Per la prima volta dal 1993 non viene avanzata la richiesta di un suo ingresso alle Nazioni Unite quale Membro a tutti gli effetti.
Per anni la Repubblica di Cina a Taiwan si è sforzata di ottenere un seggio alla Nazione Unite che, di fatto, ne avrebbero sancito l’indipendenza dalla Cina continentale dalla quale si è staccata esercitando piena sovranità sull’Isola sin da quando, nell’ottobre del 1949, il governo legittimo, esautorato dall’avvento al potere dei rivoluzionari comunisti guidati da Mao Zedong, si rifugiò in esilio sull’Isola.
Per molti anni il Governo in esilio a Taipei (capitale di Taiwan) guidato da Chiang Kai-Shek venne considerato il legittimo rappresentante di tutta la Cina e solo nel 1971, a seguito del realistico approccio degli Stati Uniti d’America al regime di Pechino e l’intransigente arroccamento del Kuomintang, il regime allora al potere a Taiwan, vi fu un ribaltamento nell’atteggiamento della comunità internazionale che, con la Risoluzione Onu 2758 del 25 ottobre 1971, riconobbe il governo comunista di Pechino e disconobbe quello di Taipei, che, comunque, grazie anche al sostegno militare statunitense poté continuare ad esercitare la sua giurisdizione sull’Isola, di fatto indipendente dalla Cina continentale.
Da allora molte cose sono cambiate, sia a Taiwan divenuta una democrazia compiuta ed avanzata, sia nella Cina continentale dove dal comunismo ortodosso si è passati ad una sorta di ibrido che sembra coniugare il peggio del capitalismo con il peggio della dittatura del proletariato.
Molto è cambiato anche nelle relazioni tra le due sponde dello Stretto (quello che divide Taiwan dal Continente), soprattutto dopo l’elezione dell’attuale Presidente Ma Ying-jeou, che ha formalmente dichiarato di rinunziare ad ogni atto formale verso l’indipendenza.
Altro passo significativo si è avuto quest’anno in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con la non presentazione della dal 1993 annualmente reiterata richiesta di ammissione come Stato Membro, che di fatto avrebbe significato il riconoscimento della sua sovranità.
Al contrario il Governo di Taipei ha ora scelto la politica dell’approccio dolce, con la richiesta, dopo il suo ingresso lo scorso maggio con una formula di compromesso nell’Organizzazione Mondiale della Sanità, di venire ammessa con formule analoghe alle varie Agenzie delle Nazioni Unite. Al riguardo il 18 settembre, rispondendo ad interpellanze di parlamentari, il Premier Wu Den-yih ha dichiarato che Taiwan cercherà di ottenere l’ammissione all’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO) e alla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC). Il governo persevererà dunque con questo atteggiamento, optando per la partecipazione in agenzie specializzate delle Nazioni Unite e focalizzando l’attenzione su programmi e convenzioni specifici, azione pragmatica più proficua per la popolazione taiwanese delle dichiarazioni massimaliste di principio.
Taiwan si trova infatti ad affrontare le medesime sfide climatiche che si pongono dinanzi agli altri Paesi del mondo. Proprio per questo, il Ministro degli Affari Esteri Timothy Chin-tien Yang ha dichiarato il 21 settembre che Taiwan tenterà di partecipare ai colloqui della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) per condividere la propria esperienza in materia di protezione ambientale con le altre nazioni, attraverso un’effettiva partecipazione ai colloqui.
In quest’ottica, il governo della Repubblica di Cina ha annunciato gli obiettivi volontari per la riduzione dell’anidride carbonica emessa: un ritorno ai livelli del 2008 durante il periodo 2016/2020, e un ritorno al 50% dei livelli del 2000 entro il 2025. Considerata l’unicità della situazione geopolitica di Taiwan, l’EPA sta costantemente cercando la cooperazione con i Paesi inseriti nel gruppo “Annesso I” dell’UNFCCC per aiutare i principali emettitori di anidride carbonica di Taiwan ad andare incontro a tali obiettivi e assistere i Paesi in via di sviluppo nel ridurre le proprie emissioni di CO2 attraverso una crescita pulita.
L’EPA aiuterà tali emettitori a stabilire dei legami all’interno delle nazioni dell’Annesso I, ed attraverso questi enti investire in progetti per lo sviluppo dell’energia pulita nei Paesi che riducono le emissioni di carbonio sotto le linee guida dell’UNFCCC.
Taiwan si impegna pertanto ad aumentare gli sforzi per la protezione locale, regionale e globale dell’ambiente attraverso la cooperazione bilaterale e multilaterale, salvaguardando in maniera efficace la qualità dell’ambiente, la salute dell’uomo e lo sviluppo sostenibile.
Giorgio Prinzi
Roma: sabato 3 ottobre 2009








