L'ultimo omicidio che vede vittima un cattolico in Paesi di religione islamica è quello compiuto nei confronti di Mons. Luigi Padovese, Vicario apostolico per l'Anatolia. Ciò che mi ha più colpito in questa vicenda, non lo nascondo, è il fatto che si è in ogni modo tentato di "purificare" questo grave fatto di cronaca da ogni matrice religiosa. La stessa Chiesa Cattolica, a livello ufficiale, ha contribuito a creare questa immagine e ad accreditare la tesi che l'omicida è una persona affetta da turbe mentali, uno stato di infermità che mette quindi questo cittadino turco fuori da ogni sospetto che ad armare la sua mano sia stato un credo religioso professato in modo oltranzista.
Sento, a questo punto, il dovere di dissentire da questa interpretazione del fatto. E' ancora fresca, in me, la memoria dell'omicidio di un altro sacerdote cattolico, Don Andrea Santoro. I due omicidi sono di fatto "sovrapponibili" in quanto compiuti con modalità uguali, con uguali motivazioni, con uguale criterio: è la persona che ha maggiore familiarità con la vittima l'esecutore materiale e l'arma utilizzata è la lama di un coltello. C'è, in questo, quasi lo svolgersi di un rituale purificatorio mediante il quale il sangue in un certo modo "lava" la colpa di un "fedele" di essere stato al servizio di un "infedele" che commette il gravissimo delitto di propagandare in terra islamica una fede diversa.
Per i cristiani che vivono in paesi islamici, del resto, non sono proprio tempi straordinari in quanto a sicurezza e libertà di professare la propria fede. Se soltanto si facesse maggiore attenzione su questo problema, ciascuno si accorgerebbe con facilità come appaia in atto, e non solo nei pesi cosiddetti "fondamentalisti", una vera e propria offensiva verso i cristiani. E i nostri governi cosa fanno? Nulla o poco. I nostri governi sono assolutamente "laici" e quindi non si interessano di vicende che hanno per sfondo la professione di un credo religioso. Molte belle menti addirittura combattono, sempre in virtù del laicismo della nostra democrazia, perché le donne di religione islamica possano girare con il velo, perché nelle nostre scuole e nei nostri uffici pubblici sia tolto il Crocefisso dai muri e così via.
Certamente non voglio essere promotore di una nuova crociata. Certamente non voglio indossare i panni del cristiano "integralista", tuttavia amerei che i nostri Governi occidentali, tutti i nostri governi occidentali, spendessero un poco del proprio prestigio e del proprio peso politico per fare in modo che dovunque, non soltanto da noi, ci sia reale libertà di religione. A livello personale, certamente solo e soltanto a livello personale, sarò convinto della volontà del mondo islamico di avere un rapporto realmente pacifico con la nostra civiltà e religione quando ad un cristiano sarà concesso di fare alla Mecca ciò che è concesso ad un islamico di fare a Roma: gestire liberamente un proprio luogo di culto e professare apertamente la propria religione.
Maurizio Navarra








