di Stelio W. Venceslai
Considerazioni su alcune "perle" nazionali che dimostrano l'inadeguazze culturale e funzionale della generalità della classe politica italiana.
Come dice spesso il Prof. Adornato, se la prima Repubblica è morta per indignazione, la seconda rischia di morire per impotenza, generandi e coeundi.
Il fatto è che dopo un gran parlare di riforme, soprattutto strutturali, poco o nulla s’è visto e i nodi del ritardo tecnologico si stanno facendo sempre più stretti, soffocando il sistema Italia.
La colpa è di tutti, dalle istituzioni ai sindacati, dai partiti alla burocrazia, dalla magistratura agli opinionisti.
L’antico vizio nazionale, quello del chiacchiericcio e del dietrismo, paralizzano qualunque impresa. Ma a pagare per questo ritardo siamo tutti noi, ogni giorno, quando constatiamo, ad ogni passo, che le cose non funzionano o, se funzionano, funzionano male.
Nei più importanti settori della vita economica e sociale del nostro Paese esistono situazioni incomprensibili, che si trascinano per decenni, fra montagne di carte e di citazioni giudiziarie, in un intrico incomprensibile di responsabilità e d’irresponsabilità.
Non è questione di destra o di sinistra. Che i partiti si appellino a questi principi ideologici è affar loro, se ritengono che ciò loro convenga per far fruttare voti, ma ciò non conviene al Paese.
Se le autostrade sono ferme, grazie ad una legge sciagurata, se il nucleare è lontano anni luce, grazie ad un referendum insensato, se la Tav non funziona e siamo l’ultimo dei grandi Paesi europei in questo settore, se la Sanità è fonte di continue lamentele e di disastri, se i migliori ricercatori se ne vanno da Università inette e baronali, se gli studi sono diventati un optional, se le Ferrovie hanno di continuo incidenti, se la Salerno - Reggio Calabria continua ad essere dissestata da decenni, se il meridione d’Italia è ancora in condizioni di sottosviluppo, se l’Alitalia continua far parlare male di sé e non riesce a decollare, dopo i miliardi spesi dal contribuente, se abbiamo il maggior numero di deputati e senatori che in tutta Europa e rispetto agli Stati Uniti, evidentemente c’è un male profondo che mina la società italiana.
I mali li conosciamo ed è facile denunciarli. Ma non basta. Occorre porvi rimedio prima che il dissesto si tramuti in tracollo.
Per questo occorre un modo diverso di fare politica, visto che è la politica delegata a provvedere ai bisogni della gente. Fare politica significa fare l’interesse di tutti, forse scontentando qualcuno, ma non è per accontentare gli abitanti della Val di Susa che si può rinunciare alla TAV.
Il sistema elettorale può anche non essere perfetto, ed in realtà non lo è nessuno, e si basa sul consenso degli elettori. Ma l’interesse deve essere generale, non particolare.
La classe politica che ci rappresenta è palesemente inadeguata, per non dire peggio. Il sistema elettorale è blindato ed ingessate sono le istituzioni. Una soffocante cappa di malessere e di corruzione grava sul Paese. È difficile uscirne ma è impossibile continuare così.
Esiste una parte sana del Paese, molto più consistente di quanto non sembri, che al colore delle bandiere antepone il proprio futuro, che è stata educata nell’onestà e nel rigore, laboriosa e lontana dalle beghe politiche, che crede nel risparmio e nel merito, che non è stata mai corrotta e pensa che la legge sia una cosa sacra e dire magistratura equivalga a dire giustizia.
Questa parte sana del Paese non costituisce una classe politicamente individuabile. È trasversale, attraversa tutte le professioni e tutti i mestieri, rappresenta quel mondo d’ingegno, di lavoro, di capacità manuali ed intellettuali che è l’osso duro della società nazionale. Paga le tasse, anche se mugugna, s’arrangia con la pensione, con dignità, ha risparmiato e prodotto, ha fatto crescere ed educato i figli sperando in un destino più facile del loro: si tratta di emigranti, di artigiani, di professori, di operai, di contadini, di gente comune che ha subito le angherie e le soperchierie di una classe dirigente arruffona, maleducata, corrotta ed ignorante tanto quanto arrogante.
È a questa parte della società italiana che si rivolge il Movimento. Facciamo politica, finalmente, anche noi. Uniamo gradatamente le nostre forze, senza lasciarci intimidire dalla difficoltà di fare una rivoluzione tacita, dalla complessità dei problemi da risolvere, dallo scetticismo e dal disinteresse diffusi che ci hanno portato a questa inestricabile si-tuazione di degrado. Se la parte sana del Paese, e ce n’è tanta, non esce allo scoperto, una minoranza prevaricatrice continuerà a gestire per noi e con i nostri soldi le proprie fortune. Diciamo basta e facciamo sentire questa grande forza silenziosa.
Isoliamoli, nelle loro ville, nei loro yacht, nei loro aerei personali, con le loro veline, le loro scorte, le loro presunzioni. Il Paese è, deve essere un’altra cosa.
Siamo qui per tendere una mano a tutti coloro che si sentono oltraggiati da un fisco rapace, da una giustizia incomprensibile, da una politica del nulla. Opponiamo loro l’intelligenza della ragione e l’urgenza di riforme vere per fare dell’Italia un Paese di cui non ci si debba vergognare.
Perché questo è il nostro Paese, molto più del loro, e dobbiamo riappropriarcene.
Stelio W. Venceslai
Roma: venerdì 14 agosto 2009








