La famiglia rappresenta un formidabile ammortizzatore sociale che fatalmente ritarda l’entrata nel mondo del lavoro. (di Erostrato)
Dice un proverbio yiddish «quando una ragazza non sa ballare, dice che l’orchestra non sa suonare».
I figli di Biagi sono i NON RACCOMANDATI, ossia sono quelli che devono contare solo sulle proprie capacità per conquistarsi un posto nel mondo del lavoro.
Il giuslavorista, rivolgendo il suo pensiero ai giovani, affermava: «NESSUNO TI REGALERÀ IL LAVORO DEVI CONQUISTARTELO».
La conquista del posto di lavoro non può che essere il frutto di un’attività coordinata tra famiglia, giovani e parti sociali.
L’indirizzo della famiglia è fondamentale nel far comprendere ai giovani le tematiche dell’occupazione. Innanzitutto la famiglia deve sensibilizzare i giovani che IL LAVORO VA CERCATO OVE ESSO ESISTE, SENZA PRETENDERE DI TROVARE IL POSTO FISSO SOTTO CASA e che la scelta del corso degli studi medi, prima, e della facoltà universitaria, poi, deve costituire un momento cruciale per porre le basi del proprio futuro professionale: se l’inclinazione dei giovani non può essere ignorata, questa deve essere subordinata agli eventuali sbocchi professionali.
I giovani devono tenere presente che l’ingresso nel mondo del lavoro deve avvenire quanto prima possibile, anche durante la formazione scolastica, approfittando di tutte le occasioni che non solo consentono di fare un’esperienza lavorativa, ma anche di verificare le attitudini. Nei colloqui di lavoro, una domanda riguarda sempre le precedenti esperienze lavorative; è opportuno fare delle esperienze anche a costo di sacrificare una pausa estiva. La ricerca del lavoro deve diventare, quindi, un momento essenziale della vita, prima ancora di concludere gli studi.
Le associazioni imprenditoriali e le organizzazioni sindacali, anziché criticare le istituzioni pubbliche e, in particolare, il Governo, dovrebbero offrire un contributo diretto a fronteggiare il fenomeno della disoccupazione, e astenersi da conclusioni o da definizioni inopportune e dogmatiche che ricordano un proverbio yiddish «quando una ragazza non sa ballare, dice che l’orchestra non sa suonare».
«Potrebbero costituire insieme», suggeriva il Prof. Biagi, «enti bilaterali, che, in convenzione con le Regioni, contribuiscano ad intercettare chi cerca e chi offre lavoro».
Uno degli obiettivi del Professor Biagi era quella di far capire alle famiglie, ai giovani e alle parti sociali L’INTENSITÀ DEL CAMBIAMENTO DEL MERCATO DEL LAVORO CHE CARATTERIZZERÀ LA SOCIETÀ DEL XXI SECOLO.
Il messaggio è stato accolto con molta sufficienza da parte degli interessati e si può affermare che la normativa che porta il nome del prof. Biagi non sia stata ancora pienamente percepita nelle sue potenzialità da aziende e lavoratori.
Le famiglie insistono a considerare la scuola come un parcheggio, da prolungare con corsi universitari e con eventuale master. Più realisticamente i genitori dei NON RACCOMANDATI dovrebbero evitare di favorire le inclinazioni dei figli quando non sono supportate da un sufficiente interesse per il corso di studi frequentato.
Il liceo classico, un tempo, era riservato a coloro che un po’ di voglia di studiare l’avevano (anche se spesso avevano in comune l’avversione per la matematica) mentre lo scientifico era scelto da coloro che avevano più attitudini per la matematica. Gli istituti tecnici, industriali o commerciali, un tempo fucina di periti industriali, ragionieri o geometri, sono decaduti di fronte a pluralità di licei che spesso non centrano l’obiettivo di insegnare a studiare.
Nell’illusione di una laurea garantita per tutti e un non meno equidistribuito salario, i giovani aspettano. ASPETTARE È SOLO UNA SCUSA. A CASA SI STA BENE, ci sono i genitori che si fanno in quattro per te, ci sono gli amici, c’è il passeggio con le ragazze. Fuori di casa, e lontano da mamma, ci sono dei problemi pratici da affrontare: lavare e stirare la biancheria, fare la spesa, prepararsi la cena, gestire il cambio di stagione, pagare l’affitto, la luce, il gas, il telefono...
