Lunedì 03 Maggio 2010 11:00

Riflessioni scientifico etiche su Eluana di Enrico Malizia

Scritto da Administrator
Gli incredibili  progressi compiuti dalle tecniche biomediche e rianimative, nonché della scienza medica hanno reso incerto e problematico il confine...

 

... tra la morte e la vita, fino a 60 anni fa apparentemente dato incontrovertibile.

Dico apparentemente perché si ammetteva  la remota possibilità della cosiddetta ”morte apparente”.Chi ne era terrorizzato,raccomandava che dopo la morte si perforasse il cuore con uno spillone, onde evitare l’eventualità di risvegliarsi nella bara. Allo stato attuale delle conoscenze questi casi di morte apparente vanno considerati “coma”.

Per coma intendiamo uno stato profondo di eclissi della coscienza, provocato da intossicazioni,alterazioni del metabolismo, danni e malattie del sistema nervoso centrale (traumi, ictus, ipossia) o terapeutico (farmacologico) per ridurre l’edema cerebrale mettere a riposo l’organo.

La gravità e profondità del coma si classifica in base alla risposta a stimoli differenti per intensità e gravità, usando la cosi detta scala di Glasgov o GSC), che va dal grado 1 o precoma, al 6 cioè il  coma profondo che non risponde a stimoli di ogni tipo e genere.

Questo va differenziato da una condizione apparentemente simile , ma radicalmente differente:lo stato vegetativo persistente , o  coma vigile. Una patologia che insorge  pazienti con danno cerebrale severo in cui il coma non si è risolto ma è progredito ad uno stato di veglia inconsapevole e incosciente. Applicando le nuove tecniche mediche. elaborate da poco più di mezzo secolo, si può mantenere in vita vegetativa i corpi di questi pazienti.

Essi infatti possono riemergere alla vita cosciente dallo stato vegetativo in poche settimane. Soltanto quando ciò non avviene entro 30 giorni si parla per convenzione di ”stato vegetativo persistente”, tuttavia con possibilità di recupero entro i primi 6 mesi.

Successivamente il recupero è sempre più raro, ciò malgrado non si può parlare di sindrome vegetativa permanente, in quanto teoricamente persisterebbe la possibilità anche se estremamente rara di reversibilità ad integrum o parziale.

Per rigore scientifico rammento che non esiste giudizio unanime, perché da alcune autorevoli scienziati questa possibilità viene negata. Contro questo parere ricordo che lo stato vegetativo persistente non è dimostrato essere l’equivalente di morte cerebrale, anzi una situazione del tutto differente.
Pertanto a livello medico-legale lo stato vegetativo persistente non viene riconosciuto come morte.
Una cosa sono il coma e lo stato vegetativo (non considero valida la definizione di persistente) o sospensione delle attività corticale da una parte e un’altra è la decerebrazione o morte cerebrale. Il decerebrato o morto cerebrale non è più un essere vivente. Del tutto inutile, anzi dannoso, in quanto non si possono spendere risorse che specialmente oggi sono deficitarie in imprese inani che non possono produrre alcun risultato.

Ma non è dimostrato che lo stato vegetativo anche se si protrae per anni,  non possa recedere. Pertanto a coloro che come Eluana si trovano in questa condizione, va garantito il supporto della idratazione e alimentazione forzata in grado di mantenere in vita.
Tutte queste osservazioni ci impongono di studiare e accertare strutture e limiti delle condizioni descritte al fine di fare chiarezza; dopodiché si renderà necessario riscrivere le regole relative nel campo di una nuova bioetica e biomorale.

Solo allora saremo pronti a legiferare in materia.

Roma 16/02/09
Prof. Enrico Malizia
Prof. Enrico Malizia
*Medaglia d'oro al merito della Sanità. Medaglia d'oro della Pubblica Istruzione (benemerito della cultura dell'arte. Laurea honoris causa Univ.di Ghent-Gand(belgio), idem Univ. Seton Hall8N.Jersey, US)

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