nelle fontane di San Pietro.
La Russia, a cui è stata data carta bianca, non è in grado di difendere nemmeno se stessa.
L’Italia, tra i distinguo di Fini, il pattume di Repubblica, i veleni dei Santoro, gli sbrachi dei dipietristi, la tossicità di una inesistente Giustizia, un’opposizione il cui unico collante è una bava livorosa, ebbene, questa povera Italia, è già terra di conquista dei peggiori fondamentalismi.
Prima dei missili Iraniani potremo godere delle lapidazioni in piazza, dei tagli delle mani e delle teste, e dei drappi neri che avvolgeranno, come sudari, le nostre donne.
Obama è un pragmatico, “l’America agli americani” è un detto che non ha inventato lui, ma certo ne è lui il miglior interprete.
Quando avremo abbandonato al suo destino l’Afganistan, e questo avverrà molto presto, lo vedremo fondersi con il Pakistan e convogliare, ancora più massicciamente, armi e droga, in quel piccolo loro caposaldo che è il Kossovo, da noi riconosciuto come stato indipendente il 21 febbraio 2008 grazie all’irresponsabilità di quel minus habens di Prodi.
Il Parlamento Europeo è inesistente, mentre la Commissione misura la lunghezza e la curvatura delle zucchine e lascia ai suoi portaborse il compito di bacchettare la nostra eccellente politica estera.
L’ONU assomiglia ogni giorno di più a un grande pollaio il cui necessario becchime viene principalmente fornito dagli Stati Uniti; spero che presto questi si stancheranno di foraggiare un’assemblea autoreferenziale e priva di qualsiasi effettivo potere, se non quello di decidere sanzioni economiche che, molto spesso, sono davvero a pene di veltro.
Ma, tornando all’Europa, speriamo almeno che qualche genio musicale del Rap elabori un De Profundis all’altezza del Requiem mozartiano.
Franco Salvatore Giuliano
Roma: martedì 29 settembre 2009








