di Giuliano Franco
Il Commercio con l’Estero è materia di legislazione concorrente, vale a dire che spetta alle Regioni la potestà legislativa, fatta salva la determinazione dei principi fondamentali riservata alla legislazione dello Stato; tutto ciò sempre in pieno accordo e rispetto del principio di sussidiarietà.
Quando però si parla di Commercio con l’Estero è tutto un macrocosmo dalle infinite sfaccettature che viene posto in discussione: Commercio non va inteso nel suo significato ristretto riferito al solo scambio di beni aventi valore venale, esso è a fondamento dell’Economia, soprattutto oggi, che si opera in uno sconfinato mercato globale.
Nei tre settori economici, Primario, Secondario, Terziario, è opportuno ricordare che la prima voce evidenziata nel settore Primario è l’Agricoltura.
Da queste brevi premesse, intorno a ognuna delle quali si potrebbe discettare senza fine, è di facile intuizione l’importanza e l’essenzialità delle attività agricole che, inoltre, entrano a buon diritto nella più generale voce del “Made in Italy”, croce e delizia proprie del Commercio con l’Estero.
Negli anni passati, sotto Governi che poco curavano l’economicità delle iniziative, quasi ogni Regione d’Italia creava, in Stati esteri, proprie sedi di rappresentanza dove, in realtà, non veniva privilegiato e incentivato il Made in Italy, ma, come nelle nostre Ambasciate e Consolati di allora, venivano curati solo i rapporti interpersonali tra i nostri rappresentati e le pubbliche autorità locali.
Oggi, finalmente, sono le nostre imprese che vengono aiutate e stimolate e, soprattutto, il Made in Italy viene presentato non come mero fatto commerciale, ma anche come momento culturale.
Si potrebbe allora supporre che, alla luce delle trascorse deprecabili esperienze, sarebbe più opportuno che la presentazione e l’introduzione del Made in Italy all’estero venisse organizzato e coordinato a livello dello Stato; questo sarebbe però davvero un grave errore, oltre a confliggere platealmente con il principio di sussidiarietà dianzi richiamato.
Ogni Regione offre prodotti propri e peculiari e, come ha sostenuto il Presidente Formigoni, se certe Regioni possono esportare un’ampia gamma del Made in Italy, la Calabria, ad esempio, dovrebbe invece incentivare la propria ricettività turistico-alberghiera, portando la propria economia regionale a sviluppi forse oggi impensabili.
Si tratterebbe sempre di un particolare Made in Italy che andrebbe però giustamente e opportunamente presentato con una intelligente operazione di Marketing, magari invogliando anche capitali stranieri a investire sulle incredibili risorse naturalistiche e paesaggistiche che quella Regione offre, ben superiori a quelle della Riviera Romagnola e giustamente concorrenziali con quelle della Costa Azzurra o della Costa Smeralda.
Ma, tornando al Commercio con l’Estero, è noto come la Germania, di cui recentemente il suo Console a Roma ha decantato le forti capacità di introduzione all’estero proprio del Made in Germany, con relativo notevole incremento del PIL, stia oggi puntando al mercato Cinese e dell’America Latina.
Ebbene, in Brasile risiedono ben 23-25 milioni di oriundi italiani e, come ha affermato ultimamente la giornalista brasiliana Gina Marquez de Acevedo alla radio di Sole24ore, se in Brasile va per la maggiore tutto ciò che è Moda Italiana, perché mai non dovrebbe avere lo stesso successo l’Enogastronomia Made in Italy?
Il Commercio con l’Estero è, come detto in premessa, materia di legislazione concorrente, e allora perché non attivarsi rapidamente, magari inizialmente solo verso il Brasile, per presentare una scelta gamma di prodotti propri dell’Agricoltura del Lazio?
Certo non andrebbero presentati, in Brasile, prodotti quali frumento, mais, soia, riso o cacao, né potremmo entrare in concorrenza con la Cina con il pomodoro, anche se, una volta, i pomodori italiani avrebbero potuto conquistare i mercati di mezzo mondo, ma una opportuna elaborazione dell’ampia gamma di prodotti che offre l’agricoltura laziale potrebbe, certamente, trovare un suo ampio spazio nel grande mercato dell’America Latina.
Quando si parla del Lazio sembra quasi che tutto debba incentrarsi, completarsi ed esaurirsi sotto la sola voce “Roma”.
Non è così, Roma, oltre che Città Metropolitana, intermedia quindi tra Regione e Provincia, è anche Capitale d’Italia, con una sua particolare capacità amministrativa.
Il Lazio, escludendo Roma, si estende per ca. 16.000 Kmq e conta oltre 2.800.000 abitanti.
Se si pensa al Turismo è indubitabile che il vero polo d’attrazione è Roma, e così forse si trascura quello che potrebbe essere un davvero interessante “Tour dei Parchi Regionali Laziali”, o le tante saghe comunali che i 377 Comuni festeggiano quasi senza soluzione di continuità, dove la presentazione di tante specialità alimentari si coniuga splendidamente con i costumi d’epoca e tradizioni e riti che si perdono nella notte del tempo.
Se invece si vuole parlare dell’Agricoltura del Lazio il discorso si fa ancora più importante, tanti sono i prodotti che questa Regione è in grado di offrire.
Ci sono poi una miriade di piccoli produttori, anche di prodotti finiti semi-artigianali, che, opportunamente accorpati e guidati, sarebbero in grado di esitare, anche sul mercato internazionale, delle vere prelibatezze per le quali, la stessa dizione Made in Italy, sarebbe quasi superflua.
Tutto diventa auspicabile e possibile se solo si pensa al miliardo di turisti che, in un futuro che è già presente, si riverseranno, dal solo Oriente, sulla vecchia Europa, e che, contemporaneamente, ci offrono un possibile sterminato mercato per tutto ciò che è Made in Italy.
Di Giuliano Franco








