di Maurizio Navarra
Siamo alle solite, verrebbe da dire. Questo straordinario "Coro compagnardo", un perfetto coro di "voci rosse" per questo corretto e sicuro interprete del linguaggio sinistrese si è rimesso in moto ed è partito a tutta birra, satira in resta, alla carica contro il tanto odiato e vituperato Presidente del Consiglio. Non si può ascoltare radio, non si può fermare l'attenzione su un programma televisivo che qualcuno (giornalista, editorialista, comico, saltimbanco, semplice persona di spettacolo) lanci, ciascuno secondo il suo mestiere, un articolato "J'accuse" contro Berlusconi o uno dei suoi. Chi non è allineato e non fa parte del coro, ovviamente, non è autorizzato a cantare. Chi non è allineato dice dunque solo amenità o bischerate e non è in buona fede magari perché pagato lautamente da Berlusconi. Chi non è allineato, ancora, è un "servo del potere" da additare al disprezzo e mettere alla berlina nel corso di predisposte "comparsate" in vari programmi.
Questo coro, per di più, canta talmente forte che, di fatto, non permette ad altri di cantare ... e guai a muovere critiche. Chi è nel coro è bravo, professionale, il meglio che si possa trovare sul mercato. Non so che effetto possa fare al mio (rimarrà unico, credo dopo questo mio scritto) lettore. Io, da parte mia, - e lo dico fuori dai denti - mi sono rotto le scatole. Sarò autolesionista, avrò scarso senso civico, ma io ogni volta che risento la tiritera, la filastrocca, il giro giro tondo, il birignao che ha per obiettivo Berlusconi cambio canale TV o spengo la radio. Un repertorio vecchio, stagionato, un profumo aspro di gorgonzola andato un po' a male, un sapore grosso, adatto a chi è realmente "di bocca buona" ed è nelle condizioni di trangugiare qualsiasi cosa. Ovviamente il bersaglio preferenziale è Berlusconi, dipinto come un vero accidenti di demonio, additato con veemenza al pubblico ludibrio e disprezzo in quanto colpevole (forse è meglio dire con più precisione "accusato") praticamente di tutto. Non credo che nella storia mondiale ci sia mai stato un personaggio così bersagliato dall'attività dei giudici. Delle due l'una. O costui vive nel mondo imprenditoriale muovendosi in modo simile al classico toro scatenato in un negozio di porcellane o c'è qualcuno che come vede comparire davanti a se questo vituperabile nome, "a prescindere" si mette a snocciolare "avvisi di garanzia" a raffica. Lo ho già detto e lo ripeto. Nel nostro paese ricevere un avviso di garanzia non vuol dire essere messo nelle condizioni di difendersi, ma nell'immaginario mediatico vuol dire essere colpevole. E chi se ne frega se un "avvisato" viene poi prosciolto o assolto!
Berlusconi, è opportuna questa riflessione, ammesso sia il più accusato di tutti i tempi, dando per scontato che si può permettere un ottimo collegio di avvocati, è altrettanto vero che molti, moltissimi dei processi intentati a suo carico (la stragrande maggioranza) si sono risolti con un nulla di fatto. Sono ovviamente discorsi fatti anche questi. Anche questi fritti e rifritti con un retrogusto di stantio. Eppure intorno alla figura del Presidente del Consiglio deve rimanere un alone di equivocità che è destinato a penetrare nell'immaginario collettivo al punto da creare l'associazione di idee ed il riflesso condizionato "Berlusconi = il male".
Questo "coro compagnardo" ha la caratteristica di essere assolutamente autoreferenziale ed ogni suo singolo componente sa bene che sinché potrà esibire programmi, battute, interventi sul filo dell'antiberlusconismo otterrà un lasciapassare, una sorta di salvacondotto che gli permetterà di lavorare e di risolvere il problema del pane quotidiano. Facci caso, caro lettore; per questi coristi non è neppure necessario rinnovare il repertorio, cercare nuove battute ed aguzzare il proprio ingegno: lo spettacolo esibito è sempre lo stesso ed ha lo stesso sapore. Sarebbe opportuno che qualcuno iniziasse a rifiutare pelosi inviti a cantare in questo coro; inviti atti soltanto a fornire un improbabile alibi di imparzialità: per favore, costringiamo i coristi a cantarsela da soli.
Maurizio Navarra








