Su Libero di oggi è pubblicato un articolo, che secondo la classifica in base al TripAdvisor PickPocket index, un indicatore basato unicamente sui dati di TripAdvisor e calcolato in base al numero di volte che i viaggiatori hanno usato la parola "pickpocket" - in italiano "borseggiatore" - nelle loro recensioni degli ultimi 12 mesi, pone Roma al secondo posto in Europa per i borseggi.
Già mi sembra di udire le persone che parlano di aumento della microcriminalità, che Roma non è più sicura, ecc,. ecc.
Molte persone racchiudono sotto una unica etichetta “microcriminalità” reati come il borseggio, i furti in appartamento, gli scippi, i danneggiamenti, gli atti di vandalismo, ma anche reati più gravi come le rapine, lo spaccio di stupefacenti e altro.
L’uso di “micro” induce normalmente il lettore, l’ascoltatore a un giudizio di trascurabilità del fatto, sottovalutando e in alcuni casi ignorando i collegamenti che gli autori di detti reati hanno o possono avere con la criminalità organizzata o, ancora peggio, le conseguenze più gravi che ne possono derivare.
Uno studio di Pierpaolo Martucci e Stefano Lupi : “La microcriminalità: analisi del fenomeno e delle strategie di prevenzione e contrasto” definisce la microcriminalità “… fonte manifesta di paura, una condizione psicologica che implica una ambigua, duplice valenza: - funzionale e positiva, in quanto aiuta a prevedere e prevenire i reati; - disfunzionale e negativa, in quanto distrae l'attenzione e compromette le attività della routine quotidiana, condizionando la qualità della vita dei cittadini. …“ evidenziano anche come “… le strategie comunicative dei mass media rivestono un ruolo importante, seppure controverso, nell'alimentare o contrastare l'affermarsi di uno stato di insicurezza e di allarme sociale diffusi. …” .
Sicuramente in questo campo, un ruolo importante lo stanno giocando gli Enti locali e la Regione con le politiche sulla sicurezza, personalmente ritengo che sia importante, da subito, impegnare maggiormente la Polizia Locale rilanciando l’attuazione della legge Regionale 1/2005 – Norme in materia di Polizia Locale e includere nel modello di sicurezza partecipata e sussidiaria tutti i cittadini, non trascurando ma rivalutando il coinvolgimento degli istituti di vigilanza privata e delle associazioni di volontariato.
Altro punto utile, già previsto nel II Patto Roma Sicura, è il potenziamento dei dispositivi di sorveglianza passiva (videosorveglianza) nelle aree considerate critiche.
Un reale coordinamento dei soggetti coinvolti porterebbe a sfruttare appieno quel patrimonio informativo che abbiamo a disposizione per prevenire e contrastare la cosiddetta microcriminalità e non solo, e, che sembra, oggi, che non siamo ancora in grado di cogliere.
Roma, 20 settembre 2010
Dott. Angelo Mancini
Esperto in sistemi di prevenzione del Crimine








