Sabato 16 Ottobre 2010 12:25

Sanità, a proposito di rivoluzione…

Scritto da Maurizio Navarra

La prima, autorevole, risposta al progetto lanciato dal nostro sito. La Redazione si augura che questo sia il primo contributo alla preparazione del nostro Convegno. (Red)

 

 

di diana giannunzio

 Se è vero che ogni cambiamento dell’uomo, deriva dalla consapevolezza, questo paradigma può e deve applicarsi anche ai processi macro. Dunque quale migliore rivoluzione in sanità che applicare l’ovvio: capire.

La classe politica deve capire dove si annidano i nodi che hanno portato ad un costo  insostenibile della sanità e conseguentemente fare proprie e attuare ogni iniziativa possibile per sciogliere questi nodi, anche se tali iniziative dovessero scardinare meccanismi di potere grandi e piccoli, consolidati e fortemente integrati nel “sistema” gestionale.

Le persone devono capire che a fare salute concorrono anche forze che sono fuori dagli schemi”sanitari”, devono capire che il cambiamento passa dalla cultura: cultura della consapevolezza del cittadino-paziente come pure degli operatoti sanitari, del ruolo  di induttori e produttori di spesa e di quanto al contempo essi stessi possano contribuire con la semplice modifica dei propri comportamenti ad un reale e consistente risparmio economico.

Cultura da parte degli operatori sanitari che perseguire il buon andamento e la buona gestione delle organizzazioni sanitarie è un obbligo che passa attraverso una gestione competente ed oculata.

Capire in ultimo che in sanità, come in economia, come nell’industri o l’artigianato, le persone fanno la differenza.

Può sembrare l’uovo di Colombo, ma non lo è.

E’ giunto il momento in cui dobbiamo e sottolineo il dobbiamo e aggiungo improrogabilmente dare luogo ad una classe dirigente che possa fregiarsi di questo titolo.

Che cosa intendo?

Una classe dirigente che sappia: analizzare i fenomeni, individuare i bisogni reali ed i problemi a qualunque livello siano posti, interni o esterni all’organizzazione, prospettare soluzioni, creare organizzazioni umane e funzionali ai bisogni e non agli interessi del singolo. Sembra l’ovvio, purtroppo non corrisponde alla realtà attuale.

Dunque la rivoluzione a mio avviso passa anche per la riscoperta dell’etica, dall’onestà del singolo di valuatrsi e riconoscere lòe prorpie capacità e limiti e quindi proporsi o farsi da parte. Dall’onestà del politiconell’individuare alla guida delle aziende sanitarie, persone che abbiano veramente capacità gestionali e organizzative idonee ad aziende complesse quali quelle sanitarie, dunque manager qualificati e perché no, certificati.

Tanto per dare qualche dato,   un manager di ASL o di Azienda Ospedaliera   gestisce  circa 300 milioni di euro l’anno, circa 2000 – 3000 dipendenti e  il bene salute di circa 800.000 cittadini.

Dall’onestà dei manager individuati di nominare alla guida dei vari servizi interni che di fatto gestiscono e fanno la sanità nel territorio, persone con dimostrati e dimostrabili meriti per poter produrre”salute”,  queste persone dunque concorrono a gestire e ad indirizzare l’utilizzo dei beni economici dei servizi e delle risorse umane  assegnate al manager

Dal coraggio che questi manager devono applicare nel valutare seriamente l’operato dei loro dirigenti.

Affinché queste riflessioni non siano peregrine, vi invito, cari lettori ed appassionati come me della cosa pubblica a riflettere ed a segnalarci dove, quanto e come, la diversa organizzazione/gestione/erogazione di un servizio sanitario, secondo voi, sarebbe esitata in un servizio più efficiente ed umano.

Aspetto dunque il vostro contributo per focalizzare insieme l’analisi del sistema sanità Italia, dall’ambito generale esplorato ai singoli temi specifici.

Buona giornata a tutti… è sempre un buon giono per dare il proprio contributo al paese

 

Diana Giannatasio 16 ottobre 2010

 

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