Per essere chiari il termine "zingaro" è una parola che assegna a tutto un popolo una valenza assolutamente negativa. Il termine esatto per indicare questa variopinta e diffusissima etnia è il termine con il quale loro stessi appartenenti amano essere chiamati cioè ROM o SINTI. Questa parola significa "Uomo" ed appunto uomini liberi amano essere ritenuti i ROM. Gente particolare, quindi. Gente che definisce GAGGIO' (quindi non - uomini) tutto il resto del mondo. Chi non appartiene all'etnia ROM è pertanto ritenuto una persona che ha rinunziato alla propria libertà e quindi debole, facilmente raggirabile, paurosa. Ne consegue che mentre noi finiamo con l'affibbiare il termine "zingaro" a questa gente pronunciando di fatto, soltanto con il nome, un giudizio morale che corrisponde a "straccione, disordinato, sporco" loro, di converso, affermano che noi tutti (i non ROM) siamo persone da non prendere seriamente in considerazione, non - uomini, facilmente raggirabili.
Si tratta di un popolo antico, di origine quasi sicuramente indiana, che ha cominciato a migrare nella nostra direzione quasi certamente (è opinione di molti esperti e storici) sin dal 1300. Il termine ROM, è fuori discussione, è da sempre stato legato più o meno giustamente al furto. Anticamente questi nomadi venivano accusati di rubare bestiame proprio in diretta relazione con il loro nomadismo ed alla scelta di una vita profondamente "diversa" e pertanto non compresa. Un luogo comune da sfatare, però, è che il ROM rifiuti il lavoro. Non è romanticismo a buon mercato questo. Questa gente, appunto con il suo vagabondare, frequentava fiere e mercati, vendeva e comperava animali e svolgeva lavori di piccolo artigianato, è più nota la figura del "Calderas" (l'artigiano che lavorava il rame). Una gente, quella ROM, sempre perseguitata appunto per la sua "diversità", facilmente accusata di furto, di stregoneria (l'arte di "leggere il futuro" era proibita molto severamente) e di altre malefatte. Una sorta di "parafulmine" sociale sul quale scaricare tensioni e colpe che, non lo si può escludere, erano state commesse proprio da chi accusava. L'ultima persecuzione subita, forse la più feroce, è stata quella attuata dal nazismo.
I ROM, questa secondo la mia opinione è la considerazione che più caratterizza questo popolo, hanno quindi traversato in Europa la storia di più di sette secoli senza mai rinunciare alla loro identità, al loro modo di rapportarsi con il resto del mondo, alle loro tradizioni: giuste o sbagliate, non importa. Spesso questa scelta è stata pagata a caro prezzo. Ed ecco i ROM arrivare nel ventunesimo secolo. Alcuni di loro si sono inurbati anche da molte generazioni, hanno un modo di vivere abbastanza simile a tutti i "non ROM". Per tutti gli altri, e sono quelli che destano maggiore allarme sociale, i cavalli sono stati sostituiti da autovetture, i carrozzoni da roulottes, gli spontanei accampamenti da appositi "campi" loro assegnati dai comuni. Ma nella sostanza delle cose non è tutto uguale a prima, e non per le differenze evidenziate.
La vita, l'organizzazione sociale moderna, quale spazio offre infatti a questa gente? Il vero ROM vive libero, difficilmente si integra (il ROM che si è dato stabile dimora viene considerato dagli altri ROM "gagè"), non manda volentieri i figli a scuola, di fatto quindi continua a rifiutare ogni tentativo di inserimento duraturo nel tessuto urbano o rurale dello Stato che li "ospita". E' gente che quindi vive in uno spazio sociale estremamente ristretto. Il piccolo artigianato di fatto è pressoché sparito, con enorme difficoltà viene cercato e concesso un lavoro: la sola strada per sopravvivere è quindi quella che è strettamente collegata alla emarginazione più totale. Non ho timore di essere ritenuto razzista se asserisco che molti ROM sono di fatto realmente ridotti ad essere veramente "zingari" ed a vivere in sistemazioni abitative assolutamente non sicure, a procacciarsi il necessario per vivere con il provento di piccoli furti, con l'accattonaggio, con la carità chiesta sulle strade, sovente impiegando bambini piccoli. Il ROM che vive in questo modo è realmente, così, "fuori del tempo", chiuso ermeticamente (ancora per sua scelta?) in un sistema che lo soffoca e non gli da più possibilità. E' gente abituata alle difficoltà, gente abituata ad essere perseguitata ed accusata: alcuni di loro hanno inventato il mestiere di andare a rovistare nei cassettoni della spazzatura dove si impossessano di quanto noi gettiamo via e lo caricano su qualsiasi mezzo munito di ruote. Non è una attività disordinata. Sempre gli stessi frequentano gli stessi cassonetti. Eppure la loro diversità genera inevitabilmente diffidenza e crea allarme sociale. La presenza di un campo nomadi è associata immediatamente alla presenza di criminalità diffusa che è di gran lunga il peggior sintomo di allarme sociale. C'è da dire che i "Gaggiò" non inventano molto e non basano il loro timore sul preconcetto in quanto il piccolo furto (borseggio, scippo, furto in appartamenti) caratterizza fortemente le "attività" degli "zingari" al punto che chi li guarda ancora con simpatia è elemento assolutamente raro.
In questo discorso, improvvisamente la Francia agisce. Nicolas Sarkosy decide di allontanare dal territorio nazionale chi realmente si comporta più da "zingaro" che da ROM. Scoppia un finimondo internazionale e la nazione francese, che pure ha nel suo dna l'ospitalità per i perseguitati viene messa all'indice ed in suo soccorso trova soltanto il nostro Presidente del Consiglio. Lo avessimo fatto noi, almeno è ciò che credo, sarebbe successo un vero putiferio assai peggiore. Eppure il problema ce lo dovremmo porre anche noi. Cosa fare di chi sfrutta, di fatto, le pieghe del nostro ordinamento giuridico e delinque ripetutamente, commettendo sempre lo stesso reato? Cosa fare di chi utilizza i minori per chiedere la carità o per commettere crimini sfruttando la loro impunibilità penale? Le nostre Forze dell'Ordine lo sanno bene: queste persone sovente non hanno identità, non hanno famiglia, fingono di non comprendere la nostra lingua e, se messe in luoghi di recupero e rieducazione vengono rapidamente "recuperate" dai loro familiari ed avviate di nuovo alla delinquenza. Sarà forse una asserzione dura, ma sempre di più lo spazio che vorrebbero occupare gli "zingari" continuando nelle loro tradizioni si restringe, l'opinione pubblica non li guarda più come persone tutto sommato romanticamente eccentriche, immerse in quell'alone di sogno fatto di fisarmoniche, balli ed avventure: i loro abiti colorati e sgargianti sono oramai ridotti a stracci.
Maurizio Navarra
settembre 2010