La famiglie, nella circostanza, rappresentano un formidabile ammortizzatore sociale che consente di entrare molto tardi nel mondo del lavoro illudendosi che, avendo il figlio conquistato un pezzo di carta, qualche cosa succederà.
I giovani non percepiscono con la dovuta crudezza che LA DISOCCUPAZIONE È UN FENOMENO COMPLESSO e che conviene diffidare di quanti vantano rimedi miracolistici od ostentano soluzioni immediate. Occorre meditare che in Italia esistono regioni sostanzialmente caratterizzate dalla piena occupazione, con enorme difficoltà per le imprese a trovare i dipendenti di cui hanno bisogno, e molte altre zone che soffrono di livelli altissimi di disoccupazione. Il problema è quindi sostanzialmente quello del mancato incontro fra domanda e offerta di lavoro. Il lavoro non manca, tuttavia c’è disoccupazione: un’anomalia tutta italiana che impone a molti soggetti un NUOVO MODO DI AFFRONTARE QUESTO FENOMENO.
Perché i giovani del Sud non vanno al Nord? A prescindere dalla considerazione sovraesposta “a casa si sta bene” (che si ripropone al solo fine di non deludere i coniatori dei termini mammoni e bamboccioni), ci sono aspetti gravi di ordine economico che rendono difficile la realizzazione di un trasferimento. Innanzitutto perché è difficile sostenere il costo di un affitto a condizioni particolarmente onerose. Un monolocale costa 800 euro al mese. Se la retribuzione è inferiore a 1.000 è impossibile accettare una qualsiasi forma di lavoro, a meno che la famiglia non possa garantire un sostegno per un periodo di tempo non inferiore a tre anni, che di solito è il periodo minimo per trovare una collocazione sufficientemente stabile.
E qui dovrebbero entrare in gioco le così dette . parti sociali. I sindacati. Anziché reclamare dal Governo interventi miracolistici, potrebbero più semplicemente richiedere, e ottenere, la totale detrazione dal reddito da lavoro dei costi per la “presenza” al di fuori del proprio territorio.
Un fenomeno particolare è rappresentato da quei giovani che hanno rinunciato a cercare un lavoro. Con un anglicismo vengono definiti DESCOURAGED WORKERS ovvero i giovani che, sconfitti, non cercano più lavoro. È un ulteriore problema che non si può risolvere con il solito anglicismo con il quale si edulcora un problema.
I figli di Biagi sono i NON RACCOMANDATI, ossia sono quelli che devono contare solo sulle proprie capacità per conquistarsi un posto nel mondo del lavoro.
Il giuslavorista, rivolgendo il suo pensiero ai giovani, affermava: «NESSUNO TI REGALERÀ IL LAVORO DEVI CONQUISTARTELO».
La conquista del posto di lavoro non può che essere il frutto di un’attività coordinata tra famiglia, giovani e parti sociali.
L’indirizzo della famiglia è fondamentale nel far comprendere ai giovani le tematiche dell’occupazione. Innanzitutto la famiglia deve sensibilizzare i giovani che IL LAVORO VA CERCATO OVE ESSO ESISTE, SENZA PRETENDERE DI TROVARE IL POSTO FISSO SOTTO CASA e che la scelta del corso degli studi medi, prima, e della facoltà universitaria, poi, deve costituire un momento cruciale per porre le basi del proprio futuro professionale: se l’inclinazione dei giovani non può essere ignorata, questa deve essere subordinata agli eventuali sbocchi professionali.
I giovani devono tenere presente che l’ingresso nel mondo del lavoro deve avvenire quanto prima possibile, anche durante la formazione scolastica, approfittando di tutte le occasioni che non solo consentono di fare un’esperienza lavorativa, ma anche di verificare le attitudini. Nei colloqui di lavoro, una domanda riguarda sempre le precedenti esperienze lavorative; è opportuno fare delle esperienze anche a costo di sacrificare una pausa estiva. La ricerca del lavoro deve diventare, quindi, un momento essenziale della vita, prima ancora di concludere gli studi.
Le associazioni imprenditoriali e le organizzazioni sindacali, anziché criticare le istituzioni pubbliche e, in particolare, il Governo, dovrebbero offrire un contributo diretto a fronteggiare il fenomeno della disoccupazione, e astenersi da conclusioni o da definizioni inopportune e dogmatiche che ricordano un proverbio yiddish «quando una ragazza non sa ballare, dice che l’orchestra non sa suonare».
