Di Angelo Mancini
Finalmente dopo 5 anni, tanti sono passati dalla promulgazione della L.R. 1 del 2005, si inizia a parlare e, mi auguro, a fare sul fronte della riorganizzazione e della formazione della Polizia Locale.
Nei giorni scorsi, la Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini in occasione della sua visita a New York, ha avviato una collaborazione con la polizia federale, al fine di dar vita a una vera e propria Accademia delle polizie locali regionale, ha inoltre incontrato insieme all’Assessore alla sicurezza Pino Cangemi, l'avvocato Dennison Young, collaboratore dell'ex sindaco di New York, Rudy Giuliani, il quale è colui che cura l'aspetto della sicurezza a New York.
E, volendo dar credito a quanto dichiarato dall’Assessore Cangemi, sembra che si stia già lavorando all’attivazione di un numero unico per la polizia locale del Lazio,un servizio sul modello di quello già adottato a Madrid e all'unificazione di tutti i corpi di polizia locale del Lazio: stesse divise, stessi veicoli, stessi gradi e uniformi.
Le premesse sembrano andare nella direzione giusta, come già da tempo si è organizzata la regione Lombardia, portando risultavi positivi sul fronte del contrasto dei reati caratteristici delle grandi aree urbane.
Superato l’entusiasmo nel veder prendere vita una riforma che per vari motivi professionali seguo da tempo, mi auspico che via sia da parte degli organismi preposti anche un momento di riflessione nell’organizzare l’Accademia in quanto, se da una parte è corretto contrastare e reprimere i reati, dall’altra un ruolo importante lo devono giocare una politica della sicurezza urbana improntata alla prevenzione e un approccio formativo interdisciplinare che analizzi anche il perché del fenomeno criminale.
Non si può, ormai, prescindere da una specificità formativa dove si innestano alla preparazione tradizionale di tipo giuridico, competenze di tipo criminologico, sociologico, etnoantropologico, e studi approfonditi dei processi cognitivi e dei substrati neurobiologici e neurofisiologici delle attività nervose superiori, oltre che della metodologia clinica e psicologica, essenziali per il completamento della specifica figura professionale.
Si contribuirà così a creare una figura professionale indispensabile alla luce della citata legislazione cosi come avviene nelle più prestigiose accademie di polizia, ma soprattutto, e qui prendo a prestito un passaggio scritto dal mio docente e mentore il Prof. Francesco Sidoti, una figura professionale dalla quale “… si esigerà una forte sensibilità ai temi più propriamente morali, in quanto fondativi della convivenza sociale in generale e in particolare preminenti in un ambito professionale caratterizzato spesso dalla possibilità di incidere sui beni civili più preziosi: la libertà, la rispettabilità, la credibilità.”
Roma, 21 novembre 2010
Dott. Angelo Mancini
Esperto in sistemi di Prevenzione del Crimine








