Ho visto, per caso in quanto non sono un grande consumatore televisivo, il Ministro Maroni intervistato nella trasmissione televisiva Matrix. Confesso che mi sono divertito molto. L'intemerato, l'incontestabile, il superanticamorrista Saviano (ma non saranno piuttosto i suoi autori televisivi?) ha sparato una cartuccia grossa dal pulpito di "Vieni via con me". Rastrellando ritagli di stampa e risultanze processuali, oramai presenti da diversi decenni nella cronaca giudiziaria, ha affermato con attonita solennità che, per Giove tonante, le organizzazioni criminali sono presenti nel nord. Non basta. Appiccicando a questo, come in una immagine composta da tanti trasferelli, la notizia che un assessore regionale della Lega ha avuto un colloquio con un appartenente alla 'ndragheta, ne ha dedotto che questa organizzazione criminale, dovendo avere referenti politici al nord, li cerca ovviamente nella Lega. E poco importa se l'esempio citato concerne un signore (ai tempi del colloquio non era ancora assessore) che è stato giudicato - come risulta dagli atti processuali - completamente estraneo ai fatti e quindi assolutamente non in contatto con la criminalità.
In buona sostanza, Saviano ha scoperto l'acqua calda. E su questa scoperta mirabolante, condita da toni drammaticamente altisonanti, ha ficcato una ciliegina sulla torta composta dal nulla più assoluto. Tutto ciò ha suscitato grandissimo scalpore, record di ascolti da finale di coppa del mondo di calcio e grande consenso generale. Viviamo quindi in un mondo assai disattento, teledipendente ed un poco ottuso: un mondo che vede la cultura e la conoscenza come nemici pericolosi. Mi si passi l'immagine per la quale chiedo pubblicamente scusa: Saviano ha trattato un argomento estremamente serio e complesso come quello della delinquenza organizzata con la leggerezza di un comico di Zelig; luoghi comuni gettati a raffica per colpire comunque l'ascoltatore.
Ci sarebbe da vergognarsi un pochino (tutti possiamo cadere in errore), ma l'autore di Gomorra alle rimostranze del Ministro rincara la dose stabilendo, con un volo pindarico degno del più abile poeta antico, addirittura un parallelismo tra la richiesta di Maroni e quella di un pericoloso criminale della Camorra in quanto entrambi hanno chiesto la possibilità di un "faccia a faccia" ed un confronto. E chi se ne frega se il confronto con il Ministro doveva essere pubblico e sul mezzo mediatico e quello del criminale al chiuso di una sala colloqui di un carcere. Una tesi straordinaria, quella di Saviano: io asserisco una cosa e chi la pensa diversamente da me assimila il suo comportamento a quello delle organizzazioni criminali.
Il diavolo, ahimè per il malcapitato (malgestito? malconsigliato?) Saviano, ci ha messo lo zampino e Maroni ha dato l'impressione di giocare come il gatto con il topo posto che ha parlato a caldo sull'onda della recentissima notizia di un arresto eccellente di uno dei più pericolosi ricercati, proprio della terra dello scrittore. Il Ministro ha fatto di più: è stato magnanimo, ha asserito più volte che non è sua intenzione rigirare il coltello nella piaga, ha detto che chi combatte la criminalità dovrebbe unirsi ad altri che mostrano di avere lo stesso intento e non spaccare questo fronte. E poi - mi sia permesso affermarlo - il "segno di Zorro". Un segno che rimarrà impresso sulla pelle della trasmissione e su tutti coloro che ne fanno parte; forse è stato un tantino ingeneroso Maroni, ma come diciamo a Roma "quanno ce vò, ce vò!". Il Ministro ha detto con soave, compiaciuta, chiarezza che lui è dalla parte di coloro che lottano la criminalità con i fatti, con le indagini, con le attività investigative e repressive necessarie, e lo dimostra in modo obiettivo. La logica del fare attraverso la concretezza dunque, contrapposta alla logica del chiacchierare.
Un mio lettore "padano" mi rimproverava non direttamente, lo ho appreso soltanto di recente, di parlare male della Lega e di una sua emittente che esortava a non tifare per la nostra Nazionale di calcio, un atteggiamento che ribadisco ritenere errato. Il fatto è, caro lettore, che io conosco molto bene la "Padania" per esserci vissuto a lungo e per aver lasciato un po' del mio cuore proprio lì dove la Lega è nata. Il fatto è, caro lettore, che ho avuto modo di apprezzare la prima esperienza di Maroni come Ministro e che non sono affatto sorpreso che lui riesca a dirigere il suo importante dicastero con competenza ed efficienza. Il fatto è che Maroni e la Lega non meritavano assolutamente questo attacco.
Maurizio Navarra








