Martedì 21 Settembre 2010 23:00

La prevenzione dei reati passa attraverso un idoneo servizio informativo.

Scritto da Maurizio Navarra

In una news della Regione Lazio dei giorni scorsi, l’Ass. Cangemi, nel “…prendere atto che attualmente quasi nulla è stato fatto per l'attuazione della Legge regionale n. 1 del 2005 e che quasi sempre gli organi di Polizia Locale lavorano lontani gli uni dagli altri, con mezzi diversi, gravitando in orbite differenti pur con le stesse funzioni. ….” e che vi è la necessità di “ … di programmare forme di collaborazione e coordinamento tra i Corpi e i servizi di Polizia Locale  anche predisponendo idonei servizi informativi unificati su base regionale. …”.

Leggendo questa notizia mi è tornata alla mente e la ripropongo, l’idea, da me fortemente condivisa, lanciata anni addietro dal Prof. Caligiuri, Direttore del Master di II livello in Intelligence all’Università della Calabria “Costituire servizi di informazione e sicurezza anche a livello regionale…Il processo di devolution proposto dal Governo prevede la costituzione della polizia regionale. In tale ambito, si potrebbero anche costituire delle ministrutture di intelligence regionali, coordinate e sotto la giurisdizione < all’epoca della dichiarazione> del Sisde. Le regioni avranno sempre maggiori funzioni e la sicurezza e' una delle premesse indispensabili per lo sviluppo.”

Da quando fu lanciata questa idea, elaborata e approfondita anche da Giovanni Nacci nel numero 36 anno 4 Luglio/Agosto 2003 di Analisi Difesa, ancora non era uscita la legge n. 124/2007 di riforma dei Servizi di Sicurezza, ma penso che l’idea sia ancora valida.

Le agenzie regionali per l'intelligence dovrebbero poter effettuare (o concorrere ad effettuare) qualsiasi tipologia di intelligence, da quella economica a quella per la sicurezza, fermo restando il vincolo del trattamento delle sole fonti aperte. Una delle principali funzioni operative che queste strutture dovranno essere in grado di attivare è quella relativa alla identificazione dei fornitori di OSINT sul territorio, alla loro valutazione ed alla creazione (e mantenimento) di un database dei soggetti più idonei (più utili) alla fornitura di informazioni aperte (centri di ricerca e studio, Università, Enti e amministrazioni locali/territoriali, imprese, ecc.).

La fase più delicata e critica di tutto il processo OSINT è la distribuzione, in quanto veicola il risultato ultimo di tutta la funzione di intelligence, dal sistema di produzione/scoperta al sistema decisorio (ossia chi sulla base di quelle risultanze dovrà prendere decisioni nel miglior modo possibile).

Appare chiaro come un modello tanto articolato e complesso, non possa prescindere da una diffusa e attenta opera di ascolto e confronto di tutti i soggetti che vi interagiranno. Sulla validità o meno di questa idea vorrei aprire un confronto con tutti coloro che vorranno partecipare.

 

Roma, 21 settembre 2010

 

Dott. Angelo Mancini

Esperto in sistemi di prevenzione del Crimine

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