Mercoledì 27 Ottobre 2010 12:07

Energia, Ortis chiede più concorrenza e lancia allarme gas

Scritto da Maurizio Navarra

Roma, 23 ott (da Il Velino) - "Quest’anno, alle porte del periodo invernale, il nostro Paese si trova, per l’ennesima volta, di fronte ad una situazione di problematicità a causa della scarsità di infrastrutture di trasporto e stoccaggio del gas naturale". E’ questo il monito lanciato dal Presidente dell'Authority per l'energia Alessandro Ortis nel corso della sua audizione alla Commissione Industria del Senato. "L’interruzione del gasdotto Transitgas, in atto dal 23 luglio scorso, ed i cui tempi di ripristino, pur ancora incerti, sono in ogni caso stimabili in alcuni mesi - ha spiegato - , stanno determinando effetti significativi sul sistema gas italiano. Nell’eventualità, non improbabile, che il gasdotto Transitgas rimanga fuori servizio anche nella seconda parte del periodo invernale - ha quindi sottolineato il Presidente dell'Authority -, la disponibilità di punta sarebbe appena sufficiente a far fronte al picco potenziale del prelievo giornaliero in caso di freddo eccezionale. Questo, naturalmente, al netto di qualsiasi altro inconveniente sulle rimanenti infrastrutture di approvvigionamento". Partendo da questo problema contingente di “riscaldamento” Ortis ha poi affrontato nella sua relazione davanti ai senatori della Commissione Industria la questione della libertà e della concorrenza nel mercato del gas. “Per poter valorizzare la situazione italiana nel gas - ha dichiarato - mancano due fondamentali condizioni: superare le carenze infrastrutturali e un assetto di mercato favorevole alla concorrenza. Ortis ha parlato infatti di “una situazione di criticità infrastrutturale con tutta evidenza duratura”, visto che “la realizzazione di nuovi stoccaggi, rigassificatori e nuovi metanodotti è attualmente incerta e comunque spostata nel tempo”. Per poi aggiungere come l’Autorità da lui presieduta “solleciti da anni interventi normativi riguardo alla concorrenza”.
Quindi ha sottolineato che “a quasi dieci anni dall’apertura dei mercati, Eni rappresenta ancora il 84,5% della produzione nazionale e il 49,9% delle importazioni”. Aggiungendo subito dopo che “la struttura proprietaria delle principali infrastrutture di produzione, approvvigionamento dall’estero, trasporto e stoccaggio di gas naturale è ancora caratterizzata dal controllo esercitato dall’operatore dominante”. Da qui l’esigenza “per pervenire ad una struttura di offerta sufficientemente concorrenziale” di “intervenire o attraverso nuovi e più rigorosi tetti antitrust, o, almeno, attraverso misure (gas release pluriennali) che rendano più contendibile il mercato”. “Diversamente, i segnali di prezzo prodotti resteranno facilmente condizionabili da parte dell’operatore dominante”. Ortis ha poi analizzato la situazione del mercato dal punto di vista dei consumatori italiani. Il presidente dell’Authority ha denunciato come “nonostante la liberalizzazione del mercato della vendita del gas naturale sia completa da quasi otto anni, le reali possibilità per i clienti finali, in particolare quelli domestici, di scegliere tra offerte di fornitura competitive rimane limitata”. “A riprova – ha ribadito -, si consideri che solo poco più del 7 per cento dei clienti finali aveva cambiato fornitore al termine dello scorso anno”. Ortis ha quindi ricordato come la situazione di scarsa concorrenzialità del mercato italiano del gas abbia reso necessario l’intervento con cui l’Autorità nello scorso mese di giugno ha modificato la componente variabile dei prezzi di riferimento per i clienti in regime di tutela a partire dal 1 ottobre 2010. “Tale intervento - ha sottolineato - ha consentito di evitare un aumento dei prezzi per l’ultimo trimestre dell’anno in corso”.
Affrontando subito dopo le stesse problematiche riguardo al settore dell’energia elettrica Ortis ha delineato una situazione molto migliore rispetto a quello del gas. “Rispetto alla situazione attuale nel mercato del gas naturale - ha detto - il mercato retail dell’energia elettrica si è sviluppato a un ritmo decisamente superiore, ciò soprattutto grazie al già illustrato maggiore livello di concorrenzialità nel mercato all’ingrosso e a un maggior grado di sviluppo della regolazione dei servizi che caratterizzano il mercato dell’energia elettrica rispetto al mercato del gas naturale che consente a diversi operatori di sviluppare l’attività nel mercato retail. Le percentuali di clienti finali nel mercato libero al 30 giugno 2010, pari a più dell’11 per cento per i clienti domestici e oltre un terzo dei clienti industriali - ha aggiunto -, mostrano comunque un buon grado di apertura nel mercato della vendita al dettaglio, allineato a quelli dei mercati europei più sviluppati e molto superiori a quelli riscontrabili nel mercato del gas naturale”.

