di Deborah Fait
Il crocifisso alle pareti negli spazi dei pubblici edifici potrebbe tornare in auge qualora passasse il messaggio che Gesù era un palestinese di hamas, messo a morte dagli israeliani durante un'intifada. Intanto qualcuno comincia con l'affermare con forza che era palestinese.
Muro e crocefisso, muro e crocefisso, per tutta la settimana non abbiamo letto ne sentito altro sui media a parte la disgrazia che forse D'Alema sarà Ministro degli Esteri Europeo per la gioia di hamas e hezbollah che stanno già godendo lanciando razzi su Israele..
Muro di Berlino? sappiamo tutto, hanno fatto decine di servizi, sappiamo tutto sulle brutture del comunismo, sulle torture dei Vopos, sulla gente che, per fuggire, moriva ammazzata.
Benissimo, giustissimo, i giovani devono sapere, sono così ignoranti che qualsiasi insegnamento storico è benvenuto se serve a far capire verità fondamentali tipo che Hitler non era l’allenatore di una squadra di calcio (risposta data a un test di conoscenza tra gli studenti inglesi; N.d.R.).
Peccato che alla fin fine l'idiozia abbia avuto il sopravvento, come spesso capita, e che qualcuno abbia esclamato "quando cadrà il muro anche in Palestina?".
E allora mi sono cadute le braccia, non avendo altro da far cadere..
Non hanno capito niente, i giovani, probabilmente gli stessi che pensano che Hitler sia il coach di una squadra di calcio, non hanno capito niente, non hanno capito cose è stato il Muro di Berlino, innalzato per impedire ai tedeschi dell'Est di fuggire nel mondo libero e non hanno capito perché è stata costruita in Israele la barriera salvavita: per impedire ai terroristi e ai kamikaze di entrare in Israele per fare stragi nelle scuole, nelle pizzerie, nei supermercati, sugli autobus.
Per impedire ai terroristi palestinesi di seminare la morte.
Non sanno nemmeno cosa sia la barriera costruita da Israele, quella che i beghini bigotti delle parrocchie e dei partiti ex comunisti chiamano Muro della vergogna.
Non hanno capito niente questi imbecilli che paragonano la barriera israeliana al Muro di Berlino e che si augurano che cada perché, da quando Israele ha dovuto difendere le vite dei suoi cittadini con la barriera, lo slogan in voga è "dobbiamo costruire ponti, non muri".
Cavolo, lo dice anche il Papa la domenica mattina!
Certo, a questi imbecilli del "muro della vergogna' gli piacerebbero i ponti, tanti ponti per permettere ai kamikaze di venire in Israele più comodamente a fare stragi.
Dalla farsa del muro siamo passati alla superfarsa del crocefisso si, crocefisso no, e per giorni interi abbiamo visto la schiena del padre del povero Sami, il ragazzo che si sente osservato da Gesù in croce.
Vediamo solo la schiena perché il genitore non ha le palle per mostrare la sua faccia.
E Sami? Sami, povero, fa tenerezza perché un ragazzone grande e grosso con lunghissimi capelli ondeggianti sulle spalle che dice di sentirsi "osservato" dalla figura, di solito minuscola, incollata a una piccola croce, deve avere dei seri problemi.
Comunque non entro nel merito anche se ritengo ridicola tutta questa storia, ne ho parlato soltanto perché mi è sorto spontaneo un ragionamento.
I crocefissi nelle scuole, negli ospedali e in altri luoghi pubblici ci sono sempre stati e io chiedo
Come mai che 20 o 30 anni fa e prima ancora non avevano mai dato fastidio?
Come mai tutta questa supersensibilità contro quel simbolo è scoppiata soltanto dopo che un musulmano lo ha preso e frullato fuori dalla finestra di un ospedale perché sua madre ricoverata si sentiva osservata pure lei? E lo aveva fatto togliere dalla scuola dei suoi figli perché anch'essi, poverini, si sentivano male a guardarlo?
Come mai in duemila anni non era mai successo?
Milioni di persone insensibili, prima?
Milioni di persone cui non fregava niente se quella minuscola figurina era appesa la sul muro e li guardava, li guardava, mamma mia se li guardava! E loro niente, neanche una piega.
Non posso non pensare a noi ebrei che abbiamo sopportato quella vista, che a sentir Sami e suo padre e Adel Smith, deve essere terribile, senza mai protestare, senza mai dire una parola ...anche perché se lo avessimo fatto ci avrebbero tagliato la lingua. A noi ebrei!
E noi zitti, pazienti, a volte lo guardavamo, forse ci sentivamo solidali con lui ma non abbiamo mai protestato, mai in centinaia d'anni.
Provate a pensare cosa sarebbe successo se un ebreo avesse urlato "non lo voglio, mi osserva!" Glielo avrebbero incollato sulla fronte il crocefisso!
La cosa che però mi ha quasi staccato le braccia a forza di farle ricadere è stata un'esclamazione di Piero o Pietro Sansonetti, direttore de "Gli altri", durante una trasmissione televisiva: "Gesu' era palestinese!". Ha gridato il direttore, non si sa perché!
Ma come, ma Sansonetti, ma perdio!
Arafat è morto Sansonetti, se uno non obbedisce ai suoi ordini non rischia più di morire ammazzato. Non occorre più dire che Gesù non era ebreo ma palestinese, magari colla kefia bianca e nera sulla testa!
Sansonetti, io capisco che i palestinesi hanno cambiato la storia e che voi, fedeli, avete obbedito ma sono cambiati i tempi, non c'è più nemmeno Diliberto, Arafat è morto anni fa, siate uomini liberi parbleu!
Sansonetti, Gesù era ebreo, nato da Madre ebrea, da padre ... ebreo. Alla sua nascita i palestinesi non esistevano, la palestina non esisteva, nemmeno quella dei romani. Legga i Vangeli, Sansonetti, non sarà una lettura comunista ma potrebbe imparare molte cose, tipo che all'epoca l'unico popolo nominato dai vari Luca, Marco, Matteo era quello ebraico.
Bene, smetto perché ormai ho solo dei moncherini. Alla prossima.
Deborah Fait
Roma: sabato 14 novembre 2009








