di Laura Valvo
Una questione che affligge la collettività perché la salute fisica è un bene a cui tutti aspiriamo, perché non vogliamo soffrire ma che in termini pratici si traduce in una maggiore partecipazione alla vita quotidiana.
Allora ci chiediamo: è lo Stato che ci deve garantire il modo, i mezzi per poterci curare in caso di malattia?
Lo Stato dovrebbe assurgere ad organismo assistenziale per quella parte della comunità che non è in grado di poter sostenere economicamente le proprie necessità, quella parte di comunità che non deve peregrinare per accedere all’assistenza medica, analisi cliniche e diagnostiche.
Come si può ovviare a tutto questo?
Attraverso i redditi percepiti dai cittadini si potrebbe indicare un tetto con cui si possa stabilire chi ha diritto all’assistenza pubblica con l’accesso ai servizi di cui dispone la Sanità.
Che cosa avverrebbe con questo sistema?
Si eviterebbero le lunghe liste di attesa per un esame diagnostico, una cura, un’assistenza medica, dove, le strutture alleggerite da richieste da parte di chi si può sostenere privatamente possano veramente funzionare con più efficienza e celerità.
Inoltre, con la partecipazione diretta del cittadino contribuente si presuppone che possa esercitarsi un maggior controllo delle spese strutturali e amministrative di cui attualmente la Sanità pubblica è oggetto di lamentele e controversie.
Si potrebbe obiettare che si tratta di un sistema semplicistico e non realizzabile praticamente, ma dobbiamo ricordare che il prelievo fiscale, dove esso avvenga sui redditi affettivamente accertati, non riesce a coprire le esigenze dell’assistenza pubblica del settore sanitario, poiché, oltre a questo, l’assistenza pubblica viene richiesta anche per la Scuola e la Ricerca, i Servizi Sociali, e tutto ciò che comporta l’apparato statale.
Questo vi propongo, a voi un parere !
Laura Valvo 5 ottobre 2010