Nella sua relazione in Senato il Presidente dell’autorità per l’Energia ha trattato anche il tema delle fonti rinnovabili e degli incentivi pubblici ad esse connessi. Non senza esprimere perplessità. “L’incentivazione del fotovoltaico in Italia è oggi una delle più profittevoli al mondo – ha detto - ma rischiano di emergere, nel medio termine, evidenti problemi di sostenibilità economica degli attuali meccanismi di incentivazione posti a carico dei consumatori”. “L’impatto sui clienti finali del sistema di incentivazione della produzione fotovoltaica - ha sottolineato infatti subito dopo nella sua relazione - è stato pari, nel 2009, a circa 344 milioni di euro; nel 2010 si prevede che il costo dell’incentivo per il fotovoltaico superi gli 800 milioni di euro per una quantità di energia elettrica incentivata pari a circa 1,8 TWh. A ciò si deve aggiungere l’effetto del nuovo decreto, per cui si stima che nel 2011 il costo dell’incentivo per il fotovoltaico supererà i 1200 milioni di euro. Anche tenendo conto dell’ipotesi che vengano estesi gli attuali incentivi mantenendo le medesime caratteristiche ma con livelli di incentivo decrescenti linearmente fino a ridursi al 50% per gli impianti che entrino in esercizio nel 2020, ci si attende che la spesa per la produzione fotovoltaica si assesterà comunque a circa 3,5 miliardi di Euro all’anno”.
Più in generale Ortis fornisce cifre che dicono come il costo totale per l’incentivazione delle sole fonti rinnovabili (escluse quindi le assimilate) ha raggiunto i 2,5 miliardi di euro nel 2009, sfiora i 3,4 miliardi di Euro nel 2010 (di cui 800 milioni legati alle rinnovabili CIP6, 1600 ai certificati verdi, 800 al fotovoltaico e 180 alla tariffa fissa onnicomprensiva), come già anticipato nei documenti sopra richiamati e raggiungerà almeno i 3,9 miliardi di euro nel 2011 (di cui 800 milioni legati alle rinnovabili CIP6, 1600 ai certificati verdi, 1200 al fotovoltaico e 300 alla tariffa fissa onnicomprensiva). Per la prima volta, nel 2010, il costo complessivo dei nuovi strumenti di incentivazione (pari a 2,6 miliardi di Euro) supera i costi complessivi, incluse le fonti assimilate, del provvedimento CIP n. 6/92 (pari a 1,9 miliardi di Euro). “L’incentivazione delle fonti rinnovabili e assimilate - ha quindi proseguito il presidente dell’Authority per l’Energia - costituisce la voce di spesa di gran lunga più rilevante tra quelle finanziate attraverso gli oneri generali di sistema. In Italia, a seguito della liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica, nuovi meccanismi di incentivazione delle fonti rinnovabili si sono affiancati, ed in alcuni casi sovrapposti, a quelli preesistenti: convivono così oggi, a valere sulle bollette elettriche di famiglie e imprese, meccanismi di incentivazione fondati su regimi di mercato (metodi di quantità - certificati verdi) e su regimi amministrati (metodi di prezzo - feed-in tariffs - conti energia, incentivi conto capitale, incentivi fiscali)". In virtù di tutte queste considerazioni Ortis conclude suggerendo “una necessaria rivisitazione complessiva degli strumenti di incentivazione in occasione del recepimento della direttiva 2009/28/CE".

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