«Potrebbero costituire insieme», suggeriva il Prof. Biagi, «enti bilaterali, che, in convenzione con le Regioni, contribuiscano ad intercettare chi cerca e chi offre lavoro».
Uno degli obiettivi del Professor Biagi era quella di far capire alle famiglie, ai giovani e alle parti sociali L’INTENSITÀ DEL CAMBIAMENTO DEL MERCATO DEL LAVORO CHE CARATTERIZZERÀ LA SOCIETÀ DEL XXI SECOLO.
Il messaggio è stato accolto con molta sufficienza da parte degli interessati e si può affermare che la normativa che porta il nome del prof. Biagi non sia stata ancora pienamente percepita nelle sue potenzialità da aziende e lavoratori.
Le famiglie insistono a considerare la scuola come un parcheggio, da prolungare con corsi universitari e con eventuale master. Più realisticamente i genitori dei NON RACCOMANDATI dovrebbero evitare di favorire le inclinazioni dei figli quando non sono supportate da un sufficiente interesse per il corso di studi frequentato.
Il liceo classico, un tempo, era riservato a coloro che un po’ di voglia di studiare l’avevano (anche se spesso avevano in comune l’avversione per la matematica) mentre lo scientifico era scelto da coloro che avevano più attitudini per la matematica. Gli istituti tecnici, industriali o commerciali, un tempo fucina di periti industriali, ragionieri o geometri, sono decaduti di fronte a pluralità di licei che spesso non centrano l’obiettivo di insegnare a studiare.
Nell’illusione di una laurea garantita per tutti e un non meno equidistribuito salario, i giovani aspettano. ASPETTARE È SOLO UNA SCUSA. A CASA SI STA BENE, ci sono i genitori che si fanno in quattro per te, ci sono gli amici, c’è il passeggio con le ragazze. Fuori di casa, e lontano da mamma, ci sono dei problemi pratici da affrontare: lavare e stirare la biancheria, fare la spesa, prepararsi la cena, gestire il cambio di stagione, pagare l’affitto, la luce, il gas, il telefono...
La famiglie, nella circostanza, rappresentano un formidabile ammortizzatore sociale che consente di entrare molto tardi nel mondo del lavoro illudendosi che, avendo il figlio conquistato un pezzo di carta, qualche cosa succederà.
I giovani non percepiscono con la dovuta crudezza che LA DISOCCUPAZIONE È UN FENOMENO COMPLESSO e che conviene diffidare di quanti vantano rimedi miracolistici od ostentano soluzioni immediate. Occorre meditare che in Italia esistono regioni sostanzialmente caratterizzate dalla piena occupazione, con enorme difficoltà per le imprese a trovare i dipendenti di cui hanno bisogno, e molte altre zone che soffrono di livelli altissimi di disoccupazione. Il problema è quindi sostanzialmente quello del mancato incontro fra domanda e offerta di lavoro. Il lavoro non manca, tuttavia c’è disoccupazione: un’anomalia tutta italiana che impone a molti soggetti un NUOVO MODO DI AFFRONTARE QUESTO FENOMENO.
Perché i giovani del Sud non vanno al Nord? A prescindere dalla considerazione sovraesposta “a casa si sta bene” (che si ripropone al solo fine di non deludere i coniatori dei termini mammoni e bamboccioni), ci sono aspetti gravi di ordine economico che rendono difficile la realizzazione di un trasferimento. Innanzitutto perché è difficile sostenere il costo di un affitto a condizioni particolarmente onerose. Un monolocale costa 800 euro al mese. Se la retribuzione è inferiore a 1.000 è impossibile accettare una qualsiasi forma di lavoro, a meno che la famiglia non possa garantire un sostegno per un periodo di tempo non inferiore a tre anni, che di solito è il periodo minimo per trovare una collocazione sufficientemente stabile.
E qui dovrebbero entrare in gioco le così dette . parti sociali. I sindacati. Anziché reclamare dal Governo interventi miracolistici, potrebbero più semplicemente richiedere, e ottenere, la totale detrazione dal reddito da lavoro dei costi per la “presenza” al di fuori del proprio territorio.
Un fenomeno particolare è rappresentato da quei giovani che hanno rinunciato a cercare un lavoro. Con un anglicismo vengono definiti DESCOURAGED WORKERS ovvero i giovani che, sconfitti, non cercano più lavoro. È un ulteriore problema che non si può risolvere con il solito anglicismo con il quale si edulcora un problema.
Erostrato








